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Call center Inps, clausola sociale e basta: la protesta arriva a Roma

Call center Inps L'Aquila: la clausola sociale per non perdere lavoro e stipendi. La protesta arriva a Roma in uno sciopero nazionale.

Call center Inps: la clausola sociale come unica soluzione per evitare la perdita del lavoro e lo stipendio. Questa la richiesta dei lavoratori.

I lavoratori del call center aquilano continuano a dire basta alle richieste fatte dall’ Inps livello nazionale che sta proseguendo nella direzione di fare la selezione pubblica per i lavoratori, alla quale sono contrari sia i sindacati, sia le aziende, che vogliono e chiedono la clausola sociale.

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Slc Fistel e Uilcom unitamente alla RSA Aziendale e i lavoratori saranno oggi in protesta a livello nazionale a Roma, a Piazza San Silvestro,  contro l’azienda di contact center insediatasi anche L’Aquila circa un anno e mezzo fa.

“Non ci sono garanzie – dichiarano al Capoluogo Pierpaolo Rotili, rappresentante sindacale Rsa Comdata Fistel Cisl, Valentina Frattura, Rsa Uilcom e Tamara Celi, Rsa Slc Cgil – solo a L’Aquila siamo 500 i lavoratori con questa spada di Damocle sulla testa”.

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“Trattandosi di un’azienda monocommessa, con il calo dei volumi dell’ultimo periodo, ci troviamo in una situazione molto difficile aggravata dall’imposizione di quattro giornate di cassa integrazione obbligatoria al mese”.

Call center Gruppo Distribuzione, prosegue la mobilitazione: “Azienda ignora esigenze lavoratori”

“Abbiamo aperto dei tavoli di confronto anche con la politica locale e regionale. Abbiamo il supporto di Quaresimale e del vice presidente Imprudente. È ora di passare ai fatti concreti, abbiamo bisogno e meritiamo certezze, siamo lavoratori!”.

Sciopero lavoratori Call center Inps: le reazioni della politica

“Siamo scese in piazza San Silvestro a fianco dei sindacati e dei lavoratori per sensibilizzare il Governo sul tema della internalizzazione dei lavoratori del call center Inps de L’Aquila”.

Lo dichiarano in una nota congiunta l’onorevole dem Stefania Pezzopane e Romina Mura, presidente Pd della commissione Lavoro di Montecitorio.

“Il nostro impegno su questa vertenza nasce da lontano – spiegano le deputate dem – quando abbiamo chiesto di applicare la clausola sociale insieme alla norma per l’internalizzazione. Ricordiamo anche il tentativo del Partito Democratico di rendere più esplicita la norma con emendamento a prima firma Pezzopane nel decreto semplificazioni bloccato per l’opposizione del Ministro Brunetta, a differenza del Ministro Orlando che invece era d’accordo con l’emendamento. Inoltre in un apposito ordine del giorno a prima firma Pezzopane approvato in Aula con il parere favorevole del governo si è ribadita la necessità di applicare la clausola sociale, riconfermata anche dal Ministro Orlando in risposta al qt in Aula sul medesimo tema. Ma sia il presidente Inps Tridico che il Ministro Brunetta si sono opposti”.

“Oggi in piazza abbiamo ribadito che ci faremo parte attiva per creare un confronto permanente fra Inps sindacati e governo fino a che non si concluda il processo di internalizzazione di tutti i lavoratori. Persone che da anni svolgono un lavoro decisivo che in crisi pandemica è stato indispensabile. Stamattina abbiamo colto il costante impegno dei sindacati e lo spaesamento e la disperazione di chi sperava di essere internalizzato entro il 2021 come prevede la legge approvata in Parlamento. Il nostro impegno sarà massimo”, concludono le deputate Pezzopane e Mura.

Call center Inps: Oggetto: invito confronto 14 ottobre c/o Piazza Montecitorio

La nota stampa inviata dai rappresentanti sindacali del call center.

