Quantcast

Abruzzo, concreti rischi di infiltrazione mafiosa su fondi ricostruzione: la relazione DIA

Relazione della DIA presentata al Parlamento: con il Covid cresce la capacità imprenditoriale della criminalità organizzata. In Abruzzo "concreti rischi di infiltrazioni criminali, soprattutto sui fondi della ricostruzione".

Con il Covid cresce, anche, la capacità imprenditoriale della criminalità organizzata. E l’Abruzzo non fa eccezione.

È stata presentata al Parlamento la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia. “L’esistenza di una multiforme varietà di sodalizi stranieri e di collegamenti con organizzazioni criminali all’estero soprattutto per il narcotraffico, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro irregolare, documenta come la criminalità transnazionale rappresenti una minaccia reale a fronte della quale appaiono necessari un approccio globale e una più ampia visione del fenomeno”. I clan più strutturati sono: nigeriani, albanesi e cinesi.

In Abruzzo nell’ultimo semestre 2020 non si sono verificati episodi delittuosi ascrivibili a una criminalità mafiosa autoctona, né reati spia. Ci sarebbero, però, come si può leggere nell’analisi della Dia “concreti rischi di infiltrazione criminale da parte di imprese legate a organizzazioni criminali extraregionali tuttora attratte dai cospicui finanziamenti stanziati per la ricostruzione post sisma. Il pericolo che tali fondi diventino un’opportunità di arricchimento per aziende in odore di mafia continua a essere oggetto degli attenti interventi del commissario alla ricostruzione post sisma 2016”.

Relativamente alle operazioni riguardanti gli ultimi mesi del 2020, l’Abruzzo è rimasto coinvolto nell’operazione antimafia “Grande carro”. Il 27 ottobre 2020, i carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare a carico di 48 soggetti, tra cui molti elementi della batteria Sinesi-Francavilla: l’indagine ha evidenziato la propensione affaristica dei vertici del sodalizio nonché l’accaparramento di indebite percezioni comunitarie mediante truffe a carattere transnazionale nel settore dell’agricoltura.

Nella relazione si fa riferimento anche all’operazione “Araneo”, il 26 ottobre 2020, quando i carabinieri hanno eseguito diversi arresti sgominando un’organizzazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con base a Foggia e proiezioni in Abruzzo.

Nelle regioni del sud i sodalizi di origine straniera operano prevalentemente in via subordinata o con l’assenso delle mafie locali. I clan cinesi, nigeriani e albanesi si segnalano per capacità organizzativa e spregiudicatezza criminale, ma meritano attenzione anche io gruppi formati da elementi provenienti dall’est Europa e dai paesi ex societari, nonché dal Pakistan e dal Sud-est asiatico.

I criminali albanesi presenti su gran parte del territorio nazionale agiscono per lo più “in seno a piccoli gruppi anche multietnici per la commissione di reati contro il patrimonio”, ma in diversi casi “è stata riscontrata la presenza nel Paese di organizzazioni strutturate e durevoli che operano secondo modalità simili a quelle delle ‘mafie tipiche’. Di norma gli albanesi si occupano dell’approvvigionamento delle droghe che vengono poi cedute ai sodalizi autoctoni per la gestione dello spaccio”.

Quanto alla criminalità cinese, di regola “è incentrata su relazioni familiari e solidaristiche. I gruppi appaiono organizzati con una struttura chiusa e inaccessibile. Solo occasionalmente si rileva la realizzazione di accordi funzionali con organizzazioni criminali italiane o la costituzione di piccoli sodalizi multietnici per la gestione della prostituzione, la commissione di reati finanziari e il traffico di rifiuti”.

Occhi puntati, poi, soprattutto sui sodalizi criminali pugliesi, in particolare quelli foggiani.