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Inchiesta Sanità, trovati 500mila euro a Febbo, l’avvocato: frutto di 40 anni di lavoro

Febbo, la Gdf trova mezzo mln di euro in una cassetta di sicurezza, nei controlli sull'inchiesta Sanità. Il legale: "Frutto di più di 40 anni di lavoro".

Contanti e assegni per un valore di circa mezzo milione di euro. Il contenuto trovato all’interno di una cassetta di sicurezza durante una perquisizione, nei confronti dell’ex assessore regionale Mauro Febbo.

Si allunga la lista degli indagati e arrivano nuovi sviluppi sull’inchiesta che ha scosso il mondo sanitario pescarese. Mauro Febbo, attuale capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, è accusato di corruzione. Il progetto nel mirino della Procura è il Polo oncologico di Chieti. 

I soldi sono stati trovati, durante le attività di controllo della Guardia di Finanza, all’interno di una cassetta di sicurezza, conservata in una banca di Pescara.

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L’avvocato che difende Mauro Febbo, Massimo Cirulli, ha fornito la sua versione dei fatti in una nota indirizzata alla stampa:

In relazione alle notizie di stampa circa il rinvenimento, in una cassetta di sicurezza nella disponibilità di Mauro Febbo, di denaro e valori di ingente ammontare nel corso della perquisizione eseguita d’ordine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara il 3maggio scorso, avverto la necessità di precisare che il contenuto è interamente riconducibile all’attività professionale del cliente, ragioniere tributarista attivo da oltre quarant’anni“, spiega il legale Cirulli.

Non trattasi, pertanto, di profitto del reato di corruzione o di altro illecito. D’altronde, il cliente era stato reso destinatario, nelle precedenti settimane, dell’avviso di proroga delle indagini preliminari, nel quale si ipotizzava la commissione del reato di corruzione. Se il contenuto della cassetta fosse stato di illecita provenienza, il cliente si sarebbe affrettato a prelevarlo, mentre a tanto non ha provveduto neppure a seguito dell’accesso eseguito dalla polizia giudiziaria, a riprova della sua buona fede“.

“Con istanza depositata il 6 maggio scorso, ho chiesto al P.M. di sottoporre ad interrogatorio l’indagato, che in quella sede potrà fornire convincente dimostrazione della lecita provenienza del denaro e dei valori rinvenuti nella cassetta di sicurezza. Mauro Febbo riafferma, mio tramite, la sua totale estraneità ai fatti contestatigli: non soltanto non ha ricevuto dazioni corruttive od altrimenti illecite da parte di nessuno, ma ha fermamente avversato – come risulta documentalmente provato – il progetto di finanza relativo alla costruzione e gestione del nuovo polo oncologico presso l’ospedale di Chieti. Confida, pertanto, nella sollecita archiviazione del procedimento penale”.