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Eccidio di Onna, il ricordo delle 17 vittime

Eccidio di Onna: 77 anni dopo la piccola comunità ricorda le 17 vittime della follia nazista.

Eccidio di Onna: una cerimonia in ricordo della strage nazifascista di 77 anni fa che causò 17 vittime.

L’11 giugno del 1944 17 persone vennero uccise nella piccola frazione di Onna, vittime della follia nasizta.

La cerimonia in ricordo delle 17 vittime  è stata curata e organizzata dalle tre associazioni locali (Pro Loco, Onlus e Centro anziani) e dalla Parrocchia.

Il programma prevede alle 17,15 deposizione di fiori al sacrario nel cimitero di Paganica, alle 18 Messa in suffragio celebrata dal parroco don Cesare Cardozo nella chiesa parrocchiale San Pietro Apostolo.

A seguire (senza il corteo come precauzione anti Covid) deposizione delle corone alla Villa comunale, dove c’è il monumento in ricordo delle vittime e nei pressi della casa, dove si consumò la strage, in via dei Martiri (l’abitazione è stata demolita lo scorso anno e ora in corso di ricostruzione).

Saranno presenti rappresentanti delle istituzioni: l’assessore Daniele Ferella per il Comune e il prefetto vicario Franca Ferraro e dell’Anpi.

L’ambasciata tedesca in Italia (a cui la comunità di Onna è molto legata a seguito del sisma del 2009) invierà, a nome del governo federale, una corona di fiori.

Eccidio di Onna: la storia

Durante la seconda Guerra mondiale, dopo l’armistizio, nel 1944 ad Onna era stato collocato temporaneamente il reparto di sussistenza per le truppe tedesche che combattevano sulla linea Gustav.

I primi di giugno del 1944, alcuni soldati tedeschi di stanza ad Onna, requisirono dei cavalli, di proprietà di due famiglie del posto: Papola e Ludovici.

Il cavallo all’epoca faceva parte del sistema di sussistenza di una famiglia, allora gli uomini delle famiglie, si recarono al comando tedesco di Onna per chiederne la restituzione.

Ne nacque una colluttazione tra un soldato e Giovanni Ludovici, figlio di una donna, vedova, proprietaria del cavallo. Il giovane venne ferito con un colpo d’arma da fuoco ma riuscì a fuggire e riparare sul monte Archetto, dove erano nascosti alcuni gruppi partigiani.

I soldati tedeschi, per rappresaglia, fermarono Cristina Papola, di soli 17 anni, figlia dell’altra famiglia che aveva reclamato la restituzione del cavallo.

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La giovane vene prima picchiata, poi violentata e infine uccisa, perchè non aveva risposto alle domande dei soldati tedeschi che volevano sapere dove si fosse nascosto il giovane Giovanni Ludovici.

Dopo alcuni giorni, arrivò ad Onna anche la 114 Jäger-Division guidata dal generale Hans Boelsen per completare la rappresaglia. Vennero interrogate alcune persone alle quali vennero chieste informazioni sul giovane Ludovici.

I tedeschi radunarono una trentina di persone, tra cui la mamma di Giovanni, Bartolina De Paolis e la sorella Rosmunda Ludovici.

Rinchiusi tutti in una casa della famiglia Ludovici, vennero tutti fucilati. L’abitazione poi fu fatta saltare in aria insieme ad altre 10; altre ancora vennero danneggiate e saccheggiate.

L’eccidio di Onna rimase senza colpevoli: al termine della seconda guerra mondiale, la Procura della Repubblica dell’Aquila aprì un fascicolo sulla strage, archiviato nel 1960.Successivamente, le procure tedesche aprirono un procedimento che si risolse con l’archiviazione.

Questi i nomi delle vittime:

Luigino Ciocca (1929), studente e cherichetto;
Zaccaria Colaianni (1906), contadino;
Renato De Felice (1910), agricoltore ed ex-soldato;
Bartolina De Paolis (1899), negoziante, madre di Giovanni Ludovici;
Ermenegildo Di Vincenzo (1906), ex-soldato;
Antonio Evangelista (1926), operaio;
Rosmunda Ludovici (1919), sorella di Giovanni Ludovici;
Giuseppe Marzolo (1915), fabbro, falegname ed ex-aviere;
Mario Marzolo (1920), carpentiere, falegname ed ex-aviere;
Alfredo Paolucci (1919), carpentiere ed ex-soldato;
Domenico Paolucci (1913), contadino ed ex-soldato;
Osvaldo Paolucci (1923), ex-soldato;
Cristina Papola (1927), studentessa;
Iginio Pezzopane (1928), studente e cherichetto;
Pasquale Pezzopane (1926), ex-soldato;
Pio Pezzopane (1927), studente;
Guadenzio Tarquini (1925), agricoltore.

Sempre in quei giorni, per mano dei soldati tedeschi, altre 17 persone furono uccise a Filetto.