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Addio a Marida Lombardo Pijola, esempio del giornalismo vero per diventare grandi

Si è spenta a 65 anni Marida Lombardo Pijola, per tanti anni giornalista di punta del quotidiano Il Messaggero. Una sua inchiesta sullo sfruttamento della bambine diventò un libro. Il ricordo.

Addio alla nota giornalista e scrittrice Marida Lombardo Pijola.

Si è spenta a 65 anni Marida Lombardo Pijola, per tanti anni giornalista di punta del quotidiano romano, Il Messaggero.
In queste ore sono tantissimi i messaggi di cordoglio, dei colleghi del suo giornale, dei giornalisti, del mondo politico. Marida era un volto conosciuto, si è occupata di giudiziaria, conosceva bene Falcone e Borsellino. Era considerata una loro amica. Aveva seguito importanti fatti di cronaca, era spesso invitata in Tv per spiegare situazioni intricate, per fare luce sui misteri che circondano delitti irrisolti.

Chi scrive ha conosciuto Marida nella prima metà degli anni ’80. Era una donna di una raffinatezza unica. Questa eleganza colpiva particolarmente, perché quelli erano ancora anni dove la giudiziaria era considerata ancora cosa da uomini, talvolta anche un po’ rudi, alla ricerca dello scoop che cambia una vita professionale. Le donne nei giornali erano spesso confinate a scrivere di costume, di bianca, di gossip. Certo c’erano le eccezioni, basti ricordare Oriana Fallaci. Ma erano rarità.

Marida aveva lavorato in Puglia e si era trasferita a Roma. Il suo approdo fu a Il Messaggero, dove è rimasta per oltre 30 anni seguendo eventi da prima pagina, come il maxi processo di Palermo. Si occupava di mafia e delle stragi. Inviata per raccontare i delitti di Cogne e di Sarah Scazzi. E sulle inchieste ancora aperte veniva invitata a parlare nelle tv nazionali. Dove spiegava lo stato dei fatti con la consueta dolcezza ed eleganza, ma nello stesso tempo col puntiglioso rigore del giornalista d’inchiesta.

Sarebbe arduo elencare gli avvenimenti di cui ha scritto in oltre 30 anni di lavoro a Il Messaggero. È giusto però ricordare il suo impegno professionale e civile per raccontare le vicende che avevano come vittime le donne, i ragazzi, gli ultimi. Così una sua inchiesta sullo sfruttamento di bambine è diventato un libro. Parlava di baby cubiste, sfruttate a soli 12 anni.

Giornalista, inviata e scrittrice di libri di inchiesta, ma anche di romanzi. E da questi scritti traspare la sua sensibilità ad occuparsi, con l’attenzione di una madre di 4 figli, dei minori, dei giovani, della scuola, ma nello stesso con la professionalità di una grande giornalista. Era caparbia e ferma nelle sue convinzioni. Le proprie idee si possono esprimere con forza pur con toni gentili. È morta una grande giornalista che avrebbe potuto dare ancora molto alla conoscenza di questo Paese. Una donna che ha insegnato alle altre donne a lottare per emergere in questa professione. Ma resta un esempio per tutti, uomini e donne, di come si possa fare una informazione corretta, al servizio della conoscenza.