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Maxxi L’Aquila, viaggio nella mostra inaugurale: città protagonista con uno sguardo al mondo

Maxxi L'Aquila, il Capoluogo vi porta nelle sale di Palazzo Ardinghelli allestite per la prima volta, con la mostra inaugurale "Punto di equilibrio. Pensiero spazio luce da Toyo Ito a Ettore Spalletti"

Maxxi L’Aquila, il Capoluogo vi porta nelle sale di Palazzo Ardinghelli allestite per la prima volta, con la mostra inaugurale “Punto di equilibrio. Pensiero spazio luce da Toyo Ito a Ettore Spalletti”

Benvenuti al Maxxi L’Aquila, dove il contemporaneo e l’internazionale dialogano con il territorio. Dove a uno splendido soffitto affrescato sapientemente restaurato dopo il sisma fa da contraltare lo scheletro, da una finestra, della chiesa capoquarto di Santa Maria Paganica. Ed è solo così che poteva essere, a L’Aquila: città meravigliosa dalle mille contraddizioni.

maxxi l'aquila inagurazione
santa maria paganica

Benvenuti al Maxxi L’Aquila dentro a Palazzo Ardinghelli, con i suoi chiaroscuri che sanno tanto di vita reale, in una esposizione non costruita ad hoc: un museo che è città e mondo al tempo stesso, dove la città si apre all’esterno e invita ad essere vissuta. Dove entri da piazza Santa Maria Paganica, attraversi la corte ed esci su via Garibaldi: perché, come al Maxxi di Roma, quel cortile magnifico non deve essere inteso come stretta pertinenza del museo, ma come patrimonio della città e va vissuto in quanto tale.

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La collaborazione con le istituzioni del territorio, peraltro, sarà anche alla base delle politiche culturali di MAXXI L’Aquila. Sono già stati avviati i primi progetti di residenza e committenza d’artista che prevedono, oltre alla produzione di nuove opere, incontri, laboratori, approfondimenti. Con il MunDA – Museo nazionale d’Abruzzo e la sua direttrice Maria Grazia Filetici sono stati avviati i progetti con i Masbedo e Claudia Pajewski che reinterpreteranno in chiave contemporanea alcuni elementi iconici del Castello Spagnolo dell’Aquila, sede storica del Museo che progressivamente tornerà a ospitarlo. Con il Gran Sasso Science Institute e con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – Laboratorio del Gran Sasso è in corso la committenza fotografica ad Armin Linke.

maxxi l'aquila bartolomeo pietromarchi

L’arte è viva, dice durante la visita della stampa il direttore Bartolomeo Pietromarchi: viva l’arte, aggiungiamo noi, respirando quell’aria di cultura e fermento cui da sempre aneliamo a L’Aquila.

E la mostra inaugurale del Maxxi “Punto di equilibrio. Pensiero spazio luce da Toyo Ito a Ettore Spalletti”, a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Margherita Guccione,  va proprio in questa direzione, dando a L’Aquila e al suo territorio quello sguardo sul mondo in chiave artistica fondamentale per continuare ad evolvere.

Otto le nuove produzioni site specific che dialogano con oltre 60 opere tra le più iconiche della collezione pubblica nazionale di arte architettura e fotografia del MAXXI e con gli spazi barocchi del Palazzo, dalla corte allo scalone, dalla cappella alle sale espositive del piano nobile, come a sondare il potenziale del nuovo museo e capire come sviluppare al meglio il rapporto tra le opere, gli spazi storici dell’edificio e la città.

maxxi l'aquila inaugurazione

Emoziona la Colonna nel vuoto del maestro Ettore Spalletti, cui la mostra è dedicata: l’artista abruzzese aveva scelto di collocare una sua opera proprio in quella cappella del Palazzo. La sua morte, nel 2019, non gli ha consentito di vedere l’opera ultimata e che svetta verso la luce.

maxxi l'aquila inaugurazione

E che dire delle 140 fotografie dell’Aquila di Paolo Pellegrin: un grande polittico di 140 scatti in bianco e nero dedicati alla città e due fotografie a colori che ritraggono Calascio ripresa in una notte di luna piena. Immagini evocative che trascendono lo scorrere del tempo e rimandano al paesaggismo romantico ottocentesco.

