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Gino Bucci, la vita fuori sede dell’abruzzese più social d’italia

I sogni, i progetti, la sensibilità agricola di Gino Bucci, per tutti il mitico abruzzese fuori sede. L'intervista al Capoluogo.

Lui si chiama Gino Bucci e su questo “’nze tosce”. Tutti però da Nord a Sud, passando per le isole, lo conoscono come L’Abruzzese Fuori Sede, ideatore della pagina Facebook nata per scherzo nel 2014 e cresciuta fino a diventare famosa in tutta Italia.

200 mila followers su Facebook, Gino Bucci è approdato anche su Instagram dove aveva una pagina da 50 mila seguaci che ora sono “solo” 15 mila per motivi tecnici (ha dovuto ricrearla).

Gino Bucci con L‘Abruzzese Fuori Sede ha creato un personaggio ironico, irriverente, simpatico, con il quale ha diffuso e fa conoscere tradizioni, cultura, storie e aneddoti di quell’Abruzzo vero, verace che profuma di autenticità.

Fosse per Gino non si mostrerebbe, a dispetto dei tanti followers è un ragazzo timido e riservato (per avere una foto è partita una sorta di simpatica contrattazione a suon di rustelle e barattoli di salsa). A lui piace vivere tranquillamente, si divide tra l’Abruzzo, dove ci sono i ricordi e la famiglia (è di Martinsicuro), e Bologna, dove studia per la magistrale in Lettere.

L’Abruzzese Fuori Sede, storia di un fenomeno social

Il Capoluogo ha scalfito la sua reticenza e con la promessa di omaggiarlo di una focaccia fatta con lievito madre non appena farà tappa a L’Aquila, è riuscito a strappargli un’intervista, per far conoscere Gino, il volto della pagina, il ragazzo che riesce a strapparti un sorriso anche quando la giornata è partita malissimo.

La pagina di Gino si ispira alle nonne abruzzesi, quelle di una volta, con la crocchia in testa che profuma di brillantina Linetti, lo “zinalino” e le mani sempre in pasta…

“La pagina nasce da questi ricordi, perché mi stava simpatica nonna, alla fine. Nonna era il dialetto, le tradizioni, il mio paese, la mia regione. Lei parlava molto per frasi fatte e modi di dire e quel tipo di sensibilità agricola sicuramente mi ha plasmato e formato. Le tradizioni sono il passato e il futuro dei paesi: ci ricordano i nostri avi, ci piace insegnarle ai nostri figli. A me personalmente piacciono molto le derive mistiche, se non magiche, della tradizione. Dal malocchio alla ‘mmidija, passando per i mazzemarille e la pandafeche. Mi diverte raccontarle, trovando ogni volta nuovi spunti e nuove storie”.

Racconti che Gino affida al computer dalla sua casa di Bologna, dove da bravo abruzzese fuori sede non disdegna i tortellini, ma quando può prepara anche le “scrippelle ‘mbusse”. Com’è la vita di Gino a Bologna?

“La mia vita fuori regione non è particolarmente entusiasmante. Mi piace stare solo, sia in casa che fuori. Tendenzialmente passo le giornate a scrivere e studiare; oppure cammino per Bologna, in particolare nelle zone periferiche. Ho una ragazza che rispetta la mia voglia di non fare molto, e tant’è. Tra l’altro a breve – sperabilmente – questa (piacevole) vita finirà, pasta al tonno compresa”.

La pasta al tonno insieme alle ricette della nonna è un must nella dieta di Gino che però non diventerà chef. Cosa farà quindi l’abruzzese fuori nel prossimo futuro?

“Non ho mai fatto progetti, purtroppo, non ci riesco. Navigo a vista. Sicuramente la laurea magistrale nel breve (mi manca un solo esame, latino, un dramma annoso), visto che già siamo ampiamente fuori tempo massimo e tendenzialmente avevo mollato, accontentandomi della laurea triennale, ma giustamente bisogna completare, anche solo per rispetto dei miei genitori. Poi mi piacerebbe continuare a scrivere, come già faccio, sia sulla mia pagina che su altri giornali, libri e tutte cose. Mi fa molto piacere quando mi contattano per chiedermi di scrivere. Ho scritto un calendario abruzzese che è andato abbastanza bene; ho ricevuto qualche proposta per dei libri, un po’ di materiale pubblicabile ce l’avrei pure: credo che qualcosa accadrà in tal senso. In definitiva comunque penso di tornare stabilmente in Abruzzo, almeno nei prossimi anni, poi si vedrà”.

Quindi, c’è un futuro legato alla scrittura, magari nel giornalismo?

“In realtà ho sempre scritto, a scuola andavo bene solo in italiano ‘nzomme. Ho lavorato per anni in un giornale paesano, ho seguito il corso e tutte cose; poi non me la sono sentita di “pagare” il patentino, almeno per il momento. Mi piace scrivere d’Abruzzo chiaramente, ma non disdegno altri argomenti quali il tonno, il cinema (ho visto per anni 3/4 film al giorno, non a caso sono fuori corso) o il tennis”.

“Da sempre, inoltre, la cosa che mi viene più naturale è scrivere filastrocchette in rima, lo faccio spesso anche sulla pagina. Mi piace inoltre mischiare i dialetti con l’italiano cercando di inventare nuove parole”.

A tal proposito Gino vuole fare un appello, all’Accademia della Crusca…

“Approfitto di questo spazio per ribadire il mio appello verso l’Accademia della Crusca: ‘intoscibile’ è una parola buona e giusta, morfologicamente soddisfacente, pregna di significato, unica nel suo genere”.

Per Gino, insomma, “intoscibile merita di entrare nei dizionari italiani, forse”.