Quantcast

San Pietro Celestino, l’importanza di un Santo: quando si regalavano le reliquie

San Pietro Celestino, 726 anni dalla morte del Papa che riposa a L'Aquila. Viaggio nella storia e nei riti antichi: quando si regalavano reliquie per mostrarsi potenti

Il 19 maggio 1296 moriva San Pietro Celestino. L’Aquila ricorda il suo Papa: viaggio tra storia, religione, studi e riti dei tempi passati. Quando il desiderio più grande era possedere reliquie autentiche.

San Pietro Celestino o Pietro da Morrone, passato alla storia come il Papa del ‘Gran Rifiuto’, legato indissolubilmente alla città dell’Aquila, dove fu incoronato, nella Basilica di Collemaggio, e dove riposa in eterno.

La Perdonanza Celestiniana celebra e ricorda, ogni anno da oltre 700 anni, la Bolla del Perdono, l’indulgenza plenaria concessa da Papa Celestino V al mondo. Un prezioso documento che L’Aquila ha conservato nei secoli. Oggi, nel giorno del ricordo di San Pietro Celestino – a 725 anni dalla morte – riemergono anche riti ormai antichi, riguardanti il culto delle figure canoniche e il prestigio delle ambite reliquie, custodite gelosamente nelle abitazioni delle famiglie più importanti.

Ricordi che abbiamo rispolverato grazie al contributo di Gaetano Miranda, antropologo fisico e conoscitore della Paleopatologia, la disciplina che coniuga Medicina e Archeologia, studiando le malattie che colpivano le popolazioni del passato attraverso l’analisi di resti umani antichi.

Partecipai – ricorda Miranda, ascoltato dalla nostra redazione – alla ricognizione canonica di Celestino V, effettuata nel 2012, come antropologo fisico. Tra i segni caratteristici oggetto di studio, un foro, all’altezza della nuca di San Pietro Celestino. Le analisi hanno dimostrato e certificato che si tratta, in realtà, di un foro post mortem. Anzi, è stato possibile stabilire che il foro non solo si è formato successivamente alla morte di Celestino V, ma risale a quando il corpo si era già abbondantemente decomposto.

È una pratica diffusa, infatti, quella di effettuare le cosiddette ricognizioni canoniche sulle spoglie di importanti figure storiche del clero, su tutti Beati e Santi. Studi che, spesso, avvengono a ridosso di importanti ricorrenze. “Non si tratta, comunque, di studi frequenti – precisa Miranda – L’ultima ricognizione, che precedeva quella fatta nel 2012, era stata effettuata circa cinquant’anni prima”.

Ricognizioni canoniche che vengono svolte da un’intera squadra di professionisti: si possono effettuare analisi antropologiche, analisi paleopatologiche, anamnestiche, studi fotografici.

Oltre agli studi e alle analisi, però, ci sono le tradizioni legate ai tempi antichi, in cui le figure dei Santi erano di assoluta importanza. Così come le reliquie, oggetto di interscambio tra Sovrani e Autorità.

 La ricerca delle reliquie dei Santi

“La reliquia di un Santo nel periodo medioevale era l’equivalente di un dono che, oggi, può offrire un Capo di Stato o Capo del Governo ad un altro Capo di Stato in visita”.

Un valore inestimabile, quindi, quello che caratterizzava le reliquie dei santi in passato.

Noi, oggi, ricordiamo gli orologi preziosi donati da Berlusconi, negli anni di Presidenza del Consiglio, ai Capi di Stato in visita in Italia, o i quadri che il Presidente Mattarella ha donato a Barak Obama al momento della sua visita nel nostro Paese.

In passato tra gli oggetti più desiderati c’erano le reliquie dei Santi.

Ovviamente, si parla di un’altra società e di uno Stato che, a quei tempi, non esisteva ancora. C’erano, invece, piccoli regni o ducati e “avere sul proprio territorio la reliquia di un santo, voleva dire possedere pezzi da Museo da donare alle Autorità che sarebbero arrivate in visita. Autorità con le quali, frequentemente, c’erano accordi da stipulare e la reliquia, in questo caso, rappresentava un’arma in più per portare a termine i propri obiettivi”. 

Non sempre, tuttavia, le reliquie erano originali.

“Poteva capitare, ad esempio, di imbattersi in più femori di uno stesso Santo o anche in quattro mani di uno stesso Santo, poiché erano tantissime le reliquie false in giro. Molte di queste venivano falsificate volontariamente, per mostrarsi ricchi e potenti all’Autorità ‘straniera’ di turno. Non è un caso se non si donava mai il cranio di un Santo: perché era unico ed era considerato la più preziosa tra le reliquie”. 

L’Aquila, San Pietro Celestino e l’importanza delle reliquie

“Nella nostra zona le reliquie autentiche, prima di Celestino V e – duecento anni dopo – di San Bernardino da Siena sono state la chiave di volta per la ricchezza del territorio aquilano“, ci spiega ancora Miranda.

“Quando Celestino V fu assurto agli onori delle cronache – prima diventando Papa dal nulla e poi con il grande rifiuto – fu proclamato Santo relativamente presto. Essendo, inoltre, sepolto a L’Aquila, la città è diventata la sede dei più importanti pellegrinaggi in Europa, dopo Roma. Una fortuna incredibile per la città dell’Aquila, ai tempi: basti pensare che storicamente si è creato un indotto economico, su tutto il territorio aquilano, che è pari a quello che oggi ha la Chiesa di San Pietro a Roma con le sole donazioni fatte all’interno della Basilica.

Discorso simile per la figura di San Bernardino da Siena, il cui anniversario della morte ricadrà nella giornata di domani, 20 maggio.

San Bernardino risaliva la penisola dopo un lungo pellegrinaggio nel Sud Italia. Prima di tornare a Siena, raggiunse L’Aquila per rendere omaggio alla salma di Celestino V. Era malato e in città si aggravarono le sue condizioni di salute, tanto che in pochi giorni morì”.

Era il 20 maggio 1444. 

Nonostante le richieste dei senesi per riavere il proprio Santo, le spoglie di San Bernardino da Siena sono custodite a L’Aquila, nella Basilica a lui consacrata nel cuore del capoluogo. 

“Anche la figura di San Bernardino è rilevante nella storia religiosa dell’Aquila e nella centralità avuta dalla città: custodirne le spoglie ha fatto sì che fossero ancora più numerosi i pellegrinaggi in città, da ogni parte d’Italia e da altri Paesi europei. Ci fu un flusso economico e commerciale senza eguali nella storia della città. A testimonianza dell’importanza di ospitare le spoglie di questi Santi, legati alla sua storia“.