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Depuratore Scoppito, in 3 a giudizio: “Scaricate responsabilità su chi non poteva intervenire”

L'AQUILA - Sui 12 indagati iniziali sulla vicenda del depuratore di Scoppito, andranno a processo Alfonso Corneli, Aurelio Melaragni e Alessandra Marono. La difesa: "Scaricate responsabilità su chi non poteva intervenire".

Depuratore di Scoppito, in tre rinviati a giudizio. Un depuratore, progettato per 2mila persone, inizia a funzionare male e ad inquinare, perché la popolazione è cresciuta fino a 6mila residenti. Rinviati a giudizio i tre responsabili del funzionamento del depuratore: ‘avrebbero dovuto spegnere il depuratore’, la motivazione.

Sono stati rinviati a giudizio per presunto inquinamento ambientale Alfonso Corneli, responsabile della società di gestione del depuratore, difeso dall’avvocato Stefano Rossi, e Aurelio Melaragni e Alessandra Marono, rispettivamente all’epoca direttore e responsabile del servizio depurazione della Gran Sasso Acqua, difesi dagli avvocati Ascenzo Lucantonio e Gregorio Equizi. Tutti gli altri – dodici in tutto gli indagati inizialmente – sono già usciti dalla vicenda giudiziaria.

Erano stati i carabinieri forestali ad aver avviato le indagini per il presunto inquinamento ambientale a causa di un depuratore – quello di Scoppito, appunto – progettato per 2mila persone, che però negli anni sono cresciute fino a 6mila.

Per la difesa di Aurelio Melaragni, rappresentata dall’avvocato Lucantonio, inoltre, nessuna questione relativa a problemi di manutenzione: “Una perizia ha stabilito che il depuratore funzionava benissimo per 2mila persone; con l’aumento della popolazione non si poteva fare altro che realizzare un nuovo depuratore. Le persone rinviate a giudizio, quindi, non potevano né dovevano risolvere il problema”. Per l’avvocato Lucantonio si è perciò trattato di “scaricare le responsabilità su chi non poteva intervenire”.

La contestazione riguarda anche la mancata chiusura dell’impianto fognario per evitare sversamenti, ma la questione del “flusso maggiore di liquami provenienti dall’accresciuto numero di abitanti non si poteva certo risolvere in quel modo”.

D’altra parte, chiudere gli impianti avrebbe significato sversare tutti i liquami e non solo quelli in eccedenza, con conseguenze nefaste per tutto il territorio. A risolvere la questione è comunque arrivato il nuovo impianto che entrerà in funzione tra ottobre e novembre.

A dicembre, invece, inizierà il processo per le ultime tre persone coinvolte: “Di certo non avevano modo di poter incidere a quel livello, perché a loro non spetta la decisione politica e la capacità di investimento per realizzare una nuova struttura”, conclude il legale