Quantcast

Falesia Madonna d’Appari, Asbuc: “L’Anas si occupi della messa in sicurezza”

Falesia Madonna d'Appari, si fa sentire l'Asbuc: "L'Anas non giochi allo scaricabarile: si occupi della messa in sicurezza".

Falesia Madonna d’Appari, si fa sentire l’Asbuc: “L’Anas non giochi allo scaricabarile: metta in sicurezza la Falesia”.

“L’Anas, invece di giocare allo scaricabarile e di arrampicarsi sugli specchi, si faccia immediatamente carico della messa in sicurezza della falesia sulla statale 17 bis. Una palestra di arrampicata che rappresenta un importante attrattore turistico per tutto il territorio, come pure del tratto, forse più pericoloso, all’altezza della galleria, incredibilmente bypassato dall’intervento del luglio 2009, la cui stabilità geologica è stata fortemente compromessa dallo scempio rappresentato dall’allargamento  e ‘squadratura’ della stessa galleria del luglio 2012. Da respingere al mittente, in ogni caso, la curiosa pretesa che sia l’Asbuc a farsi carico dell’intervento, per il quale l’Amministrazione non ha competenza alcuna”.

La richiesta arriva da Fernando Galletti, presidente dell’Amministrazione separata degli usi civici (Asbuc), di Paganica e San Gregorio, frazioni del Comune dell’Aquila, a seguito dell’ordinanza 95 del 4 giugno scorso, con la quale il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha disposto il divieto di utilizzo della falesia e delle attrezzature da arrampicata sportiva in località Madonna d’Appari, lungo la statale 17 bis, tra Paganica e Camarda.

Il divieto rimarrà “fino al comprovato ripristino e/o verifica delle condizioni di sicurezza con l’obiettivo di salvaguardare l’incolumità pubblica”.

L’Asbuc è titolare della particella catastale, mentre l’Anas è gestore dell’infrastruttura stradale sottostante. Il distacco, verificatosi il 2 novembre scorso e segnalato al Comune dell’Aquila, ha visto poi l’Anas, con nota del 18 febbraio, declinare ogni responsabilità relativa all’attività di messa in sicurezza della pareti rocciose.

A stretto giro l’Asbuc, con una nota del 19 febbraio, ha risposto al Comune che “esula dai poteri e competenze dell’amministrazione separata degli usi civici l’attività di messa in sicurezza e di sistemazione delle pareti e dei versanti rocciosi e di protezione del sottostante corpo stradale”.

In data 3 giugno il Comune dell’Aquila ha scritto al Dipartimento Territorio e Ambiente della Regione Abruzzo, per chiedere un supporto con attrezzature e professionalità adeguate ad effettuare un sopralluogo di approfondimento sulla falesia. La Regione ha risposto che “non avendo avuto segnalazioni di nuovi eventi con associate criticità, questo servizio non potrà garantire un ulteriore sopralluogo di approfondimento tecnico- professionale… che dovrà essere disposto dall’ente e struttura territorialmente competente”. Di conseguenza il 4 giugno è stata disposta la chiusura della falesia.

Commenta quindi Galletti, “ribadiamo con forza quanto evidenziato nella risposta al Comune dell’Aquila, ovvero la non competenza da parte dell’Asbuc per un intervento di tale natura, quantificabile in circa 70mila euro e non alla portata del nostra disponibilità economica. E soprattutto esprimiamo sconcerto davanti all’atteggiamento di Anas. La legge del resto parla chiaro, visto che all’articolo 19 della legge regionale 81 del 1998, è scritto che ‘i lavori o le attività su fiumi, su torrenti, su versanti instabili o in erosione, inerenti la conservazione e la messa in sicurezza di un ponte o di una strada pubblica o di un qualsiasi altro pubblico servizio, anche se da realizzarsi al di fuori dell’area di proprietà del soggetto titolare del bene, si eseguono e si mantengono a spese esclusive di quella amministrazione a cui spetta la conservazione del ponte della strada del pubblico servizio’, ovvero con tutta evidenza, l’intervento è a carico, in questo caso, dell’Anas, e non certo dell’Asbuc, che è meramente titolare della particella catastale di uso civico”.

L’Asbuc ricorda poi che l’Anas, sullo stesso tratto di strada e a pochi metri di distanza, dovrebbe farsi carico anche di risolvere l’ulteriore rischio rappresentato dai distaccamenti di materiale e dall’instabilità che interessano le pareti rocciose tra la falesia e il santuario della Madonna d’Appari e, in particolare, quelle che sovrastano il tunnel, oggetto di un contestato allargamento da parte della Provincia dell’Aquila.

“Non è più tempo di tergiversare: è l’Anas che deve intervenire e il Comune e la Regione devono fare la loro parte per risolvere, nel più breve tempo possibile, questo problema: al fine di garantire l’incolumità di chi transita in una strada ad alta percorrenza e strategica, e per riaprire il prima possibile alla fruizione pubblica la falesia, utilizzata, va ricordato non solo da tanti appassionati di arrampicata provenienti anche da fuori regione, ma anche, per le sessioni di esercitazione da parte dell’Esercito italiano, della Guardia di finanza e dal Soccorso alpino”.