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E ancora: i gonfiabili per bambini nella piana di Campo Felice, Campo Imperatore e Pescasseroli. Surreali, ma geniali al tempo stesso: sono opera di Stefano Cerio e della sua ricerca sul rapporto tra realtà e finzione e sulla rappresentazione dell’assenza.

maxxi l'aquila inaugurazione

Una mostra che coinvolge tutti i sensi, letteralmente: mentre siamo nella corte, sentiamo fischiare. Ci giriamo, alla ricerca di chi stesse fischiando. Salendo su per le scale, passando fra le sale, scopriremo poi che si tratta, anche questa di un’opera d’arte esposta nel museo (ma non vi diciamo quale, per non togliervi la sorpresa).

Natura e realtà anche in Untitled, di Anastasia Potemkina, composta da due elementi interconnessi: una vasca idroponica abitata da una pianta spontanea autoctona e una serie di specchi con inciso il profilo di piante infestanti, che saranno poi disposti in luoghi cittadini significativi per la comunità. Un segno di riappropriazione della città da parte della Natura come forma di silenziosa resistenza e rigenerazione.

maxxi l'aquila inaugurazione

A queste opere se ne aggiungono altre eccezionali, dalle collezioni del Maxxi:  tra cui Alighiero BoettiMonica Bonvicini, Maurizio Cattelan, William KentridgeMaria Lai, Piero Manzoni, Liliana Moro, Maurizio NannucciGiulio Paolini, Michelangelo PistolettoAllora & Calzadilla e Juan Muňoz, Yona Friedman, Superstudio Toyo ItoIwan Baan e Gabriele Basilico, solo per citarne alcuni.

Il Maxxi L’Aquila è da visitare, tutto, con tutti i sensi bene all’erta: e in questo abruzzesi e aquilani saranno anche agevolati, visto per loro l’ingresso sarà gratuito per tutto il 2021.

Benvenuto Maxxi!

Maxxi L’Aquila, informazioni utili per visitarlo

MAXXI L’Aquila sarà aperto al pubblico dal giovedì alla domenica a partire dal 3 giugno, a Palazzo Ardinghelli (Piazza Santa Maria PAganica)

Info: maxxilaquila@fondazionemaxxi.it | www.maxxilaquila.art

Apertura: giovedì (ore 15.00 – 19.00), venerdì, sabato e domenica (ore 12.00 – 20.00)

Biglietto: 7 Euro intero, 5 Euro ridotto; ingresso gratutito per aquilani e abruzzesi fino al 31 dicembre 2021 e per i possessori della membership card myMAXXI

Maxxi L’Aquila, le informazioni sulla mostra Punto di equilibrio. Pensiero spazio luce da Toyo Ito a Ettore Spalletti

Appena varcato l’ingresso da via Garibaldi, troviamo l’installazione site-specific in legno combusto Senza Titolo di Nunzio che, con le sue assi curve sospese dal soffitto, guida lo sguardo dalla corte principale, dove risuonano gli echi dell’installazione sonora di Liliana Moro Fischio 3/2018, fino all’altro ingresso in piazza Santa Maria Paganica, mettendo in comunicazione i due accessi del museo con la città.

Una volta entrati, il personaggio dai tratti orientali della scultura Senza titolo di Jaun Muñoz accoglie i visitatori e sembra invitarli a continuare il percorso verso il maestoso scalone dal sapore borrominiano

illuminato dal neon The Missing Poem is the Poem di Maurizio Nannucci. Quest’opera si relaziona con gli affreschi settecenteschi di Vincenzo Damini che sovrastano la scala e accompagna il visitatore al piano nobile, dove una teoria di 16 sale espositive accoglie il dialogo tra le opere site-specific, quelle della collezione MAXXI e gli ambienti storici.

Nel ballatoio ad anello che affaccia sulla corte, troviamo due opere di Maria LaiSenza titolo, pagine di stoffa cucite con filo nero su un grande tessuto, della serie Lenzuoli Il viaggiatore astrale, uno dei suoi celebri libri cuciti.

Nel primo dei due grandi saloni con i due camini monumentali arricchiti da preziosi stucchi, insieme a Mother di Maurizio CattelanMimetico di Alighiero Boetti e Quadro di fili elettrici di Michelangelo Pistoletto, incontriamo La città sale di Elisabetta Benassi: una scultura di sale, elemento che l’artista definisce “deposito di memoria”. Ispirata a La città che sale di Umberto Boccioni, capolavoro futurista dedicato alla forza dinamica della città moderna, qui Benassi riflette sulla percarietà delle città nonostante la loro solida apparenza e sul rapporto tra passato e presente, tra storia e futuro.

