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Corsie ciclabili, L’Aquila pedala o resta a guardare?

Le corsie ciclabili tra web e quotidiani. Lo scontro è acceso sulla novità che "colora" le strade cittadine. Ma che città vogliamo essere?

Corsie ciclabili L’Aquila , la polemica dai social arriva sui quotidiani nazionali, mentre fuori Italia elogiano l’iniziativa. La contraddizione: ci innamoriamo di monopattini ed e-bike, ma poi non accettiamo una viabilità diversa ma sicura per le due ruote?

La strada del successo per la rete della mobilità d’emergenza sembra proprio essere tutta in salita. I venti chilometri di strisce gialle che stanno spuntando sulle principali direttrici urbane aquilane sono oggetto di un acceso dibattito tanto che la polemica dai social e dai “bar” è finita sui quotidiani nazionali.

Lo abbiamo letto sul Corriere della Sera, nello spazio della rubrica Italians, dopo che una cittadina aquilana ha deciso di rappresentare il “problema” a Beppe Severgnini definendo il sindaco Biondi “immaginifico”.

Caro dott. Severgnini, scrivo un breve messaggio, allegando qualche foto, per segnalare come il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, abbia brillantemente risolto il problema di conciliare la viabilità urbana con le piste ciclabili: ha disegnato le piste ciclabili sulle vie carrabili cittadine. Pazienza che adesso non è più possibile transitare né per le macchine, né per le biciclette. Evidentemente, secondo il Sindaco, come succede a volte per i bambini, se una cosa la si disegna diventa reale! Suggerirei all’immaginifico sindaco di risolvere nello stesso modo il problema dei parcheggi: disegnandoli sulle strade! I cittadini, poi, troveranno il modo di regolarsi! – [Italians sul Corriere della Sera di venerdì 18 giugno]

Ma non finisce qui. Una risposta arriva puntualissima dalla Germania, ventiquattrore dopo:

Qui in Germania questo tipo di pista ciclabile è abbastanza diffuso nelle strade dove c’è un limite di velocità di 30 kmh. Questo genere di soluzione comporta ovviamente una riduzione dello spazio dedicato alle automobili, e richiede semplicemente più pazienza quando la corsia opposta è occupata da un’altra auto in quanto non è possibile superare un’eventuale bicicletta, ma non preclude affatto, come temuto da Claudia, il transito dei veicoli. Come sempre è quindi necessario un piccolo sforzo di empatia per non dimenticarsi che a turno siamo automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni. Una piccola aggiunta sul limite dei trenta all’ora per tutti coloro che leggendone avranno storno il naso: tale velocità riduce notevolmente l’inquinamento acustico e permette di frenare più rapidamente. Davanti a scuole ed asili è la norma. Non è nemmeno troppo strano trovare strade particolarmente trafficate che attraversano centri abitati dove tale limite viene applicato dalle 22 alle 6. Un saluto da Stoccardani [Italians sul Corriere della Sera di venerdì 19 giugno]

Insomma gli occhi del popolo aquilano, e non solo, sono tutti puntati su questo circuito che va da Collemaggio a Coppito e dal centro storico a Colle Sapone.

La novità che “scotta” non riguarda solo il capoluogo d’Abruzzo, ma tutte le città d’Italia dove sono partite a scaglioni  le RME, ovvero le Reti di Mobilità di Emergenza. I corridoi per piste ciclabili introdotte dal Ministero nel Codice della Strada servono a incentivare l’uso della bici. Sono dei progetti individuati in un periodo di emergenza quale quello del Covid, in modo da limitare l’uso di bus, evitare assembramenti e favorire invece gli spostamenti stradali tramite le biciclette.

Il popolo aquilano, preso un po’ alla sprovvista, ha bocciato sui social – addirittura prima della fine dei lavori – questo nuovo strumento urbanistico. Perché non dargli una possibilità? Perché L’Aquila dovrebbe restare a guardare dopo Milano, Roma, Torino, Bologna, Bari e tante altre città italiane? Che tipo di città vogliamo diventare? Europea? O preferiamo rimanere paese?
Siamo di fronte a una contraddizione: ci si innamora del bike sharing, della mobilità elettrica, si fa la corsa al bonus per monopattini ed e-bike e poi non si accetta una viabilità diversa e sicura per le due ruote?

Strade condivise non ciclabili

Probabilmente ha creato confusione anche il modo accostare le corsie d’emergenza all’idea delle ciclabili classiche.
Come spiegato nel precedente approfondimento del Capoluogo: le RME sono ben diverse dalle vere piste ciclabili.
Le corsie gialle che vediamo sulle strade della città non saranno a uso esclusivo delle bici. Vale a dire che non ridurranno le dimensioni della carreggiata,  ma serviranno a segnalare la possibile presenza di ciclisti.