Quantcast

Il malore di Eriksen e il defibrillatore salvavita: cosa fare quando si assiste a un malore improvviso

Eriksen, l'angoscia, i soccorsi immediati, il defibrillatore. Come comportarsi quando si assiste a un malore improvviso. L'intervista a Luigi Calvisi, responsabile Corsi Blsd della Asl1

Il caso Eriksen e la paura che ha accompagnato quei momenti drammatici, vissuti in diretta Tv, hanno riacceso l’attenzione sull’importanza del primo soccorso e sull’utilizzo del defibrillatore, strumento salvavita di fondamentale importanza quando ci troviamo di fronte ad un arresto cardiaco.

Fiumi d’inchiostro e moltissimi articoli sul web hanno riempito la seconda giornata del Campionato europeo, con il calcio passato, ovviamente, in secondo piano e tutti i pensieri e le speranze concentrati sulla salvezza del calciatore danese Christian Eriksen. Tantissime le informazioni circolate, soprattutto sul web, alcune purtroppo anche poco precise.

Il Capoluogo ha ascoltato Luigi Calvisi, Responsabile della Asl1 per i Corsi Blsd del 118, per capire come comportarsi nei casi in cui ci si ritrova ad assistere ad un malore.

“Quando ci si ritrova ad assistere ad un malore improvviso è fondamentale fare due tipi di diagnosi. – spiega Calvisi – La prima è quella dello stato di coscienza, la seconda consiste nel capire se c’è respirazione.

Prima diagnosi: valutazione dello stato di coscienza

La diagnosi di coscienza consiste nel chiamare ad alta voce il paziente, dare pizzichi o schiaffetti e scuotere le spalle: così si capisce se la persona è cosciente. Da quando c’è il Covid19, però, nel protocollo sono state introdotte alcune modifiche sostanziali. Per capire se una persona è cosciente o meno bisogna scuotere il bacino. Si tratta di una diagnosi, in realtà, molto semplice e veloce. E proprio nella velocità sta il fattore fondamentale delle manovre di primo soccorso, insieme alla pulizia nei movimenti“. 

Se il paziente è cosciente va messo in posizione laterale di sicurezza e bisogna contattare subito il 118 chiedendo l’intervento dei soccorsi. 

Le azioni da compiere sono movimenti standard, sempre uguali e vanno svolte meccanicamente. Lo sottolinea Calvisi. “Che ci sia un medico o semplicemente una persona che ha seguito un corso Blsd di primo soccorso, le azioni e i movimenti da fare sono sempre gli stessi e devono essere svolti in maniera pulita e, soprattutto, veloce. Subito dopo, stabilita l’incoscienza del paziente bisogna andare avanti e capire se la persona respira“. 

Seconda diagnosi: verificare la respirazione

“La seconda diagnosi – se si riscontra che il paziente non è cosciente – consiste nel valutare la respirazione della persona colta da malore. Se ad intervenire è un sanitario, oltre alla respirazione ci si dovrà accertare anche della presenza di battito cardiaco“. 

“Per capire se la persona respira, prima del Covid, si attuava la manovra GAS, cioè: Guarda, Ascolta, Senti. Nel dettaglio, si guardava la gabbia toracica, si ascoltava l’eventuale uscita dell’aria e si sentiva, anche avvicinandosi con il proprio viso al volto della persona, l’eventuale presenza di respiro. In tempi di Covid, però – momentaneamente sospesa la manovra GAS – bisogna limitarsi ad osservare la gabbia toracica”. 

Attualmente la procedura prevede anche la sistemazione di una mascherina o, in assenza di questa, di un fazzoletto a coprire la bocca del paziente, sempre in virtù delle disposizioni Covid, che tuttavia dovrebbero essere temporanee.

Se si accerta che c’è respirazione, sarà necessario comunque allertare il 118 e comunicare che il paziente è incosciente, ma respira. Nel caso più grave, quello in cui la respirazione non c’è: si chiama sempre il 118 e si comunica che la persona è in arresto respiratorio.

Qualora ci fosse l’intervento diretto di un sanitario, che valuti anche assenza di polso, si dovrà comunicare che la persona è in arresto cardio-circolatorio.

In entrambi i casi, se c’è la possibilità di averne subito la disponibilità, si utilizza il Defibrillatore.

L’iperestensione

Non serve, invece, aprire la bocca del paziente e tirare la lingua fuori.

Per evitare il soffocamento con la lingua si pratica l’iperestensione.

L’iperestensione, che ora non si può praticare causa Covid, consiste nel posizionare una mano sulla fronte del paziente portando la testa all’indietro, con l’altra mano si posizionano due dita sotto al mento, per sollevarlo. Manovra finalizzata, appunto, a non far cadere la lingua all’indietro, scongiurando il soffocamento della persona”. 

“In questi tempi di Covid – non potendo praticare né l’iperestensione né la manovra Gas – il non sanitario si limiterà a guardare la Gabbia toracica e i segni motori (cioè movimento, tosse e respiro) per vedere se c’è respirazione; mentre il sanitario dovrà sentire anche il polso carotideo“. 

Defibrillatore e Massaggio cardiaco

“Il massaggio cardiaco, se fatto bene e subito, non serve a far ripartire il cuore, ma a prolungare la possibilità dell’intervento con il defibrillatore”.

“Dal momento in cui il paziente è in arresto, infatti, ci sono 5 minuti di tempo affinché si riesca ad intervenire con il defibrillatore: una tempistica che viene prolungata proprio dal massaggio cardiaco eseguito correttamente. Possiamo dire che il massaggio sostituisce temporaneamente il cuore: è l’atto più nobile che si possa fare, ma va fatto bene e farlo è molto faticoso”.

“Nell’utilizzo del defibrillatore è fondamentale mettere bene le placche e, logicamente, che il dispositivo non sia scarico”.  

“È importantissimo, inoltre, avere la Pocket Mask assieme al Defibrillatore. Si tratta di un dispositivo barriera che permette di effettuare le ventilazioni bocca a bocca durante la Rianimazione Cardio Polmonare, garantendo la massima protezione per il soccorritore e la massima efficacia delle ventilazioni. Purtroppo ad oggi, con il Covid, non si può utilizzare più neanche questo presidio, ma è fondamentale per tutti i Comuni che si dotano di defibrillatore assicurarsi di avere anche una Pocket Mask”. 

Nei soggetti che non hanno un’età anziana e che hanno un attacco improvviso, spesso ci si trova di fronte alla cosiddetta fibrillazione ventricolare: per spiegarla con una metafora, il cuore si ritrova da un momento all’altro vittima di un caos elettrico. Allora l’utilizzo tempestivo del defibrillatore può arrivare ‘ad azzerare quel caos’ e il cuore ha possibilità di tornare a battere regolarmente. Nei soggetti di età anziana è invece poco probabile che la morte improvvisa sia legata a fibrillazione ventricolare“.