Quantcast

Countless Cities, Favara chiama L’Aquila: cicatrici e rinascita alla Biennale delle Città del Mondo

L'Aquila a Favara per Countless Cities: la Biennale delle Città del Mondo. Nella città rinata dalle mafie, la città che rinasce: con la cicatrice del sisma 2009 e la sua rinascita consapevole

Countless Cities, il mondo a Favara: ci sarà anche L’Aquila.

Pensando a Countless Cities viene da domandarsi: chi avrebbe mai pensato che Favara sarebbe diventata culla di arte, cultura ed iniziative artistiche di rilevanza internazionale? Nessuno, almeno non fino a 11 anni fa. Poi è nato un sogno, chiamato Farm Cultural Parkfrutto del coraggio e della passione di Andrea e Florinda. Quindi, sono spuntati 7 cortili rinnovati con numerose mostre d’arte in mezzo al nulla e, inevitabile, è stato lo stupore di tutti.

Oggi, Favara è pronta per la seconda edizione della Biennale delle Città del Mondo: L’Aquila sarà presente, con la sua storia e la sua ricostruzione al grande evento Countless Cities.

Countless cities sarà inaugurata oggi, venerdì 25 giugno e sarà visitabile fino ad ottobre 2021. L’Aquila avrà un suo padiglione all’interno del cortile Quid Vicolo Luna. La seconda edizione della Biennale delle città del mondo si terrà all’interno della magica cornice del Farm Cultural Park, uno dei centri culturali indipendenti più influenti del mondo contemporaneo: tra i progetti più innovativi e vivaci di rinascita di realtà urbane.

countless cities

Con il capoluogo alla Biennale Countless Cities ci saranno San Paolo, Hong Kong, Tangeri, Napoli, Bruxelles, Buenos Aires, Abu Dhabi e tante altre città. L’Aquila – invitata dall’ideatore e curatore dell’iniziativa, Andrea Bartoli – racconterà la sua rinascita, nel suo padiglione. Tutto, nell’ormai incantato regno di Favara: che Andrea e Florinda, marito e moglie, si sono impegnati per trasformare nel luogo di vita ideale, per loro e per tanti.

Non più un’identità e una realtà legata a storie e idee di mafia, malaffari, abusivismo: bensì centro culturale e attrattore turistico.

Dalle macerie di una città senza una meta e da quelle, maledette, che hanno spazzato via le giovanissime vite di Marianna e Chiara, nel tragico crollo della loro palazzina, un progetto che albergava nei cuori di Andrea e Florinda già da qualche tempo. Perché “dovevamo scegliere se lasciare Favara – per motivi lavorativi e di prospettive – o restare. Andare via sarebbe stato in parte semplice, ma restare e cambiare quella realtà era forse l’unica possibilità di dare un’altra chance alla città e alla sua gente. Così, quello stesso anno in cui crollò la palazzina in centro, portando via con sé Marianna e Chiara, riuscimmo a trasformare alcuni cortili riempiendoli di arte. Partì tutto da lì, da una nuova luce che non sembrava neanche possibile tornare a scorgere: da allora non ci siamo più fermati”, ci spiega Andrea Bartoli

Dalle prime mostre d’arte è stato un percorso di crescita inarrestabile: gli eventi, i convegni, gli artisti sempre più noti, i visitatori da sempre più lontano, i progetti culturali. E poi la Biennale delle Città del Mondo, giunta alla sua seconda edizione.

Andrea oggi ci racconta Favara con orgoglio e con un pizzico di emozione, portando indietro lo sguardo a un cammino già ricco, ma che ha ancora tanta strada davanti. Cammino che, da oggi, si intreccia con quello dell’Aquila. Oggi – ci spiega – Favara non è più la città della mafia. Al contrario, è la città dei giovani, della sperimentazione: una piccola Capitale della Rigenerazione urbana che nel tempo sta ricevendo moltissimi riconoscimenti”. 

Ma com’è stato possibile realizzare tutto questo?

“Grazie all’Arte, alla Cultura, all’Educazione e all’Ambiente, cioè le linee guida e le direttrici che sono state, in tutti questi anni, alla base del nostro ambizioso progetto. Nell’ambito del settore artistico e culturale basti citare la Biennale Countless Cities; per i progetti educativi cito la Scuola di Architettura per bambini, SOU, e Prime Minister, Scuola di politica per giovani donne. Per l’Ambiente il nuovo progetto Human Forest, che ci ha visto insediare una foresta in alcuni edifici in rovina. Questo per dimostrare che, in un momento in cui si parla tanto ma si fa poco per l’ambiente, se è possibile insediare una foresta all’interno di un palazzo, allora è anche possibile arricchire la città di aree verdi e promuovere il rispetto di tutto ciò che ci circonda”. 

Scegliere di restare a Favara – preferendola a una realtà quale quella di Parigi, anche per situazioni legate all’attività di notaio di Andrea – ha fatto sì che il Farm Cultural Park fosse una sorta di dispositivo di compensazione. Per noi, ormai da tempo, Favara è un piccolo ombelico del mondo: nel senso che non c’è un solo giorno in cui non arrivi un architetto, un artista, un giornalista, un antropologo. Tutto questo per noi è il segno evidente che Favara sia un vero centro del mondo”. 

