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Stop blocco licenziamenti, non basta la crisi: in Abruzzo rischiano in 12mila

Potrebbero essere tra i 12 e i 17mila i posti a rischio in Abruzzo con lo stop al blocco licenziamenti da luglio. I sindacati lanciano l'allarme

Lavoro e Covid, si cambia: niente più blocco licenziamenti. In Abruzzo si stimano 12mila posti di lavoro a rischio. Il divieto di licenziare varrà per aziende e imprese fino al 30 giugno, poi?

Ad oggi, con la mancata proroga del blocco licenziamenti, sono possibili solo le previsioni: in provincia dell’Aquila i settori che potrebbero vedere più licenziamenti sono quelli maggiormente colpiti dalla crisi pandemica, cioè terziario e servizi.

Nubi grigie all’orizzonte per i lavoratori, che si sono addensate alla lettura del testo definitivo del Decreto Sostegni bis. I sindacati hanno già lanciato l’allarme – parlano di “disastro sociale”in vista della situazione che si andrà a configurare senza la proroga della misura salva occupazioni, in un momento di gravi difficoltà economico-sociali.

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La CGIL parla di una frattura tra imprese e lavoratori: perché se da un lato il nuovo decreto destina buona parte dei 40 miliardi di euro previsti alle imprese, dall’altra le stesse imprese potranno tornare a licenziare. Quale tutela, allora, per chi lavora?

Nessuna, almeno secondo le sigle sindacali, che dipingono un quadro inquietante sul fronte occupazionale: riportando le stime della Banca d’Italia e del Ministero del Lavoro.

blocco licenziamenti

“Lo stop del blocco dei licenziamenti rischierebbe di far saltare 577.000 posti di lavoro in Italia”.

“Per la Regione Abruzzo il conto sarebbe davvero salato, se consideriamo che già è ai primi posti in Italia per la crescita della cassa integrazione a seguito della pandemia, con un + 1,400%, per un totale di ore erogate tra gennaio 2020 ed aprile 2021, superiore a 77 milioni. Possiamo stimare in Abruzzo che il termine del blocco dei licenziamenti possa portare ad una perdita di posti di lavoro superiore alle 12.000 unità. Afferma il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri.

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Noi – ci spiega Ranieri, contattato dalla redazione – chiediamo la proroga del blocco licenziamenti fino al 31 ottobre, perché ci troviamo in una situazione in cui la crisi dettata dalla pandemia non è affatto finita. Non c’è, al momento, un vero e proprio rilancio dei consumi e le imprese, ad oggi, si trovano ancora a fare i conti con una contrazione della domanda. Non è un caso se c’è ancora bisogno di Sostegni da parte dello Stato. Il nuovo decreto li garantisce, destinandoli soprattutto alle imprese: perché allora le stesse imprese non salvaguardano l’occupazione?“.

Il nodo da sciogliere, stando alla posizione espressa dalla CGIL, è proprio questo: “Va da sé che gli aiuti dello Stato alle imprese debbano essere rivolti anche ai lavoratori. Consentendo nuovamente i licenziamenti, al contrario, si adotteranno misure che aiuteranno solo una delle due parti chiamate in causa: le aziende e non chi lavora per le stesse. È inevitabile, del resto, constatare che in tempi di crisi queste imprese tenderanno a licenziare e si andrebbe, così, a configurare un’assurda ingiustizia sociale“.

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Si consideri che il numero degli occupati sul territorio regionale nell’ultimo trimestre del 2020 ha visto un calo di 9344 unità – pari al -1,87% – rispetto al quarto trimestre del 2019. Si tratta di uno dei dati più critici riguardanti le regioni del mezzogiorno: fanno peggio solo Molise e Sardegna. Ma nel Molise, ad esempio, è in atto un processo di desertificazione industriale da ben prima della crisi pandemica.

Una perdita di posti di lavoro, per l’Abruzzo, superiore alla media registrata nel Sud Italia. Ma c’è un altro dato importante, cioè che la regione presenta un aumento del ricorso alla Cassa Integrazione maggiore rispetto alla media italiana. Ciò significa che le aziende abruzzesi hanno scelto in misura maggiore la CIG e questo perché la pandemia le ha duramente colpite, con difficoltà probabilmente non ancora superate. Di conseguenza è facile ipotizzare che procederanno – appena non sarà più in vigore il blocco licenziamenti – a numerosi esuberi”. 

La perdita di occupazione – continua Ranieri – di certo non aiuterà il rilancio dei consumi e della domanda interna di cui la nostra economia ha tanto bisogno. Certo il blocco dei licenziamenti non può essere eterno, ma si rende necessario finché l’emergenza Covid non terminerà e, a quel punto, cesserà tanto il blocco dei licenziamenti così come termineranno i sostegni straordinari alle imprese. Invece si vogliono usare due pesi e due misure, ma così facendo a rimetterci saranno solo i lavoratori. Si mina la pace sociale.

Impossibile dire, oggi, quale sarà la provincia abruzzese che risulterà maggiormente colpita dai licenziamenti. Più semplice, invece, guardare i settori che sembrerebbero destinati a diversi licenziamenti, se si vanno ad analizzare i dati della Cassa Integrazione delle imprese.

Ad un’analisi, se in provincia dell’Aquila non preoccupano le aziende farmaceutiche, alimentari né del comparto edilizio, “ci si attende, purtroppo, uno scenario negativo per il Settore Terziario e dei Servizi, Turismo incluso, oltre al settore della Manifattura e dell’Automotive e, solo in parte, quello della Chimica: che comunque sarà interessato da numerose trasformazioni dal punto di vista delle strategie ambientali”.