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Elezioni Germania, un bivio per i tedeschi e l’Europa

Vince la Spd con Scholz, ma nessuno vince veramente in Germania. Si apre una nuova fase per i tedeschi e per l'Europa intera.

Elezioni Germania, un bivio per i tedeschi e l’Europa.

Il voto di domenica in Germania apre una fase nuova non solo per i tedeschi, ma per l’intera Europa. Il risultato è noto, nessun partito ha vinto veramente. Mentre è chiaro chi ha perso. Lo sconfitto è sicuramente il leader conservatore Armin Laschet, l’unione dei conservatori Cdu e Csu si è fermata al 24,1 per cento, 9 punti in meno del voto del 2017. Non solo ma il sostegno della Merkel, negli ultimi giorni di campagna elettorale, è servito ad evitare una sconfitta più pesante con la inevitabile conseguenza delle sue dimissioni. Eventualità non del tutto esclusa.

La soluzione potrebbe essere riuscire ad entrare in un governo o con i rivali di Spd, Verdi e Liberali. Eventualità oggi ritenuta assai complicata. Il leader socialdemocratico Scholz ha portato Spd al 25,7 per cento, cinque punti in più della volta precedente, ma sempre troppo poco per dare le carte per la formazione del nuovo governo. Parla già da Cancelliere ma i conti dovrà farli con i Verdi, e con il 14,8 per cento dei voti, e con i liberali, con il loro 11,5 per cento.

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Una intesa non sarà facile, perché Verdi e Liberali, consapevoli di essere indispensabili per una maggioranza, possono alzare il prezzo e soprattutto cercheranno di stringere un patto tra loro, capace di dettare le condizioni. In teoria potrebbero essere loro a scegliersi l’alleato tra i due maggiori partiti con cui formare il governo. Così, nonostante la promessa di Scholz, di fare presto, i tempi per un nuovo esecutivo potrebbero essere lunghi. Forse ci vorranno dei mesi, anche perché il programma di governo, come vuole la tradizione, sarà dettagliato. Ma già si individua un tema che riguarda la Germania e che interessa l’Europa e l’Italia in particolare.

Non a caso Romano Prodi avverte che l’ingresso dei liberali nel governo per l’Italia non è una buona notizia. Questo perché potrebbero rappresentare una sponda importante per i cosiddetti paesi frugali, quelli del rigore sui conti e ostili a una condivisione del debito. E in questo mancherà molto la Merkel dell’ultima fase. Non quella del rigore che ha costretto la Grecia a enormi sacrifici, ma quella degli ultimi anni, la Cancelliera che prima consentì alla BCE di Draghi di comprare il debito di alcuni Paesi in difficoltà (tra cui l’Italia) e poi fu protagonista del Piano di aiuti, Recovery fund che, ricordiamo, prese il via dopo l’incontro tra la Merkel e Macron. Fu la Merkel a contrastare i Paesi del nord, soprattutto l’Olanda, che volevano fortemente condizionare il piano di aiuti. La Germania con la Merkel non solo è divenuta una potenza mondiale, ma è stata determinante nelle scelte europee, nel bene (gli aiuti e la condivisone di alcuni problemi) e nel male (la politica del rigore).

La Germania ha trovato nella Francia il partner con cui condividere le scelte strategiche, consolidando l’asse franco-tedesco ulteriormente rafforzato dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue.

Il problema che si apre oggi è proprio questo. Che succederà dopo questo voto? La Merkel non ha lasciato eredi, forse non ne ha voluti o forse per la difficoltà oggettiva di trovarne uno. C’è chi azzarda che potrebbe essere proprio Draghi l’erede a livello europeo della cancelliera. Sicuramente non manca il prestigio al presidente del Consiglio, ma quel compito di leader europeo ha bisogno di una solida forza nel Paese di appartenenza. Per quanto tempo Draghi sarà a Palazzo Chigi? 5 mesi o un anno e mezzo. E poi? Dal Quirinale, se dovesse essere eletto, potrebbe svolgere quel ruolo? Difficilmente.

Diverso sarebbe se dopo le elezioni europee fosse chiamato a guidare la commissione Ue. Ma è una scadenza ancora lontana. Comunque, per l’Italia questa fase potrebbe essere interessante se riuscisse a consolidare una intesa a tre, con Francia e Germania. Con Draghi a Palazzo Chigi è possibile, anzi probabile. Ma sicuramente non si può prescindere dalla Germania, la più solida economia europea, il paese più popoloso. Così l’attenzione è rivolta tutta a Berlino.

La soluzione della crisi riguarda tutta la Ue. La parte socialista europea festeggia la vittoria dei socialdemocratici, c’è chi parla di svolta. Ma la storia ha insegnato che contano di più gli interessi nazionali, gli equilibri interni ai singoli paesi che la solidarietà tra partiti dello stesso colore politico. Il dubbio in fondo è uno: la nuova Germania proseguirà nel solco tracciato dalla Merkel, oppure sarà condizionata dal ritorno del partito del rigore? La risposta l’avremo tra qualche mese, e non riguarderà solo Berlino.