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Tutti sul Calderone per il Climbing For Climate, il ghiacciaio grida aiuto: Coprirlo per salvarlo

Sul Gran Sasso, il ghiacciaio più meridionale d'Europa, il Calderone: al centro dell'iniziativa Climbing for Climate. Una spedizione per lanciare un appello contro la crisi climatica: il grido d'aiuto dal Calderone, però, va ascoltato.

Nel cuore del Gran Sasso il ghiacciaio più meridionale d’Europa, il Calderone, al centro dell’iniziativa Climbing for Climate. Una spedizione per lanciare un appello contro la dilagante crisi climatica: il grido d’aiuto dal Calderone, però, va ascoltato. “Si è aspettato anche troppo: bisogna intervenire. Perché, ad esempio, non copriamo il nostro ghiacciaio?”.

“Il Calderone sta soffrendo da anni e il cambiamento climatico ne sta peggiorando, nel tempo, lo stato. Urge trovare misure di adattamento, altrimenti non si salverà, spiega alla redazione del Capoluogo il professore Piero Di Carlo, docente di Fisica-Chimica dell’atmosfera e Climatologia, all’Università degli Studi Gabriele d’Annunzio di Chieti – Pescara.

“La strada della riduzione dei gas serra è quella giusta, ma è un obiettivo a lungo termine. Si prevede, infatti  una riduzione generale di emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. Ciò vuol dire che potremo avere i primi effetti positivi sul Calderone in tempi lunghi, forse troppo, considerando l’attuale stato del ghiacciaio. E nel breve termine? È il presente a preoccupare, per questo bisogna decidere come agire ed è necessario, soprattutto, agire al più presto“. 

Quello del professor Di Carlo, rilasciato alla redazione del Capoluogo, è un vero e proprio Sos: il succo del suo intervento tenuto alla conferenza stampa di questo pomeriggio, al Rifugio Franchetti, nell’ambito della terza edizione del Climbing for Climate, promosso dalla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile e dal CAI, Club Alpino Italiano. Un’iniziativa che si rinnova per il terzo anno consecutivo  e che porterà sul Calderone Rettori, Delegati e autorità nazionali, con l’obiettivo di lanciare un appello a contrastare la crisi climatica, ecologica e la conseguente perdita della biodiversità.

“In altri luoghi – come l’Austria, la Svizzera o sulle Dolomiti – da oltre dieci anni hanno iniziato a coprire i ghiacciai grazie ad alcuni teli appositi, per proteggerli dall’azione del calore del sole, che provoca, inevitabilmente, un progressivo scioglimento del ghiaccio. Perché per il Calderone restiamo fermi a discutere e ad osservare un’agonia inarrestabile? Di questo passo – continua il professor Di Carlo – tra qualche anno nessuno parlerà neanche più del Calderone. L’estate, invece, il ghiacciaio andrebbe coperto: ciò comporterebbe un effetto positivo sia per quanto riguarda le riserve idriche, sia relativamente al turismo. Se non ci sarà più un ghiacciaio, molte meno persone verranno sul Gran Sasso. Facile immaginare, poi, che con il ghiacciaio coperto – vedendo teli al posto del ghiaccio – le persone inizierebbero a informarsi sempre più e ad essere maggiormente sensibilizzate sul perché si è scelto di mettere in atto un’azione di protezione verso il Calderone“. 

Il discorso, ovviamente, non può, non includere il tema della biodiversità. Tante specie – e mi riferisco a fauna e flora – senza un ghiacciaio abbandoneranno il Gran Sasso. Sarebbe una perdita inestimabile a livello di risorse naturalistiche e ambientali. Perché arrivare a questo punto? Abbiamo esempi funzionanti, organizziamoci e adoperiamoci per proteggere il nostro ghiacciaio. Si è aspettato fin troppo. Una soluzione concreta dovrebbe arrivare proprio dal nostro mondo, quello universitario. Non dobbiamo inventare niente, ma solo agire e farlo prima che sia troppo tardi”. 

Calderone, Climbing For Climate: gli interventi dei rappresentanti delle Istituzioni Universitarie e Scientifiche

«Nel 2019 la RUS aveva aderito con convinzione alla prima edizione del Climbing for Climate, ideata e promossa dall’Università degli Studi di Brescia, e con entusiasmo negli anni successivi ha raccolto il testimone invitando tutti gli atenei a partecipare attivamente all’iniziativa,organizzando eventi diffusi su tutto il territorio nazionale – dichiara Patrizia Lombardi, Presidente della RUS e Vice-rettrice per il campus e comunità sostenibili del Politecnico di Torino. Quest’anno sono 13 le Regioni in cui si svolgono le escursioni e più di trenta le università che nel mese di settembre organizzano eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della crisi climatica che necessita di azioni comuni, condivisione di conoscenze e competenze. Iniziative come il Climbing for Climate contribuiscono non solo alla costruzione di una comunità consapevole, ma anche al rafforzamento delle relazioni tra atenei che vivono e hanno un impatto rilevante sui territori. Organizzata nell’anno in cui il nostro Paese ha assunto a livello internazionale rilevanti impegni come Presidenza del G20, questa terza edizione del Climbing for Climate rappresenta un tassello importante nella promozione del 2021 come anno dell’ambizione climatica e contribuisce a valorizzare il rilevante impegno degli atenei italiani nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU».