Per il salone successivo, Alberto Garutti ha realizzato Accedere al presente, una lunga tela che scorre su cinque rulli in modo quasi impercettibile, rivelando lentamente i suoi colori: un’opera narrativa sul senso del tempo che, in forma astratta, suggestiva e inesorabile fluisce davanti ai nostri occhi. Nella stessa sala troviamo Achrome di Piero Manzoni e Wireless Fidelity di Luca Trevisani.

Il salone principale, chiamato Sala della Voliera, è dedicato a William Kentridge con una selezione di arazzi tra cui il celebre North Pole Map.

Proseguendo lungo il ballatoio, dove è allestita la pianta di Roma Interrotta (collage con le visionarie proposte di 12 architetti chiamati nel 1978 a pensare una nuova Roma) introdotta da una tavola di Aldo Rossi, si arriva alla prima di una teoria di stanze incastonate l’una dentro l’altra che iniziano con quella dove è allestita l’abbagliante scultura luminosa Bent and Fused di Monica Bonvicini, e poi alla ex cappella del palazzo.

Il Maestro Ettore Spalletti ha scelto proprio questo suggestivo ambiente per il suo capolavoro, Colonna nel vuoto, L’Aquila: una colonna, elemento centrale nella storia dell’arte che, posta al centro dello spazio, diviene espressione dell’intangibile legame tra mondo terreno e ultraterreno, simbolicamente rappresentato dal lanternino della cupola. L’opera resterà esposta in modo permanente, omaggio al grande maestro abruzzese.

Dalla cappella si accede alla stanza che ospita Studio per “Eco nel vuoto” di Giulio Paolini, il disegno The Circular Crest Of A Submerged Crater di Salvatore Arancio e Come se di Daniela De Lorenzo, che traduce un atto performativo in una scultura fatta di strati di carta sovrapposti, ritagliati secondo il profilo della proiezione a terra del suo corpo in movimento.

Nelle sale successive sono accolti i lavori provenienti dalla collezione di architettura dedicati al tema della città: le Cartoline postali di Venezia e due maquette de La Ville Spatiale di Yona Friedman, il modello de La Città Compatta di Franco Purini e Laura Thermes,  una tavola del progetto di conorso per i nuovi Uffici della Camera dei Deputati di Maurizio Sacripanti, il Monumento Continuo di Superstudioalcuni disegni di Bernard Khoury dedicati a Beirut, gli Elementi di Città di Giovanni Michelucci e due modelli di Toyo Ito.

Il percorso prosegue con una serie di sale dedicate alla fotografia, a partire dal progetto Aquila di Stefano Cerio: il suo lavoro, che indaga il rapporto tra realtà e finzione, si concentra sui paesaggi abruzzesi di Campo Felice, Campo Imperatore e Pescasseroli, in cui colloca dei parchi gioco gonfiabili. Il contrasto tra l’austerità del paesaggio e il carattere ludico dei gonfiabili determina una condizine surreale.

Nelle sale successive si trovano i lavori di Iwan BaanOlivo Barbieri, Gabriele Basilico, Giovanni Chiaramonte, Guido Guidi, un focus sulla montagna con il dittico di Walter Niedermeyer e i modelli della Casa-Atelier Kostner dei Modus e del Bivacco Fanton di Demogo.

Chiude questa sequenza lo spazio che ospita il progetto L’Aquila di Paolo Pellegrin: un grande polittico di 140 scatti in bianco e nero dedicati alla città e due fotografie a colori che ritraggono montagne e borghi fuori L’Aquila riprese in una notte di luna piena, immagini evocative che trascendono lo scorrere del tempo e rimandano al paesaggismo romantico ottocentesco.

Da qui si accede alla stanza con il progetto dell’artista russa Anastasia Potemkina, Untitled, composto da due elementi interconnessi: una vasca idroponica abitata da una pianta spontanea autoctona e una serie di specchi con inciso il profilo di piante infestanti, che saranno poi disposti in luoghi cittadini significativi per la comunità. Un segno di riappropriazione della città da parte della Natura come forma di silenziosa resistenza e rigenerazione.

Nella sala attigua, l’installazione sonora Live Ammunition! di Hassan Khan, ci conduce alle scale per scendere alla Project Room al piano terra, dove il video di Allora & Calzadilla The Great Silence conclude il percorso.