Il prossimo 14 ottobre le lavoratrici ed i lavoratori del call center dell’INPS saranno nuovamente in sciopero per sollecitare, finalmente, chiarezza e decisioni operative circa il processo di internalizzazione del servizio in questione.
Con il DL 101/19, all’Articolo 5bis, veniva decretata, alla scadenza dell’appalto prevista per l’inizio di dicembre del 2021, l’internalizzazione del servizio di Customer Care dell’INPS all’epoca appena assegnato in appalto all’ATI composta dalla Comdata SpA e dalla Network Contact. Queste aziende assunsero stabilmente, in aggiunta ai dipendenti di appalti e subappalti operanti nell’ATI uscente, acquisiti con applicazione integrale della Clausola Sociale, ulteriori lavoratori provenienti da un sub- appalto cessato.

Più specificamente, al momento della conversione in legge del Dl suddetto, il servizio era gestito da circa 2500 persone che nel dicembre del 2019, allo scadere del precedente appalto, passarono senza perdere alcun diritto normativo e contrattuale e senza alcuna ripercussione sul salario, alle nuove aziende proprio in virtù della Clausola Sociale.

Dopo pochi mesi lo scoppio della pandemia generò un impatto impressionante sul servizio stesso che, per diversi mesi, rappresentò l’unico contatto fra migliaia e migliaia di cittadini confinati nei propri domicili e lo Stato. Attraverso il contact center dell’INPS si poterono erogare i provvedimenti di urgenza a sostegno delle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori rimasti senza lavoro e nel disperato bisogno di sussidi e sostegni per soddisfare i bisogni primari. Una situazione che portò ad un aumento smisurato dei volumi di traffico nell’arco di tutto il 2020, che si tradusse nella crescita del personale adibito alla commessa fino ad un totale di circa 3500 persone su 11 siti produttivi delle aziende operanti sulla commessa.

Call center INPS, sciopero e sit in: “Rispettare la clausola sociale”

All’inizio del 2021, di fatto ad un anno scarso dalla fine dell’appalto e la conseguente internalizzazione presso la società controllata “INPS Servizi”, abbiamo iniziato a sollecitare al Presidente dell’Istituto l’apertura di un confronto che chiarisse la modalità di attuazione del processo di internalizzazione nella certezza, rivelatasi illusoria, che si sarebbe comunque utilizzato lo strumento più idoneo e logico della Legge 11/2016, la cosiddetta “Clausola Sociale”, piuttosto che quello della selezione pubblica, in quanto unico strumento in grado di garantire il passaggio di tutte le persone coinvolte, alle medesime condizioni contrattuali ed economiche, evitando la dispersione di competenze e soprattutto il fatto
che l’internalizzazione si trasformi in beffa per un numero non quantificabile di persone. Una convinzione basata su precedenti riguardanti altre realtà pubbliche e precise prese di posizione della giurisprudenza.

call center

Purtroppo, ed arriviamo ad oggi, il confronto col Presidente Tridico non ha prodotto risultati tranquillizzanti:
– permane l’ostinato rifiuto ad applicare la clausola sociale preferendo una selezione pubblica di cui, ad oggi, si ignorano del tutto criteri e meccanismi che permettano, nel rispetto del processo selettivo, di non disperdere le professionalità acquisite e, soprattutto, di non trasformare questa internalizzazione pienamente condivisibile, in un dramma occupazionale per centinaia di persone. La selezione non dà alcuna garanzia di continuità occupazionale. L’internalizzazione di un servizio così complesso giustifica di per sé stessa l’applicazione della clausola sociale come unica garanzia di passaggio di competenze e organizzazioni molto difficili da “inventare” ex novo.
– Permane la confusione più assoluta sui perimetri. L’unica certezza è che si voglia restringere il campo a 3000 persone in totale rispetto agli attuali circa 3300, producendo di fatto già i primi esuberi certi.
- A quanto è dato di sapere le nuove assunzioni porterebbero ad una perdita di condizioni economiche e giuridiche importante per i lavoratori (perdita dell’anzianità contrattuale, part time generalizzato)
– Nulla si sa del piano di impresa della “INPS Servizi”, società alla quale ancora manca un Direttore Generale, un organigramma operativo certo ed una “mission” chiara.
- A meno di due mesi dalla scadenza dell’appalto è stata dichiarata una proroga di un anno alle aziende aggiudicatrici del servizio. Proroga che ad oggi non risulta ancora firmata e di cui non si conoscono le condizioni.
– Anche il Parlamento ha provato, finora con un tentativo emendativo non andato in porto, a porre dei correttivi al DL 101/19 per porre rimedio alla situazione e perseguire esplicitamente in fase di costituzione degli organici della società Inps Sevizi il ricorso alla “Clausola Sociale” come da legge 11/2016.
– Un’ultima notazione non irrilevante. Non applicandosi la Clausola Sociale , le diverse centinaia di lavoratori oggi impiegati sulla commessa INPS che non troverebbero sbocco positivo nel processo di selezione pubblica , rimarrebbero in carico alle società dell’ATI, determinando, vista la dimensione del problema, inevitabili ripercussioni sull’intero complesso aziendale.

