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San Massimo, un monumento nazionale quasi dimenticato

San Massimo, la cattedrale inserita nel Regio Decreto del 1940 da troppi anni dimenticata. "Monumento nazionale in passato cuore e fabbrica aquilana in continua evoluzione"

San Massimo, un monumento nazionale quasi dimenticato. L’appello di Mauro Rosati dell’Archeoclub L’Aquila. “Riscopriamo la nostra Cattedrale”.

Cattedrale di San Massimo, dal Regio Decreto all’oblio post sisma. La lettera aperta di Mauro Rosati. «Considerata l’opportunità di elevare alla dignità di monumenti nazionali le Chiese cattedrali di alcune Città d’Italia, particolarmente importanti per il loro pregio storico od artistico […] Abbiamo decretato e decretiamo:sono dichiarate monumenti nazionali le Chiese cattedrali delle città indicate nell’elenco annesso al presente decreto […]»
(Regio Decreto 21 novembre 1940, n. 1746 / Fonte: «Normattiva»)

Siamo nel 1940.
Con questo preambolo, Re Vittorio Emanuele III apre il Regio Decreto 21/11/1940, n. 1746, che riconosce il titolo di «monumento nazionale» a una serie di Cattedrali italiane.
L’elenco allegato è firmato dall’allora Ministro per l’Educazione nazionale (il Ministro dell’Istruzione) poiché all’epoca non esisteva ancora l’odierno Ministero della Cultura, e i Beni Culturali erano in capo al Ministero dell’Istruzione. Ebbene, come molti tra voi già sapranno, anche la Cattedrale dell’Aquila viene riconosciuta «monumento nazionale», come si legge nell’elenco allegato al Regio Decreto.

Un monumento nazionale che – come Comunità – abbiamo troppo a lungo trascurato, se non dimenticato; ovviamente non per tutti è stato così e non si vuole generalizzare. Un monumento nazionale che ci appartiene: alla nostra Città e al nostro Territorio tutto.
Oggi dalla stampa apprendiamo periodicamente che il percorso per la ricostruzione della nostra Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio sta procedendo.

Facciamo però un passo indietro, guardando per un attimo agli anni passati: già da prima del sisma del 2009, il nostro bel Duomo godeva di scarsa considerazione tra molti di noi. Il lungo periodo di abbandono dopo il crollo del transetto provocato dal sisma del 2009 è passato purtroppo nell’indifferenza di tanti, a testimonianza di questa poca considerazione.

Evidentemente, come molti hanno osservato, la nostra Cattedrale era diventata «poco popolare» e non veniva più percepita come il «cuore» della Comunità cittadina. Troppo sbrigativamente è stata spesso considerata una chiesa «brutta», «di poco valore», un «vecchio rottame» e quant’altro. Invece, se andiamo a conoscerla meglio, ci accorgiamo che non è proprio così: la nostra Cattedrale è una vera e propria «fabbrica» che da più di 700 anni è in continua evoluzione, e ha raccolto stratificazioni architettoniche e artistiche che toccano un po’ tutte le epoche, dal Duecento al Novecento. Insomma, un grande edificio sacro che vale molto più di quanto tanti fra noi non credano.

Ho utilizzato la parola «cuore» per definire la Cattedrale, senza retorica e non casualmente: nelle righe che seguono argomento in breve il perché di questa definizione.

Un famoso disegno di epoca rinascimentale (da Francesco di Giorgio Martini) raffigura il concetto di città, paragonandola a un corpo umano: ebbene, in questo corpo umano la Cattedrale («Tempio») è collocata proprio sul cuore, la sede dei sentimenti e della spiritualità; le Cattedrali, inoltre, sono anche edifici dal grande valore civico e, infatti, nello stesso disegno la Piazza (spazio civico e commerciale) è raffigurata sopra la pancia, esattamente davanti al Tempio-Cattedrale. E proprio a proposito di «cuore», fino al secolo scorso era così anche per la nostra Cattedrale: cuore della nostra Città e del nostro Territorio, in quanto chiesa-madre di tutta la Diocesi.

Ricordo – nel 2010 – una testimonianza diretta dell’architetto aquilano Marcello Vittorini (1927-2011), in occasione di un incontro pubblico presso l’Archivio di Stato dell’Aquila: egli ricordava e raccontava come nelle Festività più importanti dell’anno liturgico, ad esempio il Natale e la Pasqua, tante persone – di ogni ceto sociale – partivano a piedi (la maggior parte) dai borghi del nostro circondario per raggiungere la nostra Città e seguire le Messe solenni nella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio. Un sentimento che con il passar del tempo si è affievolito e che solo una conoscenza o una riscoperta di questo monumento nazionale possono aiutarci a ravvivare.

Per chi volesse fare un primo passo verso la conoscenza, o la riscoperta, del nostro antico Duomo, suggerisco la lettura di varie pubblicazioni disponibili ma – come approccio – richiamo anche un mio breve articolo pubblicato sulla stampa in anni recenti: «La fabbrica della Cattedrale aquilana».

Mauro Rosati