Quest’anno la seconda edizione della Biennale. L’arte e gli artisti si mettono al servizio di un nuovo modo di ripensare il mondo, i nostri sistemi abitativi, le nostre case, anche gli stessi metodi di lavorare, nuovi e vecchi. Promuoviamo, inoltre, e un ritorno ai lavori manuali: siamo in un paese in cui nessuno sa fare più nulla con le proprie mani e questo non va bene. Gli artisti, in questa edizione di Countless Cities, si misureranno e confronteranno su varie tematiche. Dall’arte all’ambiente e quindi l’arte sostenibile: per costruire ragionamenti e idee utili allo sviluppo del territorio“.

Countless Cities, lo spazio dell’Aquila a Favara

All’accoglienza, nel cuore di Farm, sarà installata una scultura, riproducente una cicatrice: un segno che si estende per circa due metri, ideato e realizzato dall’artista aquilana Francesca Falli, cui è abbinata la proiezione di dieci video che – attraverso la viva voce degli aquilani e un videomapping su San Bernardino – introdurranno all’esperienza aquilana. Il tema della cicatrice/segno è quello che ha accompagnato la filosofia del dossier di candidatura a Capitale italiana della cultura per il 2022 (la cultura lascia il segno): la cicatrice d’oro o d’argento, nell’arte giapponese del kintsugi, è infatti l’elemento che impreziosisce nonostante la rottura, che diventa parte dell’esperienza, elemento fondante delle comunità.

Nel cuore di Farm, sui pannelli esplicativi dedicati all’Aquila, attraverso un qr code sarà possibile scaricare l’app “L’Aquila rinasce”, che invita a seguire il percorso che guiderà il visitatore, passo dopo passo, in una sorta di game virtuale. Seguendo i totem dislocati lungo il tragitto e i piccoli segni d’oro virtuali, e conquistandoli uno a uno, si apriranno contenuti video di avvicinamento fino ad arrivare nella sede del padiglione Quid Vicolo Luna. La sosta intermedia è all’interno di Palazzo Micciché, dove i visitatori conosceranno, attraverso le immagini del video INTERVALLO, dell’artista Fabio Bix, il momento di cesura legato al sisma del 2009.

Contestualmente, in un’altra area, sarà collocato un fascio di luce blu, a spiegare la necessità di tenere a memoria la tragedia per riuscire a esprimere una rinascita consapevole. Il percorso – attraverso l’applicazione per smartphone – condurrà il visitatore al cortile del Quid Vicolo Luna. Qui saranno installate quattro sculture di luce, rappresentanti, rispettivamente, la scritta L’Aquila, una gru, una cicatrice d’oro e la Basilica di Collemaggio. Sempre attraverso l’applicazione, accanto ad ogni illuminazione, sarà possibile visualizzare dei video sull’Aquila.

Abbinato alla gru, un video sulla ricostruzione a cura dell’USRA, mentre alla cicatrice sarà associato il video, prodotto in occasione della candidatura a Capitale della cultura, in cui tre studiose del GSSI declamano la poesia che Alda Merini dedicò all’Aquila. In corrispondenza, invece, della Basilica di Collemaggio ci sarà il video racconto della Perdonanza Celestiniana.

Al piano superiore del padiglione, i visitatori saranno accolti da sette scatti emblematici del fotografo aquilano Roberto Grillo, lungo un percorso che accompagna dalla fase pre-sisma, passando per il 2009, fino ad oggi. Nella stanza attigua, invece, sarà ospitato il progetto re-Telling, a cura dell’Accademia di Belle Arti: una testa di Minerva declamerà le citazioni di artisti, scrittori e intellettuali che, nel corso della storia, hanno raccontato la città.

Durante tutta l’estate il padiglione aquilano sarà animato anche da eventi e ospiti che metteranno a confronto le emergenze e le rinascite di Favara e L’Aquila.

“L’invito rivoltoci da Andrea Bartoli ci inorgoglisce, in ragione dell’importanza di questa iniziativa, e ci conferma come il percorso intrapreso ai fini di fare della cultura un architrave della rinascita stia dando i suoi frutti, come dimostrato anche dalla presenza della città dell’Aquila al Meeting delle città creative di Fabriano e al Barcellona smart city Expo’ nel 2019, e ancora al Lucca Beni Culturali nel 2020. ha dichiarato il sindaco dell’Aquila Pierluigi BiondiLa Biennale delle città del mondo ci vedrà accanto a realtà urbane importanti e conosciute, nel comune denominatore di una rigenerazione urbana che, grazie a progettualità ritenute esemplari e a buone pratiche, efficaci e innovative, hanno saputo raccogliere la sfida della ricostruzione e rilanciarla in ambiziosi programmi di crescita culturale e sociale. Dalla polvere e dalle macerie può rinascere una città più moderna e attrattiva, non solo per i suoi monumenti ma anche per l’offerta culturale e la vivacità creativa che questa rassegna esprimerà a pieno, l’innovazione e la capacità di raccontarsi attraverso nuovi linguaggi, il che vuol dire, come testimonia la nostra presenza in un contesto internazionale così prestigioso, aprirsi al mondo.