La decisione di internalizzare il servizio ha generato, e non poteva essere altrimenti, attese forti e legittime. Questa situazione di totale indeterminatezza, e di pericolo per il posto di lavoro e per le proprie condizioni contrattuali, si riverbererà inevitabilmente sulle condizioni dei lavoratori e del servizio.
Tutti noi abbiamo un vincolo di riconoscenza e di responsabilità verso queste lavoratrici e lavoratori che hanno, per parte loro, contribuito a sorreggere il Paese in questi mesi drammatici.
Oggi nessuno può girarsi dall’altra parte. Non ci si può nascondere dietro la bontà dell’internalizzazione facendo finta di non vedere che per molte, troppe persone, si rivelerà un’occasione persa e, probabilmente, l’inizio di una vera precarietà lavorativa ed esistenziale.
Per queste ragioni Vi invitiamo giovedì 14 ottobre dalle ore 9.30 in piazza Montecitorio a confrontarVi con noi, con le lavoratrici ed i lavoratori, al fine di impegnarci, tutti insieme, a far sì che venga rispettata una legge dello Stato, la clausola sociale, e che tutte le persone che ancora oggi prestano un servizio così importante per Inps possano veder rispettato il loro diritto al futuro.

Contact center Inps: Quaresimale chiede costituzione tavolo nazionale

C’era anche l’assessore regionale alle Politiche del lavoro, Pietro Quaresimale, questa mattina a Roma al fianco dei lavoratori del contact center Inps dell’Aquila che rischia di chiudere per cambio di proprietà. L’assessore ha voluto portare “l’appoggio indiscusso e incondizionato del governo regionale” alla protesta dei lavoratori volta a far tornare indietro i vertici dell’Inps da una decisione “che penalizza pesantemente i lavoratori che ad oggi stanno garantendo i servizi telefonici dell’istituto di previdenza”.

L’Inps ha infatti costituito una nuova società in house alla quale affidare, alla scadenza naturale degli attuali contratti di appalto, le attività di contact center verso l’utenza. Per fare questo l’istituto di previdenza vuole esperire procedure ad evidenza pubblica per l’assunzione di nuovo personale, rinunciando espressamente alla cosiddetta “clausola sociale” che, in alcuni settori tra cui la telefonia, dà modo alla società entrante di acquisire il personale da quella uscente.

“Non si capisce perché l’Inps voglia percorrere questa strada – ha detto l’assessore Quaresimale – dove invece ci sono tutte le condizioni di legge per un passaggi indolore dell’attuale personale nella nuova società in house. Alla vigilia della manifestazione di oggi – prosegue l’assessore – ho provveduto ad inviare al ministro del Lavoro formale richiesta in merito all’applicazione della clausola sociale chiedendo anche la costituzione di un tavolo nazionale di confronto. La stessa richiesta la invierò in giornata anche al ministro della Pubblica amministrazione. Su questa vertenza – conclude Quaresimale – la Regione vuole capire se ci sono le condizioni e i margini di intervento e lunedì scorso insieme con il vicepresidente Emanuele Imprudente abbiamo concordato una strategia comune da portare nel confronto con Inps”. In Italia la vertenza interessa 3300 lavoratori, di cui 560 all’Aquila.