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Don Paolo Piccoli, Corte d’Appello di Trieste conferma la condanna

Don Paolo Piccoli è stato condannato anche in Corte d'Appello a Trieste per l'omicidio di Don Giuseppe Rocco. Confermati 21 anni e mezzo di reclusione.

Per la Corte d’Appello di Trieste don Paolo Piccoli è colpevole dell’omicidio di don Giuseppe Rocco. Confermata la condanna a 21 anni e mezzo di carcere.

Don Paolo Piccoli, monsignore originario di Verona, ma incardinato nell’Aquilano dove ha prestato servizio a Rocca di Cambio e Pizzoli, è stato condannato in primo grado il 13 dicembre 2019 perchè, secondo l’accus,  avrebbe ucciso un altro prete, monsignor Giuseppe Rocco, all’interno della Casa del Clero di Trieste, il 25 aprile 2014.

L’accusa, a dicembre 2019 aveva chiesto 22 anni.

Don Piccoli è assistito dagli avvocati Stefano Cesco, del foro di Pordenone e Vincenzo Calderoni, del foro dell’Aquila.

Don Paolo Piccoli si è sempre dichiarato innocente: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore. Lui ha scelto per me, questa è la mia croce, la porterò è continuerò il mio cammino di purificazione”, aveva detto il monsignore nell’intervista rilasciata al Capoluogo, all’indomani della sentenza di primo grado.

Don Paolo Piccoli: “la vita è sacra, non ho ammazzato nessuno”

“Io non ho ammazzato nessuno, ho sempre rispettato l’abito che porto, soprattutto non avevo un motivo che fosse uno per ammazzare Don Rocco”.

Don Giuseppe Rocco venne ritrovato morto il 25 aprile 2014 al lato del letto della sua stanza nella Casa del Clero, dalla sua storica perpetua Eleonora Laura Di Bitonto, alle prime ore del mattino.

La perpetua tentò di rianimare l’anziano prelato come attestato dalle registrazioni della telefonata al 118. In un primo momento si parlò di morte naturale poi è subentrata l’accusa di omicidio dal momento che l’autopsia avrebbe evidenziato i chiari sintomi del soffocamento meccanico.

Grande accusatrice di Don Piccoli fu proprio la perpetua, beneficiaria, peraltro, dell’eredità di don Rocco, consistente in una discreta somma di denaro e alcune proprietà immobiliari che avrebbe poi diviso con i nipoti dell’anziano prelato.

Al monsignore viene contestato di aver ucciso don Rocco per impossessarsi soprattutto della collanina che l’anziano prelato indossava sempre; una tesi più volte smentita dalla difesa durante tutte le fasi di dibattimento.

La collanina di fatto non è mai stata trovata, nonostante le diverse perquisizioni nella stanza dell’imputato che alloggiava come Don Rocco all’interno della Casa del Clero, “se non al collo della perpetua”, come ribadito dalla difesa.

Difatti l’avvocato Vincenzo Calderoni, durante l’udienza del 19 novembre 2019  ha sottolineato come una collanina identica a quella asseritamente trafugata a don Rocco fosse stata notata da più testimoni al collo della Di Bitonto.

Durante le fasi del processo, è emerso anche il “giallo” del cuscino scomparso dalla stanza di don Rocco, presente nelle immagini scattate dai Carabinieri entrati nella stanza il 2 maggio del 2014 e svanito poi il 3 durante ulteriori rilievi fotografici. Ad agosto in quella stanza sono entrati anche i Ris per repertare tracce biologiche utili ai fini delle indagini e del cuscino non c’era traccia.

I Carabinieri hanno effettuato i primi rilievi diversi giorni dopo la scomparsa, perché come già evidenziato in un primo momento era stato constatato un decesso per cause naturali.

Stando all’accusa don Piccoli avrebbe ucciso il prete, lasciando alcune piccolissime tracce ematiche sulle lenzuola.

Anche la perpetua aveva testimoniato di aver visto queste piccole tracce di sangue sul letto; la difesa sempre durante l’ultima udienza, ha sottolineato come fosse impossibile notarle, dal momento che quando è stato rinvenuto don Rocco la stanza era buia.

Il caso ha suscitato un grande clamore mediatico: durante le udienze era presente la troupe del programma “Un giorno in pretura” e se ne è occupata anche la trasmissione “Chi l’ha Visto”.