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Vaccini, Carabinieri ed Esercito nei piccoli Comuni: la Medicina Militare per borghi Covid free - Il Capoluogo
L'arma dei carabinieri e la campagna di vaccinazione

Vaccini, Carabinieri ed Esercito nei piccoli Comuni: la Medicina Militare per borghi Covid free

Carabinieri al fianco dell'Azienda Sanitaria nelle vaccinazioni di soggetti fragili e soli nei piccoli comuni. 5 i team attivi tra Esercito e Carabinieri

Vaccini nei piccoli Comuni, i Carabinieri al fianco della Asl per portare le vaccinazioni nei paesi più isolati delle aree interne. Missione: borghi Covid free.

Un impegno totale quello dei Carabinieri per far fronte all’emergenza Covid, tra servizi ordinari e straordinari. Sono partite questa settimana le somministrazioni dei vaccini contro il Covid19 nei piccoli comuni aquilani, per raggiungere non solo tutti i soggetti fragili, impossibilitati a recarsi nelle apposite sedi di riferimento, ma via via l’intera cittadinanza. Una iniziativa, quella della vaccinazione a tappeto, della quale si è fatto promotore il Comitato ristretto dei sindaci, presieduto da Pierluigi Biondi, e che vede i territori delle aree interne aquilane al fianco di Asl e forze Armate.

5 squadre mobili attive: due team dell’Esercito – con il supporto logistico del 9 Reggimento Alpini – e tre team dei Carabinieri.

Abbiamo cominciato da San Benedetto in Perillis. Ieri abbiamo vaccinato circa 80 persone a Collepietro. Poi toccherà a Villa Santa Lucia e progressivamente continueremo, seguendo un ordine che ci vede partire dai Comuni più piccoli, ma che interesserà paesi via via maggiori: compresi quei Comuni con una popolazione superiore ai 1000 abitanti, ma con determinate caratteristiche e criticità“, ci spiega il colonnello Nazareno Santantonio, Comandante del Comando provinciale dei Carabinieri dell’Aquila.

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Carabinieri Vaccini piccoli comuni

In un territorio ostico come quello delle aree interne aquilane, allora, si rivela ancora una volta prezioso l’aiuto dei Carabinieri. I militari – in realtà – già da novembre scorso si sono attivati per l’effettuazione di tamponi: oltre ad essere stati, più recentemente, protagonisti del supporto fornito alle fasce anziane della popolazione (Over 80 e 70) nelle procedure di iscrizione alle piattaforme di vaccinazione.

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Da novembre ad oggi, nei Drive Through di L’Aquila, Avezzano e Sulmona, abbiamo effettuato oltre 65mila tamponi. Siamo partiti nel momento più critico per il nostro territorio, in piena seconda ondata Covid19, lo scorso 11 novembre: parallelamente al via dell’operazione IGEA, promossa dal Ministero della Difesa per fornire un aiuto concreto al Sistema Sanitario Nazionale. Il nostro intervento è stato deciso dal Comando generale, dopo nostra apposita indicazione, e dopo aver concordato le azioni necessarie confrontandosi con le autorità regionali. Si è deciso, quindi, che le risorse professionali nella disponibilità dei Carabinieri – quali Medici e Infermieri dell’Arma – dovessero essere maggiormente concentrate nella provincia aquilana“.

Questo il punto di partenza, in virtù del fatto che il territorio aquilano presenta condizioni territoriali che rendono complessa una capillare penetrazione della campagna vaccinale di massa e che vedono, al contempo, diverse persone – anziane e/o con patologie – impossibilitate a muoversi autonomamente per recarsi nelle sedi di vaccinazione territoriali.

Carabinieri impegnati nella campagna vaccinale ‘di prossimità’ o di ‘comunità’ che dir si voglia, quindi, con 5 team in totale. Ogni team è composto da un medico e 2 infermieri, appartenenti o all’Esercito o ai Carabinieri. 

“Precisiamo – sottolinea il colonnello Santantonio – che l’Arma dei Carabinieri si è attivata a supporto della Asl e non in sua sostituzione. L’Azienda Sanitaria aquilana aveva già provveduto da sé a costituire le proprie squadre mobili per le vaccinazioni a domicilio. Noi abbiamo fornito un aiuto in più a completamento dell’attività svolta dall’ente sanitario. Perché effettuare le vaccinazioni nei Comuni in maniera sistematica rappresenta uno sforzo importante, che noi, come Arma, possiamo permetterci grazie a due team dell’Esercito e a tre team dei Carabinieri. Questi ultimi, finita l’attività di effettuazione tamponi, partono ogni giorno per dare supporto alle altre squadre impegnate nella vaccinazione”. 

Covid19, l’importanza della Medicina Militare

La Medicina Militare nasce con l’esigenza di essere campale, cioè di poter operare in condizioni logistiche precarie. Si pensi a scenari di guerra, basti citare il Kosovo 20 anni fa o, purtroppo, ancora oggi, o il Libano, l’Afghanistan, il Corno d’Africa…Noi siamo presenti ovunque e facciamo ciò che i medici praticano in sale operatorie o ambulatori, ma per strada: dove e quando ce n’è bisogno. Lunedì, ad esempio, i team hanno effettuato le vaccinazioni a San Benedetto in Perillis all’interno di un Map“. Luoghi improvvisati che presuppongono una grande capacità di adattamento da parte dei militari, competenze specifiche nel muoversi su un territorio poco pratico e un costante spirito di sacrificio.

Con il Colonnello Nazareno Santantonio abbiamo ripercorso anche l’impegno che, ormai da un anno e mezzo, l’Arma dei Carabinieri ha riversato nel fronteggiare l’emergenza Covid. “Sin dall’inizio della pandemia, il prefetto dell’Aquila ha riunito le forze dell’ordine dando indicazioni ben precise sul rispetto delle normative anti Covid sul territorio e finalizzate a garantire l’adeguata sicurezza sanitaria all’intera provincia. Quindi, coordinandoci con le altre forze di polizia, come Carabinieri abbiamo messo a disposizione tutte le risorse dell’Arma. Come Comando provinciale, ad esempio, abbiamo più che raddoppiato i servizi esterni. Chiaramente in questo periodo si è abbassato l’indice di delittuosità, ci sono stati meno furti, meno truffe: aspetto che ci ha permesso di concentrarci sui controlli. Ricordo, infatti, le numerose ispezioni e verifiche delle specialità dell’Arma. I Nas, il Nil – il Nucleo Ispettorato del Lavoro – i Carabinieri Forestali, con il Noe – Nucleo Operativo Ecologico – che si è occupato di puntuali controlli nelle aziende agricole, soprattutto in virtù del monitoraggio dei movimenti dei lavoratori stranieri, nel rispetto dei protocolli e delle norme di sicurezza”.

Un impegno a 360 gradi, quindi, che spesso purtroppo passa inosservato, nonostante il particolare contesto aquilano, dove – soprattutto nell’ambito edile – insiste il cantiere più grande d’Europa, quello della Ricostruzione. Impegno che non ha conosciuto e non conosce colori o distinzioni di divisa, con le forze dell’ordine unite, sinergiche e collaborative contro l’emergenza.

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