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Alba Silvani contro il Green Pass, riparte lo sciopero della fame dell’insegnante: “Sono sola, ma non mi fermerò”

Alba Silvani, l'insegnante di Sulmona torna a manifestare contro il Green Pass. "Qualcuno tuteli il diritto al lavoro. Un giorno mi verrà richiesta la certificazione anche per andare alla posta?".

Un’insegnante senza Green Pass, quindi senza scuola e senza lavoro. Alba Silvani resta, ancora, fuori dall’aula e riprende la sua protesta e il suo sciopero della fame.

Torna a promettere battaglia Alba Silvani, dopo l’estensione del Green Pass anche all’intero mondo del lavoro. “Un ricatto inaccettabile in uno stato democratico”. 

“Ieri mattina mi sono recata a scuola, a Collarmele. Sapevo già che non mi avrebbero fatto entrare, ma ho comunque tentato. Tuttavia la collaboratrice non me lo ha concesso, spiegandomi che non fossi vaccinata e che non avevo neanche effettuato il tampone. Siamo controllati da un’app e chiunque, tra il personale scolastico, viene a conoscere tuoi dati personali. Le nuove norme ci hanno fatto dimenticare le leggi sancite dalla nostra Costituzione? È proprio la nostra Costituzione il mio Green Pass: perché nessuno salvaguarda il mio diritto al lavoro? Certo, non posso comprare il diritto al lavoro, ma non posso neanche pagare tre tamponi a settimana per poter svolgere la mia professione.

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È un fiume in piena Alba Silvani, l’insegnante di Sulmona che, da qualche settimana, porta avanti la sua protesta contro l’obbligo di Green Pass per il personale scolastico. Un obbligo presto esteso a tutti i luoghi di lavoro, nel settore pubblico e privato. Nelle scorse settimane un c’era stato un passo indietro: l’insegnante aveva potuto fare qualche lezione, decidendo di effettuare dei tamponi. Proprio l’annuncio dell’estensione del Green Pass, però, l’ha nuovamente portata a manifestare la sua contrarietà all’obbligo della certificazione verde.

“Quest’estensione dell’obbligatorietà del Green Pass mi tocca sia direttamente che indirettamente. Al momento come personale scolastico, ma in futuro potrà comportare la mia esclusione, ad esempio, dall’assistere a uno spettacolo a teatro. Un giorno, chissà, potrei essere costretta anche a non entrare più all’ufficio postale”, continua l’insegnante Alba Silvani, ascoltata dalla nostra redazione.

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La sua è una protesta che nulla ha a ché vedere con patologie preesistenti, allergie o paure legate agli effetti della vaccinazione, è esclusivamente un questione di principi. Non condivido l’obbligo di fare il vaccino, a maggior ragione oggi, in un momento in cui non c’è una vera e propria emergenza sanitaria. La soluzione potrebbe essere sottopormi al test salivare, molto meno invasivo del tampone classico, ma pagarne tre a settimana per me equivarrebbe a una tassa di accesso. E non sarebbe affatto giusto”. 

“A questo punto – aggiunge l’insegnante – o rientro a scuola tutta intera, quindi con dignità, altrimenti preferisco la sospensione e tutto ciò che ne conseguirà. Sono intenzionata a restare sulla mia posizione. Per noi è stato già faticoso iniziare l’anno scolastico tra disagi, informazioni diverse e caos. Non concepisco più questo tipo di ricatto. Anzi, da Collarmele sposterò la mia proposta anche a Roma, davanti al Ministero”. 

Ha ricevuto qualche messaggio di solidarietà?

“Ho avuto diversi contatti, anche con insegnanti legati a sindacati che si occupano di tematiche riguardanti la scuola. Tuttavia, non ho riscontrato volontà a seguire questo tipo di protesta. In molti mi hanno mostrato approvazione e questo mi dà forza, ma mi dispiace che nessuno voglia esporsi: metterci la faccia darebbe più valore alla nostra causa – conclude l’insegnate – Così saremo sospesi e, restando a casa, che risultati avremo?”.