Quantcast

Francesco Barone, 54′ missione umanitaria in Africa: situazione drammatica, le violenze hanno origini remote

Intervista al professor Francesco Barone, alla sua 54'esima missione umanitaria in Africa. Dall'aiuto agli orfanotrofi, a quello agli ex bambini soldato e ai bambini di strada: "la situazione è peggiorata".

Intervista al professor Francesco Barone, alla sua 54’esima missione umanitaria in Africa. Dall’aiuto agli orfanotrofi, a quello agli ex bambini soldato e ai bambini di strada: “la situazione è peggiorata”.

Portare riso, fagioli, olio, sale, sapone alle famiglie in ddificoltà. E poi: attrezzi da lavoro ai bambini ex soldati per imparare un mestiere, come il fabbro, il falegname, il parrucchiere. Siamo a Goma, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo: e queste sono solo alcune delle attività che in questi giorni sta portando avanti Francesco Barone, professore dell’Università degli Studi dell’Aquila impegnato nella sua 54′ esima missione umanitaria in Africa.

francesco barone

Una missione che arriva a diversi mesi di distanza dall’ultima, complice anche la pandemia e le difficoltà organizzative di questi ultimi anni. Tanto attesa, sperata, e finalmente concretizzatasi, con l’arrivo a Goma una settimana fa.

Francesco Barone, la sua Africa 53 missioni dopo: “La vera povertà è quella delle ingiustizie”

“Come è noto, l’attesa è uno degli stati più singolari che un essere umano possa provare. Nel mio caso, l’attesa è stata mista alla speranza di tornare in Africa” ci dice il professor Barone. “Attesa e speranza hanno a che fare con il futuro, con qualcosa che deve avvenire, generano ansia e incertezza, tendono ad accelerare il tempo verso il futuro e a voler bruciare il presente. Si ha la sensazione di vivere in tempi e spazi vuoti, tuttavia, gli insegnamenti acquisiti in Africa e relativi al “tempo lento”, mi hanno aiutato a superare lo stress dell’attesa. Un detto congolese recita: gli orologi agli svizzeri, il tempo agli africani”.

“Finalmente dopo un anno e mezzo dall’ultima missione è stato possibile tornare a Goma. Tornare in missione, significa innanzitutto, allontanarsi da ogni certezza. Vuol dire mettere in dubbio la possibilità di tornare in Italia”.

Cosa le è mancato di più dell’Africa?

Ciò che mi è mancato di più è la luce del sole, il ritmo naturale della vita, la relazione con le persone, il loro profondo senso del rispetto. Mi sono mancate le danze e i canti tradizionali.

Che situazione ha trovato a Goma e quali sono le attività che state svolgendo in questi giorni?

La percezione è quella che la situazione sia peggiorata. L’instabilità e il difficile controllo da parte dello Stato sono le cause principali del difficile e delicato periodo che sta attraversando la popolazione del Nord Kivu. A dire il vero, le violenze hanno origini remote, soprattutto per la presenza di ricchezze minerarie e a causa delle ingerenze degli Sati confinanti. I nostri interventi hanno come obiettivo: l’aiuto agli orfanotrofi, agli ex bambini soldato e ai bambini di strada. Alle famiglie residenti ai quartieri poverissimi della città. Inoltre, stiamo provvedendo al pagamento delle spese per le cure e le dimissioni dei bambini poveri ospedalizzati. Tutto ciò, attraverso la consegna di grandi quantitativi di alimenti, medicine, vestiti e altri prodotti di prima necessità.

Di cosa si ha più bisogno a Goma e come si può collaborare dall’Italia?

Qui la situazione è davvero drammatica, si ha bisogno di tutto: cibo, vestiti, medicine. I bambini hanno bisogno di essere protetti. Molti vivono in condizioni davvero precarie. Noi siamo qui. Come è evidente. Per chi volesse aiutarci, questi sono i riferimenti:
Associazione onlus
Help senza confini
Banca Intesa San Paolo
Iban:
IT61 Y030 6909 6061 0000 0114 946

francesco barone