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Selfie, filtri e labbra ritoccate tra le giovanissime: così nascondiamo le insicurezze

Foto ritoccate, selfie, filtri Instagram che cambiano connotati ed ora la Rich Girl Face, cioè la medicina estetica per assomigliare a ragazze famose. "Facciamo fatica ad accettarci e inseguiamo una perfezione che non esiste".

Foto ritoccate, selfie, filtri Instagram che cambiano i connotati ed ora la Rich Girl Face, cioè la medicina estetica per assomigliare a ragazze famose. C’è una smodata fame di bellezza nella nostra società, ma si fa fatica a riconoscerla. Una bellezza standard: suggerita non più dalle dee dipinte sui quadri, ma dai selfie che si susseguono sui social. E pazienza se, un giorno, sembreremo tutti uguali.

Dove non arrivano i filtri arrivano i trattamenti. Emerge il fenomeno della “Rich girl face”: il 42esimo Congresso nazionale della Società di Medicina Estetica, tenutosi a Roma, ha evidenziato come sempre più adolescenti chiedano al medico estetico di trasformare la propria immagine per assomigliare a ragazze ricche e famose. Come? Grazie a labbra gonfie e zigomi pronunciati. Trattamenti, un tempo nascosti, oggi ostentati tramite social.

Un fenomeno, quello delle Rich girl Face – terminologia coniata dal chirurgo plastico tedesco Dirk Kremer per Glamour UK – che interessa soprattutto le ragazze under 30.

“Oggi si rincorre l’ideale di perfezione esteriore, ci si preoccupa della forma molto più dei contenuti. Si stenta invece a inseguire il progresso, che non è certamente mera forma“. A parlare alla redazione del Capoluogo è la psicologa e psicoterapeuta aquilana Chiara Gioia.

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“La fame di bellezza è sempre esistita, ma soprattutto oggi viene confusa per semplice edonismo, vanità. Il concetto del bello rimanda all’armonia e riguarda una necessità dell’essere umano. Sentirsi bello è indispensabile al suo equilibrio psicologico e sociale. E il desiderio di bellezza che si registra al giorno d’oggi è una rincorsa a un’idea di perfezione veicolata sempre più dai social network. In questo modo ci si allontana dal concetto di progresso e si torna alla rigidità di canoni imposti, di cui si rischia di diventare schiavi. Logicamente, infatti, inseguire canoni prestabiliti da una società in cui l’immagine la fa da padrona conduce all’omologazione.

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Oggi, quindi, la società è il riflesso di tutto questo: ma ci sono delle conseguenze. “Questa fame di bellezza e questa rincorsa all’esteriorità e a un’apparenza che prevale sull’essenza, cosa vanno ad offuscare? Eventuali disagi interiori, che vengono così soffocati nel tentativo di sentirsi meglio inseguendo idee di perfezione. La  vera essenza del reale concetto di bellezza, però, non consiste nel raggiungere una perfezione che non esiste, ma nel raggiungere il progresso: inteso come crescita individuale e personale, grazie ad un vero equilibrio intrapsichico“, continua Chiara Gioia.

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“Il concetto di bellezza, va precisato, non rimanda soltanto all’ideale descritto dai canoni estetici, ma – anche e soprattutto – al principio di bellezza interiore. Come facciamo un qualcosa, come approcciamo al lavoro e tutte le caratteristiche che più rispecchiano il nostro modo di essere. Va bene la cura del corpo, ma essa non può essere priva dell’attenzione all’anima mundi. Possono esserci tutti i ritocchi del mondo, tuttavia la forma esteriore, se manca qualità al suo interno, diventa solo una sorta di schermata superficiale: bella sì, ma fine a sé stessa”.

Cosa si intende per Anima Mundi?

“Il concetto di bello è riferito a qualcosa che sia ben proporzionato al nostro equilibrio intrapsichico. Nella lingua italiana ‘bello’, a livello culturale, indica non solo ciò che risulta piacevole ai sensi, ma anche qualità più generali, ad esempio ciò che il bello suscita nell’animo umano. La bellezza riguarda il nostro modo di vivere e di stare al mondo. Qui si inserisce il concetto del ‘Fare Anima’, quindi dell’anima mundi: facendo chiaro riferimento alla realizzazione dell’umanità di ciascuno. Tutti siamo contagiati e/o condizionati dal senso di bellezza, che diventa tutt’uno con l’anima stessa della persona. Il ‘fare anima’ implica inevitabilmente i luoghi dell’anima e le rispettive cure. Tali luoghi vanno frequentati, visitati, compresi nel loro significato e resi propri. Ed è qui che l’anima utilizza un linguaggio per esprimere aspetti di sé, di riflessione sul senso della vita e del mondo: esistono luoghi privati e collettivi anche a livello intrapsichico, così si completa il concetto autentico di bellezza, che è anche e soprattutto quella sostanza che riempie la forma“.

