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Elezioni in Germania, finisce l’era Merkel: si sceglie la guida del post pandemia

Germania chiamata al voto: l'appuntamento segna un'epoca, quella del post Merkel, la Cancelliera di Ferro che ha guidato il paese per 16 anni. Il risultato delle urne segnerà, però, anche il post Covid. I sondaggi danno favorito il candidato socialdemocratico Olaf Scholz.

Domani, 26 settembre, la Germania sarà chiamata al voto: un appuntamento che segna un’epoca, quella post-Merkel, la Cancelliera che ha guidato il Paese per 16 anni. Il risultato delle urne segnerà, però, anche l’epoca successiva al Covid: con l’economia chiamata a ripartire. Intanto i sondaggi danno favorito il candidato socialdemocratico Olaf Scholz.

Una lotta a tre che sembra sempre meno combattuta e sempre più di facili previsioni in Germania, con i sondaggisti decisi per la vittoria di Scholz. Domani, domenica 26 settembre, il voto per il rinnovo del Bundestag di Berlino, il Parlamento Federale tedesco.

I candidati all’incarico di cancelliere sono: per il Partito socialdemocratico tedesco (SpD), Olaf Scholz, ministro delle Finanze dal 2018; Armin Laschet, presidente dell’Unione cristiano-democratica (Cdu) e primo ministro del NordReno-Vestfalia, per il proprio partito e l’Unione cristiano-sociale (Csu); per i Verdi Annalena Baerbock, copresidente degli ecologisti.

L’intervista al giornalista, saggista, politologo e professore universitario, Salvatore Santangelo.

Salvatore Santangelo

Cosa potremo aspettarci da questo appuntamento elettorale, uno dei primi in una grande nazione dopo lo scoppio della pandemia da Covid19?

“I sondaggi sono stati altalenanti e le proiezioni sono cambiate e cambiano, tuttora, per ogni forza politica. Sicuramente ancora c’è un numero importante di indecisi. A oggi, però, Olaf Scholz – vice cancelliere uscente ed espressione dei socialdemocratici – viene dato come il candidato destinato a raccogliere la maggiore percentuale di gradimento: dato confermato praticamente da qualsiasi sondaggio”.

Qualora si concretizzasse il risultato previsto dai sondaggi, come potremmo interpretarlo?

“La vittoria di Scholz andrebbe interpretata come un segnale di forte continuità nei confronti del cancellierato a guida Merkel e la logica della continuità potrebbe essere interpretata da una grande coalizione, in cui il tema della Stabilità resterà assoluta ragione di Stato. Per questo sarà importante coinvolgere forze coerenti in questo progetto”.

Su Scholz, che sembra essere quindi ormai destinato al ruolo di dopo Merkel, Santangelo spiega tre motivi che potrebbero spiegarne la vittoria. E cita l’analisi proposta dal giornalista Sebastian Junger, nel libro Tribù.

“Dal mio personale punto di vista, ritengo siano tre i motivi che giustificherebbero questa vittoria. Per il primo userò un parallelismo con l’analisi del voto paradossale – riportata dal giornalista Junger, nel suo libro Tribù – che ci fu in Gran Bretagna, nel post Seconda Guerra Mondiale. Churchill, leader dei Conservatori e tra i principali vincitori del conflitto mondiale, fu sconfitto dal partito dei laburisti. Un evento storico-politico che potrebbe essere utile per leggere quanto sta avvenendo in Germania oggi. Dopo una sfida – ieri la guerra, oggi senz’altro la crisi pandemica – la società dà maggiore importanza a tematiche quali: solidarietà, coesione, redistribuzione, uguaglianza. Di conseguenza, la stessa società è portata naturalmente a sostenere quelle forze politiche che mettono tali temi al centro della loro agenda politica. Seguendo questo parallelismo, allora, sarebbe premiata la socialdemocrazia, che fa di queste caratteristiche parte integrante dei suoi principi”.

Non solo, ci sarebbero altri due motivi, appunto, per i quali Scholz potrebbe imporsi sugli altri candidati. “Il vice cancelliere uscente ha ricoperto ruoli di punta per la Germania, ma anche per l’Unione Europea. Viene considerato, non casualmente, uno dei Padri della Next Generation UE. Ciò lo porta ad essere visto come colui che può guidare la Germania in questa ultima e delicata fase pandemia, in cui si dovrà portare avanti un complicato percorso di ricostruzione economica. Infine, si tratta della figura che ha avuto le maggiori possibilità di affermarsi oltre i confini nazionali”.

Cosa succede, invece, alla Cdu?

“L’ultimo Congresso ha evidenziato uno scontro all’interno del partito, con la candidatura di Merz contrapposta a quella di Laschet, attuale candidato per il dopo Merkel. E quest’ultima candidatura, sicuramente, non ha ricucito gli strappi emersi proprio nel corso del Congresso. Il partito sembrerebbe non aver ancora superato un periodo di profonda conflittualità interna. Al contrario i socialdemocratici – che hanno visto Scholz perdere nel loro Congresso, un anno fa – si sono mostrati maturi: decidendo per la sua candidatura a cancelliere. Consapevoli sia del fatto che fosse Scholz l’unico profilo che potesse riunire tutte le anime socialdemocratiche, sia che fosse necessario porsi sulla scia del lavoro di Angela Merkel. In questo modo sono riusciti a conquistare fiducia e consensi”.

E i liberali?

“Sicuramente potrebbero giocare un ruolo importante nell’ambito della definizione o ridefinizione degli equilibri. Una parte d’Europa guarda, con piacere, all’ipotesi di un ministro delle Finanze tedesco che sia espressione di questa fazione politica. Oggi, comunque, i liberali – nonostante un leader molto esperto qual è Lindner – appaiono quasi non allineati alle attuali esigenze del Paese e alla visione più vicina all’Europa che rispecchia, invece, tutti gli altri partiti”.