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Francesco D’Amore e il suo Parco Sirente Velino, “non è un perimetro a fare un Parco”

Parla Francesco D'Amore, neo Presidente del Parco regionale Sirente Velino. "In 4 anni 22 sindaci hanno lavorato a una legge per il bene del territorio, senza colori politici. L'obiettivo non è mai stato uscire dal Parco, ma farlo funzionare"

ROCCA DI MEZZO – Francesco D’Amore nuovo Presidente del Parco regionale Sirente Velino. L’intervista in anteprima alla redazione del Capoluogo: “Sulla nuova perimetrazione polemiche sterili. Le scelte dei sindaci vogliono dare nuovo valore al Parco”.

Francesco D’Amore ripercorre i passi che hanno portato alla nuova perpetrazione del Parco Regionale Sirente Velino. Un cammino lungo più di 4 anni e che, lo scorso 15 luglio, ha portato alla nomina del nuovo Presidente dopo anni di commissariamento.

Francesco D’Amore, sindaco di Fagnano Alto e presidente della comunità del Parco (dal 2017 ndr) è stato eletto all’unanimità Presidente del Parco Regionale Sirente Velino e, ai microfoni del Capoluogo, parla in anteprima. “Le scelte di 22 sindaci non sono dettate da colori politici. Si è scelto di riperimetrare per rilanciare il Parco stesso e i suoi territori. Era fondamentale restituire voce ai sindaci, affinché i territori che il Parco lo vivono ogni giorno fossero finalmente tutelati.

L’intervista a Francesco D’Amore

“L’ente nella sua storia trentennale non ha quasi mai funzionato a dovere, passando troppi anni di commissariamento, invece di avere una gestione diretta da parte degli amministratori preposti. La mia storia inizia nel 2015, quando vengo eletto per la prima volta sindaco di Fagnano. Di lì a poco gli amministratori sono stati convocati dall’allora assessore regionale ai Parchi Di Matteo – il quale aveva commissariato il Parco -per formare una nuova Governance, di comune accordo con i sindaci. È partito tutto da qui”, ci spiega il neo Presidente Francesco D’Amore.

Quattro anni di lavoro, due con la giunta di centrosinistra e due con quella attuale di centrodestra: nel mezzo la ricostituzione della Comunità del Parco, nel 2017. Fino ad arrivare alla nuova legge “frutto di uhm confronto costante con i sindaci del territorio, gli assessori regionali, la categorie e le associazioni portatrici di interessi”. Quindi, la tanto discussa riperimetrazione del Parco regionale Sirente Velino.

Proprio la riperimetrazione è alla base della nuova legge licenziata prima dalla Commissione Territorio e poi approvata in Consiglio regionale.

Parco Sirente Velino, approvata la nuova disciplina

Una riperimetrazione condivisa da tutti i Comuni della Comunità del Parco. Del resto, il lavoro portato a termine è stato fatto insieme in tutti questi anni. Per troppo tempo è mancata condivisione di intenti e di programmazioni. Abbiamo discusso di tutta una serie di benefici che sarebbero potuti spettare al territorio”. 

Se il territorio, però, è sembrato essere d’accordo, molti si sono mostrati di tutt’altro avviso e la questione è passata allo scontro politico. Perché? “La Comunità del Parco – risponde il Presidente Francesco D’Amore – non ha mai fatto un discorso politico in merito alla nuova legge. I 22 sindaci, di destra, sinistra e liste civiche, hanno lavorato per quattro anni perseguendo le stesse finalità: quelle di riportare la centralità decisionale a chi amministra il territorio. Non era più accettabile subire ìdecisioni dall’alto. È stato necessario un grande lavoro e va dato grande riconoscimento alla Regione, che ha saputo ascoltare e toccare con mano la situazione e il lavoro fatto. Le polemiche provengono da persone che credo abbiano frequentato poco il Parco. Ne sono molto amareggiato. Questo tipo di riforme va condiviso con le comunità locali e quanto fatto nel Parco Sirente Velino ne è l’esempio: avevamo l’obiettivo di uscire da un Parco che non funzionava e non di uscire dall’Ente Parco“. 

“Abbiamo lavorato soprattutto sulle criticità riscontrate nel tempo, anche per abbassare l’acredine della popolazione verso l’Ente Parco. Del resto, sono sempre stato a favore del Parco e il mio compito è stato quello di fare sintesi tra le posizioni dei componenti la Comunità del Parco – ben 22 sindaci – cercando una strategia aggregante e di pari dignità per tutti i territori interessati“.