La bellezza, il potere delle foto e i pericoli dietro i filtri

Sentirci belli ci fa sentire desiderati e desiderabili. Quindi, il nostro senso del bello ci conduce a renderci attivi socialmente. Il fenomeno dei selfie è entrato ormai appieno nel modo di vivere della maggior parte delle persone, seguendo l’evoluzione della foto stessa, che ha avuto un’autentica metamorfosi. La foto è un modo per conoscere: una modalità che permette, cioè, di fissare attimi di vita – individuale e collettiva – emozioni, sensazioni e ricordi, a livello manifesto. Del resto, l’uomo è fatto di immagini e senza di esse tende a smarrirsi, a livello identitario e di coscienza”.

I selfie oggigiorno, però, sono accompagnati sempre più spesso da un uso dei filtri addirittura disfunzionale, “molto probabilmente legato a forti insicurezze che, nei casi più estremi, portano alla non accettazione di sé o addirittura a disturbi alimentari o a stress psicologico. Uno stress legato al non raggiungimento di quella finta immagine che in realtà si desidera tanto avere“.

“Alcuni studi scientifici evidenziano un incremento di personalità narcisista. Infatti, il processo dei selfie ha il potere di unire la forza dell’autoritratto con una comunicazione virtuale sicuramente amplificata, che è in grado di offrire, soprattutto ai più giovani, uno strumento molto efficace per poter oggettivare e raccontare in modo non sempre e/o del tutto vero ciò che risiede nei nostri luoghi psichici. I selfie, soprattutto se modificati dai filtri, sono – così come le foto – degli strumenti espressivi che hanno il potere di modificare ciò che si intende far arrivare agli altri e non mostrare la genuinità, l’essenza di ciò che realmente si è. Allo stesso tempo, i selfie degli altri ci consentono di comprendere quali sono le modalità che vengono maggiormente accettate dal collettivo, ma con il rischio di far sottacere l’anima mundi”.

I filtri per nascondere le vulnerabilità

“Se la logica dell’avere prevale oggi su quella dell’essere, altresì la logica dell’apparire prevale sulla logica dell’essenza di ognuno. È un meccanismo fin troppo comune quello di modificare la propria vita e la propria immagine sui social: dove la vulnerabilità sembra essere vietata e stigmatizzata“, continua la psicologa aquilana Chiara Gioia.

“Sono stati effettuati già vari studi scientifici che evidenziano possibili derive sintomatologiche nelle persone che tendono ad agire con l’uso di filtri tecnologici sulla propria immagine corporea: quasi a voler soffocare il ‘fare’ anima. La sintomatologia potrebbe includere depressione, ansia, disturbi del comportamento alimentare o disturbi legati alla dismorfofobia, cioè il non accettare il proprio corpo, vederlo non equilibrato e trovarlo sproporzionato nella sua totalità”. 

Anche la prova costume diventa uno scoglio da superare, a prova di social e post Instagram “inseguendo personaggi noti che dipingiamo come icone e modelli di perfezione. Questo poiché non accettiamo gli eccessi, le imperfezioni, la dinamicità e il cambiamento a cui il corpo dell’uomo è soggetto, anche a seguito di dinamiche e processi naturali, come il tempo che passa.

“Se una donna di spettacolo torna sullo schermo dopo una gravidanza, con qualche chilo in più, finirà inevitabilmente per essere oggetto di critiche sul suo aspetto fisico: come se il suo canone di bellezza non corrispondesse più ai canoni televisivi. Non si accettano le inevitabili trasformazioni del proprio corpo e, spesso, di quello altrui. Chi dice o stabilisce, però, che per apparire in televisione bisogna avere le misure di una modella? Tutto ciò è indice di una bellezza intrapsichica che non è stata mai nutrita: volersi modificare totalmente vuol dire non accettarsi, è un segnale dell’assenza di equilibrio interiore. La stessa bellezza dei luoghi fisici, quindi un esagerato impegno nella cura della nostra casa, del nostro giardino può essere il riflesso di ciò che abbiamo dentro: chi non accetta il disordine fisico, probabilmente, si trova a combattere con un suo caos intrapsichico. Perché la bellezza è armonia ed equilibrio, fuori e dentro“, conclude Chiara Gioia.

 

 

 

chiara gioia

Il Capoluogo propone una rubrica di approfondimenti curata dalla psicologa e psicoterapeuta Chiara Gioia, attraverso appuntamenti settimanali. La psicologia e la terapia, per troppe persone, restano ancora un tabù. Intraprendere un percorso di terapia non vuol dire soffrire di una malattia, tuttavia sono ancora molti i luoghi comuni sulla psicoterapia e i pregiudizi su chi decide di fare delle sedute dallo psicologo. Fare terapia vuol dire, semplicemente, capirsi e mettere al primo posto il proprio benessere.