«Consapevoli del ruolo che l’Università riveste nell’educazione delle giovani generazioni – dichiara il Rettore dell’Università degli Studi di Brescia, professor Maurizio Tiraabbiamo inserito nel Piano strategico la cura e la promozione dei valori della sostenibilità. Insieme al Ghiacciaio dell’Adamello e alla conca del Baitone, mete delle prime due edizioni dell’evento ‘Climbing For Climate’, il Ghiacciaio del Calderone rappresenta un altro simbolo dell’urgenza di azioni mirate alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico. L’acronimo della salita – ‘CFC Climbing For Climate’ – vuole essere anzitutto un segno di speranza: è tratto infatti dall’accordo del protocollo di Montreal (1987) sulla riduzione dei CloroFluoroCarburi (CFC), con il quale la comunità mondiale fu in grado di impegnarsi concretamente e in maniera coordinata per contrastare il cosiddetto buco nell’ozono».

«Il Club Alpino Italiano anche quest’anno partecipa attivamente al Climbing For Climate nel suo ruolo operativo nell’organizzazione dell’evento – dichiara il Presidente della Sezione di Brescia Angelo Maggiori La presentazione dei Position Papers, che il Consiglio Centrale ha deliberato appena prima dell’estate, è certamente un’occasione importante per divulgare gli intenti e l’impegno per l’ambiente che da sempre il Club Alpino Italiano, tramite i suoi volontari, mette a disposizione di tutta la popolazione italiana e del nostro sodalizio ai fini della salvaguardia della natura e della montagna in senso lato».

«Sono orgoglioso – dichiara il Rettore dell’Università di Teramo, professor Dino Mastrocoladell’impegno attivo del mio ateneo nella Rete delle Università Sostenibili e della scelta di una meta comune, il Ghiacciaio del Calderone, luogo simbolo della bellezza e della fragilità dell’ambiente montano. Il tema dei cambiamenti climatici, dell’uso sostenibile della risorsa acqua, della sostenibilità della pratica turistica, fanno parte del Dna dell’Università di Teramo. La sostenibilità deve tradursi in azioni concrete. Ecco perché l’Università di Teramo ha attivato all’interno della propria proposta formativa un ‘Pacchetto sostenibilità’ che comprende cinque Corsi di laurea, accomunati dall’attenzione verso un territorio, quello interno abruzzese, con delle peculiarità (forte incidenza di aree verdi, popolazione molto anziana) che rendono inevitabili politiche improntate alla sostenibilità».

«Il Gran Sasso Science Institute è alla sua prima partecipazione alla manifestazione e ha collaborato con gioia all’organizzazione di questa due giorni dedicata alla fragilità dell’Europa centro meridionale, di cui il Calderone è esempio significativo – dichiara il Rettore del Gran Sasso Science Institute, prof. Eugenio Coccia. Il nostro Istituto è molto attento al tema della crisi ecologica e ha fra i propri interessi scientifici la valutazione dell’impatto socio economico e ambientale dei cambiamenti climatici e il tema della sostenibilità».

«Un ghiacciaio è una memoria, un serbatoio di dati da scandagliare ed esplorare – dichiara il Rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila, prof. Edoardo Alesse. Analizzando i suoi strati possiamo ipotizzare e comprendere come è stato il clima in periodi storici più o meno distanti e a quali cambiamenti il nostro ambiente sia andato incontro. Il Calderone, il ghiacciaio più a sud d’Europa, si sta sciogliendo rapidamente, come ogni ghiacciaio al mondo, e questa trasformazione ha un responsabile: il nostro stile di vita. Le ingenti energie e risorse spese in uno sviluppo industriale e commerciale disorganico e spesso irrazionale lasciano scarti (come la CO2 o le microplastiche) che l’ambiente non riesce ad assorbire e smaltire, con ciò determinando mutamenti tanto rapidi e profondi da segnare in maniera irreversibile l’equilibrio ambientale e l’ecosistema Terra che ci ospita. Salire sulla montagna insieme, con impegno e un po’ di fatica, ci dà modo di riflettere su cosa è essenziale, quali energie e risorse possiamo utilizzare meglio e meno. Seppure i nostri sforzi per mitigare i cambiamenti climatici non basteranno a salvare il Calderone, speriamo che servano per costruire una società più sostenibile e consapevole che ogni azione ha effetti su quanto ci circonda».

«La tutela e la valorizzazione delle bellezze del nostro splendido patrimonio naturale e paesaggistico necessitano, anche attraverso la resilienza ai cambiamenti climatici, di azioni globali e locali dichiara il Rettore dell’Università degli Studi d’Annunzio di Chieti-Pescara, prof. Sergio Caputi – in cui l’università ha un ruolo centrale mediante la ricerca, le attività della RUS, terza missione e la didattica per formare nuove professionalità e sensibilità».