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Valle del Campanaro svela i Sentieri delle 3 Pietre foto

Valle del Campanaro, l'Abruzzo da scoprire in un viaggio tra sentieri e natura. Quando le montagne raccontano la nostra storia.

Valle del Campanaro – Il Capolugo con la rubrica #visitAbruzzo vi porta alla scoperta di un’oasi verde nei comuni di Poggio Picenze e Barisciano.

Valle del Campanaro si trova sulla strada statale 17, a un quarto d’ora dall’Aquila, tra i comuni di Poggio Picenze e Barisciano. E’ un’oasi di pace e silenzio nel mezzo di centinaia di ettari di bosco e non passa di certo inosservata grazie alla sua valle rigogliosa.
Custodisce sentieri che raccontano la storia del territorio, la storia di un paese che nell’immediato dopoguerra diede avvio a una grande opera di riboschimento.
Lo scopriamo grazie ai racconti di alcuni volontari di Poggio Picenze che con passione e dedizione, da due anni a questa parte, hanno riscoperto una rete sentieristica dalle mille potenzialità.

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Hanno ripulito, riportato alla luce e disegnato su una mappa 23 sentieri che si sviluppano su circa 50 chilometri tra querce, pino nero e cedri fino alle due vette dove spiccano Croce del Poggio (1291 metri s.l.m.) e Croce Picenze (1327 metri s.l.m.).

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23 sentieri, ognuno ha un nome dettato da una paricolarità.

Il numero 1, di colore verde, è il Sentiero della Selva perché attraversa l’area dominata dalle querce. Il numero 2, di colore bianco, si chiama Sentiero della Salute, ha un dislivello dolce ed è alla portata di ogni camminatore. Lo storico è il Sentiero del Lino, numero 3 di colore rosso, qui troverete i tholos e la sorgente di San Rocco. Quello di colore giallo, è il numero 4, sicuramente il più impegnativo e per questoè stato denominato Sentiero dello Sportivo. Poi c’è il numero 5, di colore viola, è il Sentiero del Pilone e del Muro dei Giganti caratterizzato da pietre enormi e da una passeggiata ristretta. Da scoprire anche il Sentiero del Cielo, il numero 16, così ribattezzato perché quando si esce dal bosco si apre un orizzone sconfinato. Da poco sono stati aperti i sentieri n. 30-31-32 che presto avranno anch’essi un nome. Tutti gli altri sono degli intermezzi che collegano tra loro i cammini pricipali.

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Dietro questa opera ci sono diversi artefici, ognuno dei quali haq messo in campo la propria esperienza, la conoscenza del territorio e il proprio ingegno.

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Sono Giampiero Manilla, Nunzio Galeota, Francesco Adiutori, Ercolino Rainaldi e Mauro Santavicca, amici di collaboratori di questa “missione”.

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Giampiero non si ferma nemmeno di domenica: ci ospita nella sua officina in giardino mentre lavora all’ultimazione delle tantissime tabelle per la segnaletica che giorno dopo giorno sta installando nell’area di Valle del Campanaro. “In questo lavoro non ce l’avrei fatta senza Ercolino Rainaldi che con il suo pantografo si è dedicato alla realizzazione di tutte le scritte sulla segnaletica e a ritmi molto stretti vista la volontà di completare l’opera prima dell’estate.”

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Si tratta di un lavoro costante e instancabile che riscopre pezzi di vita e di storia. Nunzio Galeota, ribattezzato proprio da Giampiero “carrarmato” è colui che lavora sodo sui sentieri senza limitarsi al solo ripristino della sentieristica, ma si è impegnato a realizzare cunette per lo scorrimento dell’acqua sulla strada comunale che conduce al rifugio di Cenerale. Grazie a lui la sorgente di San Rocco, ricoperta dalla vegetazione, è stata riportata alla luce.

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Francesco Adiutori, pionere degli omini di pietra dell’intera area ne ha costruiti tantissimi impedendo di smarrire il cammino anche all’escursionista più distratto e non passa giorno che non sia su quelle strade per dedicarsi alla loro cura. Mauro Santavicca, un altro componente di questa squadra, ha dato una gran mano all’installazione delle paline della segnaletica, fin ora ne sono state moltate un centinaio e ne restano fuori circa ottanta.

“I Sentieri delle Tre Pietre”, perché si chiamano così?

“Negli anni del rimboschimento e della creazione di questi cammini venivano disposte in modo allineato tre pietre per proteggere i sentieri stessi dall’acqua che altrimenti li avrebbe portati via. E’ grazie alla presenza costante e ripetuta delle tre pietre, che in base alla necessità venivano fissate ogni trenta/quaranta metri, che ho avuto modo di approfondire quanto accaduto negli anni cinquanta. Pensate che su tutta l’area ho contate almeno mille pietre”.

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Quante tracce storiche possiamo trovare su questi cammini?

“Sono sentieri intrisi di storia, scoperti come già detto grazie alla presenza dalle tre pietre che mi hanno guidato alla scoperta di un viaggio molto più grande. Troverete tholos, antiche pilette dove lavavano il lino, una briglia antica che probabilmente serviva a convogliare le acque e che desta la mia curiosità dal punto di vista della sua originale utilità, un pilone, massi giganti, macerine e ruderi di antichi rifugi di pastori. Ogni cammino racconta qualcosa, bisogna solo guardare con attenzione e senza fretta”.

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Cos’è Valle del Campanaro per lei?

“Uno scrigno di bellezza, di storia da conservare e costruzione di una rete sentieristica invidiabile in Italia. Sfido a trovare una rete così ampia e ricca di cammini in una sola oasi di pace e verde”.

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Valle del Campanaro fa da cornice anche a una grande competizione: lo Skytrail di Valle del Campanaro appunto. [https://www.ilcapoluogo.it/2021/04/15/valle-del-campanaro-tra-riscoperte-sentieristiche-e-skytrail/]