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La sentenza

Auto blu, Gianni Di Pangrazio condannato

Il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio condannato a 1 anno e 4 mesi per la vicenda sulle auto blu.

AVEZZANO – Il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio è stato condannato a 1 anno e 4 mesi al processo per le auto blu.

Gianni Di Pangrazio stato condannato per peculato d’uso per 4 utilizzi della macchina e per una ipotesi di falso.

La sentenza del Tribunale dell’Aquila relativa alla vicenda delle auto blu della Provincia dell’Aquila che ha visto imputato il sindaco di Avezzano, in veste di dirigente dell’ente, è arrivata in serata.

I pm Stefano Gallo e Roberta D’Avolio avevano chiesto 4 anni e mezzo di reclusione.

Per Di Pangrazio adesso, in base a quanto previsto dalla legge Severino, scatta la sospensione.

La legge, voluta dall’ex Ministro della Giustizia, Paola Severino, che all’interno dell’Esecutivo di Mario Monti ne ha scritto i decreti attuativi, prevede la sospensione, anche a nomina avvenuta regolarmente, di una carica comunale, regionale e parlamentare se la condanna avviene dopo la nomina del soggetto in questione.

Per coloro che sono in carica basta anche una condanna non definitiva per l’attuazione della sospensione che può durare per un massimo di 18 mesi.

Quindi adesso, dopo la condanna, a prendere in mano l’amministrazione di Avezzano sarà provvisoriamente Domenico Di Berardino che ricoprirà le funzioni del sindaco. Il capoluogo marsicano si troverà si nuovo senza sindaco, reduce già dal lungo commissariamento dopo la sfiducia all’ex sindaco De Angelis.

Di Pangrazio, ricusato il giudice del processo per le auto blu

Nel corso del processo, a settembre 2019, era stato ricusato anche il giudice, presidente del collegio, Alessandra Ilari, perchè, secondo i legali, avrebbe pronunciato durante l’udienza alcune parole indicative e anticipatorie di un futuro giudizio contrario agli imputati.

Gianni Di Pangrazio e la vicenda delle auto blu.

A Di Pangrazio sono stati contestati dall’accusa 5 viaggi. Il processo è partito nel 2016, i fatti contestati, invece, fanno riferimento al 2014, quando la polizia giudiziaria mise i sigilli a tre auto di proprietà della Provincia, di cui Di Pangrazio era dirigente. Le accuse, quelle di truffa, peculato, falso e abuso di ufficio.

A rappresentare il collegio difensivo gli avvocati Antonio Milo e Claudio Verini, Roberto Verdecchia, Alessandro Benedetti, Giovanni Marcangeli, Stefano Massacesi e Stefano Guanciale.

Durante la precedente udienza Di Pangrazio aveva spiegato che, secondo il regolamento del Comune che vigeva allora, era consentito l’utilizzo dell’auto di rappresentanza.

L’ex sindaco ha precisato di aver “agito seguendo il regolamento”, fornendo prove documentali e testimoni per giustificare i viaggi.

Insieme al primo cittadino di Avezzano furono indagati anche tre autisti: Maria Pia Zazzara di Pescina, Mario Scimia dell’Aquila, la dirigente Paola Contestabile di Celano con l’accusa di peculato e Anna Maceroni, di Avezzano, dipendente pubblica, tutti finiti a giudizio ma comunque con ruoli minoritari.

L’ex autista di Di Pangrazio, Ercole Bianchini chiese ed ottenne il patteggiamento.

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