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60 profughi afghani alla Casa dei Discepoli di Ofena, tra loro 20 bambini

Sono 60 i profughi afghani ospitati nella Casa dei Discepoli, struttura della Fondazione Don Minozzi a Ofena.

OFENA – Sono 60 i profughi afghani ospitati nella Casa dei Discepoli, struttura della Fondazione Don Minozzi a Ofena.

Sono già arrivati tutti a Ofena e sono stati sistemati e suddivisi negli spazi a disposizione: ovviamente i nuclei familiari condividono le stesse stanze. Tutti loro hanno già ricevuto la prima dose di vaccino e “nella nostra struttura, stando alla prima organizzazione stabilita, riceveranno anche la seconda dose vaccinale. Ce lo spiega il Direttore della struttura, Mario Mazza, contattato dalla nostra redazione.

Non si sa ancora quanto resteranno alloggiati nella struttura di Ofena. Intanto noi abbiamo sistemato tutti gli ospiti in camere doppie e triple, cercando di assicurargli il necessario”. Tra i 60 profughi afghani anche 20 bambini. “Alcuni degli ospiti sanno già parlare italiano perché lavoravano in Afghanistan per la Protezione Civile o per l’Esercito“.

Intanto, sempre sul fronte emergenza profughi, continua l’operazione solidarietà degli aquilani. Questa mattina l’annuncio del Comitato Croce Rossa dell’Aquila, dell’attivazione di una raccolta di beni per l’igiene personale e di vestiario per i profughi che ha accolto l’Interporto di Avezzano.

Profughi afghani ad Avezzano, CRI L’Aquila attiva raccolta di beni per la persona e vestiario

Profughi afghani: parla Casinghini, Direttore Agenzia regionale della Protezione Civile

“Dopo un viaggio infernale ed aver temuto per giorni di non farcela a lasciare la loro terra dove è tornato il regime talebano, i profughi afghani adulti dormono e si riposano per recuperare tranquillità e serenità per poi ricominciare una nuova vita in un paese di cui conoscono ed apprezzano cultura ed abitudini. I bambini invece giocano e si divertono. Insomma, il clima con il passare delle ore è sempre più sereno”.

È uno di coloro che è in prima linea, il direttore dell’agenzia regionale abruzzese di Protezione civile, Mauro Casinghini, a raccontare la giornata tipo dei profughi fuggiti dall’inferno afghano, ospitati nell’hub di prima accoglienza e di smistamento nell’Interporto di Avezzano (L’Aquila).

 

Avezzano, dentro il campo dei profughi afghani all’Interporto: l’accoglienza dei volontari

 

Nel campo base gestito dalla Croce Rossa Italiana e dalla stessa Protezione civile, oggi ci sono oltre 1.200 persone e come sottolinea Casinghini, gli arrivi “per ora sono finiti anche in ragione delle grandissime difficoltà degli imbarchi all’aeroporto di Kabul e alla scadenza temporale per lasciare il paese del 31 agosto”.

Secondo il programma, l’hub chiuderà entro il 2 settembre prossimo: la permanenza nell’hub è di 48 ore, cinque giorni negli alberghi a completamento dei sette giorni di quarantena.

Le persone arrivano all’aeroporto di Fiumicino “dove, dopo giorni di terrore, vengono accolti nel terminal cinque e dove vengono tamponati e ricevono una prima assistenza – spiega ancora Casighini -. In quel momento, cominciata la quarantena di sette giorni, vengono inviati ad Avezzano: dove vengono visitati, assistiti, accuditi e messi in lista per il vaccino, con l’ausilio di medici e mediatori e naturalmente di Pc, Cri e personale del Commissario per l’emergenza. Nelle 48 ore nelle tende, prevalentemente si rilassano per recuperare le forze dopo giorni terribili”.