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Dompé non rinnova 30 contratti, allarme occupazione a L’Aquila

L'AQUILA - Il fatturato raddoppia in 3 anni, ma non si rinnovano 30 contratti di somministrazione. Scatta l'allarme occupazione alla Dompé.

L’AQUILA – Preoccupazioni per il mancato rinnovo di 30 contratti di somministrazione alla Dompé.

L’azienda Dompé non rinnoverà 30 contratti di somministrazione di risorse impiegate presso la sede produttiva a L’Aquila, mentre le attività verranno esternalizzate. L’annuncio della multinazionale ha destato particolare preoccupazione nel capoluogo abruzzese e anche stupore: il fatturato di Dompè, infatti, è più che raddoppiato negli ultimi tre anni, passando dai 250 milioni di euro del 2017 a ben 530 milioni nel 2020. Il risultato è stato raggiunto anche grazie al contratto di sviluppo per la ricostruzione post-sisma che nel 2018 ha permesso l’inaugurazione del nuovo sito produttivo dell’Aquila grazie al contributo di 9,5 milioni di euro stanziati da Invitalia.

Ad ogni modo, l’azienda ha deciso di non rinnovare i 30 contratti, sollevando preoccupazioni da parte di sindacati e politica. “Esprimiamo preoccupazione per ciò che sta accadendo nell’azienda farmaceutica Dompè S.p.A.,  scrive la Filctem Cgil – a seguito della fuoriuscita di un numero rilevante di lavoratori e lavoratrici con contratto in somministrazione, tra cui diversi staff leasing in forza da oltre 7 anni e della cessazione del contratto di appalto di servizi che ha visto la riduzione di personale di 6 unità lavorative, che prestavano la loro opera da oltre 20 anni. Situazione che sta generando preoccupazione e apprensione tra tutto il personale dell’azienda che, ad oggi, occupa circa 240 addetti. […] Chiediamo un impegno concreto da parte della Dompè affinché si possano trovare soluzioni immediate finalizzate al mantenimento degli attuali livelli occupazionali e chiediamo nel contempo di aprire un tavolo di discussione per il rinnovo del Premio di Partecipazione, dando il giusto riconoscimento alle lavoratrici e ai lavoratori per il lavoro svolto in tutti questi anni, che ha contribuito fattivamente alla crescita del gruppo”.

Preoccupato anche il presidente del Consiglio comunale Roberto Tinari, che in una nota scrive: “Le notizie allarmanti, sotto il profilo della perdita di posti di lavoro, che provengono dallo stabilimento aquilano della Dompè devono preoccupare tutti. A cominciare dalla classe politica, che, senza divisioni di alcun genere, è tenuta ora più che mai a scendere in campo per scongiurare questo dramma. L’azienda farmaceutica in questione ha più che raddoppiato i ricavi in 3 anni e ha ottenuto fondi per l’ampliamento del sito aquilano. Nonostante questo, 30 contratti di somministrazione non saranno rinnovati e il premio di partecipazione non sarà pagato al personale”.

Una situazione assurda, che non può lasciare indifferenti. Nessuno pensi che, siccome si tratta di rapporti contrattuali che non comportano dipendenza diretta dall’azienda, la cessazione di tale rapporto non crea perdita di lavoro. Qui parliamo di 30 addetti, molti dei quali con un bagaglio professionale acquisito in azienda con anni di sacrifici, e di altrettante famiglie che rischiano di trovarsi improvvisamente sul lastrico. E un apparato di dipendenti che vedono ridursi il salario, per via del mancato rinnovo dell’integrazione che prevede la premialità per il raggiungimento degli obiettivi. Con i tempi che corrono, è grave. Con tutto il rispetto per il prestigio di una delle principali industrie farmaceutiche internazionali, ma la motivazione resa ai sindacati secondo la quale queste decisioni hanno, come presupposto, una congiuntura economica sfavorevole, non regge. Il fatturato, come detto, è salito: quale sarebbe la situazione negativa? Il consigliere regionale Pietrucci già ha sollevato il problema, insieme ai sindacati. Ma della questione devono farsi carico tutti, con una condivisione di azioni significative che vedano coinvolti i parlamentari e le istituzioni, a cominciare da Regione e Comune. La politica deve farsi carico di affrontare la questione, a fianco delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, con determinazione e con la convinzione di riuscire nell’intento di salvare i salari. L’abbiamo detto e ripetuto migliaia di volte: L’Aquila non è una città come tutte le altre. Tra terremoto e pandemia sono 12 anni che lotta ogni giorno per rinascere. Dare una spallata al reddito di 270 persone, tra dipendenti e somministrati, è un colpo durissimo ai danni di centinaia di famiglie e di un’intera comunità. Se ne renda conto la Dompè e non dimentichiamolo noi”.