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La Transumanza e il Tratturo Magno, settembre andiamo è tempo di migrare

Settembre, andiamo, è tempo di migrare…recita la famosa poesia I Pastori di Gabriele D’Annunzio, che ha reso famosa la Transumanza dei pastori d’Abruzzo sul Tratturo Magno. Una tradizione che sa di antico, di fatica, storia e passione

Settembre, andiamo, è tempo di migrare…Inizia così la famosa poesia I Pastori di Gabriele D’Annunzio che, nella raccolta l’Alcyone, ha reso famosa la Transumanza dei pastori d’Abruzzo sul Tratturo Magno.

La Transumanza e i Tratturi, quel fiume verde d’erba che conduceva le greggi dei pastori del Gran Sasso dal chilometro zero della Basilica di Collemaggio fino alle pianure verdi della Puglia.

transumanza collemaggio

Il Tratturo L’Aquila-Foggia, con i suoi 244 km, era il più lungo, grande e il più importante dei cinque Regi Tratturi: per questo motivo, era chiamato anche Tratturo Magno. Convogliava in “300mila passi da muovere” le enormi greggi che provenivano dalle montagne dell’aquilano – Gran Sasso, Sirente e Majella – e le conduceva fino al Tavoliere delle Puglie, toccando in alcuni punti anche il mar Adriatico.

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Nel 1903 il poeta e scrittore abruzzese Gabriele D’Annunzio ne dipinse, in versi mirabili, la bellezza della tradizione e del rito, della fatica e della passione. Versi che hanno reso la Transumanza famosa a livello nazionale ed internazionale, cogliendone anche il suo aspetto più intimo. Il pastore che si preparava ad un lungo viaggio, le asperità del cammino, l’intimità della traversata lontana da casa, gli imprevisti.

“Han bevuto profondamente ai fonti alpestri, che sapor d’acqua natia rimanga né cuori esuli a conforto…”, scriveva ancora D’Annunzio, sottolineando come la transumanza fosse per alcuni aspetti “sofferta” per via della lontanananza, ma al tempo stesso anche una fase necessaria.

La Transumanza, oggi, è riconosciuta universalmente Patrimonio Culturale Immateriale da parte dell’Unesco: titolo ottenuto nel 2019.

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Una tradizione che sa di antico – affonda le sue radici addirittura nella preistoria – e che in Italia ha solcato epoche attraversando le erbose vie dei Tratturi. E sa, tanto, di Abruzzo.

Il Tratturo Magno nasce proprio da Collemaggio, dove tradizionalmente si raccoglievano i pastori per la partenza, dal sagrato della Basilica. Un rito storicamente accertato sin dalla fine del XIII secolo.

Il percorso, dal capoluogo, poi seguiva il corso dell’Aterno, facendo una variante al percorso per passare per la Chiesa di Santa Maria del Soccorso. Si attraversavano i centri di Tempera e Paganica, per ricongiungersi poi al tragitto principale. Superato Poggio Picenze ci si discostava dall’Aterno per risalire in direzione Prata d’Ansidonia e giungendo sull’altopiano di Navelli.

Dalla Chiesa di Santa Maria dei Cintorelli, a Caporciano, si apre un secondo tratturo regio, Centurelle – Montesecco, che si sviluppa parallelamente al corso del tratturo L’Aquila – Foggia.

Dalla piana di Navelli il viaggio continuava verso la Valle del Tirino, giungendo a Capestrano. Da qui si prosegue verso la Val Pescara, dirigendosi poi in direzione Lanciano. Quindi la costa chietina e Vasto, raggiungendo il confine col Molise. Dal litorale di Petacciato si passa nell’entroterra, quindi alla Valle del Biferno, puntando a sud, direzione Foggia.