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Elezioni amministrative 2021, l’ago della bilancia è il voto dei moderati

Elezioni 2021, parte il momento delle riflessioni. A Roma la partita più complessa. Non paga la scelta del centrodestra di presentare candidati civici. PD tra moderati e quel che resta dei 5 Stelle.

Il voto delle amministrative pone delle riflessioni ai partiti. Prima di tutto vediamo i risultati del primo turno nelle città capoluogo di regione.

A Milano ha stravinto il sindaco uscente Sala, con il 58 per cento, il candidato del centrodestra, Bernardo, si è fermato al 32. Quasi spariti i 5Stelle con un misero 2,8. Un successo di Sala (eletto subito) e del Pd, che arriva al 33 per cento. La Lega è di poco superiore al 10 e qualche decimale in meno FdI.

Il Pd ottiene un grande risultato anche a Torino. Il suo candidato, Lo Russo, ottiene il 43,9 per cento, e il partito di Letta il 28 per cento. Il candidato di centrodestra, dato per favorito alla vigilia, si ferma al 38,9. Ma per eleggere il sindaco ci sarà bisogno del ballottaggio.

A Roma si è giocata la partita più complessa con quattro candidati in corsa per la vittoria. Michetti (centrodestra) si ferma al 30,2, risultato deludente che lo mette fortemente a rischio nella sfida con Gualtieri del Pd che ottiene il 27 per cento. Dietro c’è Calenda, con il 19,8 e ultima dei quattro c’è la sindaca uscente Raggi, con il 19,1. Ma saranno proprio i voti degli elettori di Calenda e Raggi a decretare la vittoria.

A Bologna vince Lepore (Pd), sostenuto anche dai 5Stelle con il 61,9 per cento. A Napoli trionfa con il 62,9 per cento l’ex ministro Manfredi, sostento da Pd e 5Stelle. Il candidato di centrodestra Maresca si ferma al 21,9. Si andrà invece al ballottaggio a Trieste, dove il sindaco uscente di centrodestra Di Piazza si ferma al 46,9, il suo rivale di centrosinistra Russo è al 31,6.

Poi c’è il risultato della Regione Calabria dove con 54,4 per cento è stato eletto presidente Occhiuto di Forza Italia, sostento anche da Meloni e Salvini. La sua rivale di centrosinistra Bruni si ferma al 27,6. Fallisce invece De Magistris. Da aggiungere il successo personale di Letta, che conquista il seggio alla Camera nelle elezioni suppletive a Siena.

Questi i dati principali che, a prima vista, fanno pensare al successo del Pd e di Letta. Alla sconfitta del centrodestra e in particolare di Salvini. Crollano i 5Stelle, restano a galla a Bologna e Napoli aggregati al Pd, si difendono a Roma con la sindaca uscente, che comunque arriva quarta.
C’è chi parla di sconfitta del populismo, mettendo nella stessa bilancia, Lega, FdI, grillini, De Magistris. Segni di vitalità invece di Forza Italia, soprattutto grazie al successo del candidato in Calabria.

Vanno comunque fatte due considerazioni. L’affluenza al voto è stata bassa. Inoltre, la scelta del centrodestra di presentare dei candidati civici non ha pagato. Dove vince, come in Calabria, ha presentato dei politici. Chi si è astenuto? Si tratta forse di ex elettori delusi dai 5Stelle, ma potrebbe esserci una quota di elettori di centrodestra, confusi da dissidi interni, Berlusconi che non considera Meloni e Salvini in grado di guidare il governo, disorientati dal fatto che nelle grandi città sono stati presentati dei candidati civici, a volte anche poco conosciuti, e comunque le scelte sono arrivate tardi dopo innumerevoli contrastate riunioni.

Elezioni amministrative 2021, chi tardi arriva male alloggia

Non c’è dubbio che lo sconfitto è soprattutto Salvini, non è più lui il traino della coalizione, semmai è la Meloni. La sua linea di partito di lotta, per non lasciare spazio a destra, e di governo con il sostegno a Draghi, non ha pagato. I falchi hanno disertato i voti di fiducia in Parlamento, l’ala governista, i ministri e i governatori, hanno preso posizione netta in favore della campagna vaccinale e del green pass. Il ruolo di Salvini non è in discussione, ma dovrà scegliere una linea più precisa.

La Meloni è andata meglio, anche se il risultato complessivo lascia capire che il centrodestra deve cercare di conquistare voti moderati. Senza i quali non vince. È il populismo sconfitto? Forse, è un segnale che anche in altri Paesi si è manifestato. Forse è un effetto della pandemia: ai cittadini non basta più la protesta, cercano risposte e si fidano da chi appare in grado di darle.

Questo spiega il successo di Draghi, che mostra all’opinione pubblica competenza, un decisionismo che lo porta a non dover mediare con i partiti. Probabilmente il voto non avrà conseguenze sul governo. Nessuno ora è sicuro della vittoria. Non lo è più il centrodestra e non lo è il centrosinistra. Anche se Meloni ha lanciato il guanto di sfida a Letta: eleggiamo Draghi al Quirinale e andiamo a votare.

Una ipotesi di intesa destinata a cadere. Chi si assumerebbe la responsabilità di far cadere tutto proprio nella fase in cui c’è una imponente ripresa, gli aiuti economici stanno arrivando e ci sono delle riforme da approvare, in tempi brevi, perché indispensabili per spendere i finanziamenti europei? E chi, se non Draghi avrebbe le capacità di assicurare i fondi previsti?

Le prossime settimane saranno impegnative per il centrodestra. Se vincesse, con i propri candidati, a Roma e Torino la verifica sarebbe più morbida. In caso di sconfitta, la discussione dovrebbe essere più approfondita. Anche chi festeggia la vittoria deve scegliere. Letta ha investito nell’intesa con Conte. I 5Stelle sono ridotti al lumicino. Questa idea di centrosinistra allargato dovrà avere per forza anche altri protagonisti. Il pensiero va a Calenda, che però non vuole avere nulla a che fare con i 5Stelle.

Stessa cosa per Renzi. Una verifica sarà nel ballottaggio a Roma. Chi sosterrà Gualtieri? Il candidato Pd spera che sia Calenda, che lo faccia pubblicamente. Lo farà, se non ci sarà un intervento dello stesso tenore dei 5Stelle. Dopo il voto a Roma il problema si riproporrà. Letta e il Pd hanno bisogno dei voti moderati per poter sperare di vincere, ma i moderati non arrivano se ci sono i grillini. 

Poi c’è il dramma dei 5Stelle. Il voto è stato un disastro. Governavano Roma e Torino. Nella capitale la Raggi ha un 19 per cento e a Torino, dove la sindaca uscente non si è ricandidata, il candidato 5Stelle ha ottenuto il 9 per cento. Conte sa che la sola strada è quella di un rapporto con il Pd. I primi segnali dovrebbero arrivare da Torino e Roma. Ma può Conte fare quello che la Raggi e la Appendino si rifiutano di fare? E basterà dire che questo è il momento della semina per placare il dissenso interno?