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Elezioni amministrative: la sinistra vince, ma è l’astensione a preoccupare

Elezioni amministrative: il bilancio sull'astensionismo. Destra e sinistra i conti devono farli con gli elettori che hanno voltato le spalle alla politica.

La sconfitta c’è stata. Forse anche prevedibile. A Roma e Torino, le città più grandi dove i candidati andavano al ballottaggio il centrosinistra ha vinto con un margine ampio, tanto ampio che difficilmente non avrà conseguenze politiche più ampie.

Il centrodestra ha presentato, dopo contrasti interni, dei candidati civici, il risultato è stato deludente. Troppo deludente per non pesare. A Roma Giorgia Meloni ha voluto con forza presentare Enrico Michetti, il risultato è stato pesante. A Milano la Lega aveva voluto puntare su un medico, Bernardo. Non è mai stato in partita. Varese, città simbolo della Lega, vince la sinistra. Stessa cosa alla città simbolo della destra, Latina. E’ cambiato il vento? Forse. Ma molto più probabilmente il centrodestra si è mostrato più diviso, si è cullato sui risultati dei sondaggi. Ma soprattutto non ha dato l’impressione di avere una strategia precisa. Lega e Forza Italia nel governo Draghi, la Meloni all’opposizione. Salvini e Meloni sono apparsi ambigui sul green pass senza però scalfire la diffidenza di quanti sono scesi in piazza per protestare.

Non solo, ma gli incidenti di Roma, provocati dai manifestanti, hanno creato ulteriori diffidenze. Linea ben diversa quella di Forza Italia, schierata apertamente con Draghi e la linea rigorosa del governo. Poi c’è un’altra questione, quella relativa alla concorrenza interna, tutto questo ha nociuto all’immagine complessiva dell’alleanza.

La sinistra festeggia, nei capoluoghi ha fatto il pieno, ha vinto con percentuali insperate alla vigilia. Sarebbe illusorio pensare che tutti i problemi siano superati. Questa alleanza di centrosinistra è un cantiere, con una componente, i 5Stelle, alle prese con una profonda crisi. Conte vorrebbe portare il movimento verso una alleanza organica con il Pd, ma deve fare i conti con le forti resistenze interne.

A tutto questo deve aggiungersi il dato significativo dell’astensionismo. Mai avevano votato così pochi in Italia. La maggioranza degli elettori non si sono espressi. Sono un serbatoio di voti ipotetici, se espressi potrebbero rivoluzionare gli attuali equilibri. Inevitabile pensare al perché in tanti non si siano espressi. I partiti non riscuotono la fiducia dei cittadini. Probabilmente perché in questa fase appaiono ingessati, incapaci di indicare una strada, di richiamare consensi. Gli italiani sanno che a guidare il Paese c’è Draghi, non è stato eletto da alcuno, ma è stato indicato, stante l’incapacità della politica di esprimere una maggioranza, a governare il Paese in una fase delicata. L’ha scelto il Capo dello Stato e i partiti si sono accodati. Gli hanno consegnato le chiavi del palazzo. E il presidente appare come il punto di riferimento. Il solo. Chi sostiene il governo, sostiene Draghi (ed è la maggioranza del Paese), chi contesta le scelte dell’esecutivo, contesta Draghi. E i partiti? Appaiono marginali, capaci di intraprendere battaglie marginali, identitarie, quasi a dimostrare l’esistenza in vita. Così a sinistra si parla di ius soli, di legge Zan, di integrazione.

A destra di immigrazione, di green pass. Tutto senza disturbare più di tanto il manovratore. Inevitabile che il voto perda la sua importanza se poi a guidare i grandi processi c’è chi, pur con innegabile autorevolezza e competenza, non è stato scelto dagli elettori. I partiti sembrano subire più che condizionare. Se Letta propone di tassare le eredità, la risposta di Draghi è un no secco, ma il Pd si prende il rifiuto e prosegue come se nulla fosse. Salvini minaccia barricate contro il green pass e vuole il tampone gratis. La risposta è no. E non succede nulla.

Difficile dire se sarà sempre così. Difficile dire cosa potrà succedere dopo il vertice di centrodestra chiesto a gran voce da una delusa Meloni. La cosa certa è che le zuffe della politica appaino marginali e non interessano gli elettori.

L’allarme è scattato per tutti. Destra e sinistra i conti devono farli con gli elettori che hanno voltato le spalle alla politica, ma forse per colpa di una politica lontana dai loro bisogni reali. Incapace di proporre soluzioni o speranze per il futuro.

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