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Apre il centro di ascolto Veronica Di Orio: un aiuto per i giovani in difficoltà

Nel ricordo di Veronica Gaia Di Orio apre a L'Aquila un punto di ascolto per i giovani. Un supporto in un momento in cui la depressione può essere acuita come conseguenza della pandemia.

“La risata di Veronica ancora riecheggia tra queste mura. Vorremmo che il centro d’ascolto dell’Aquila fosse un luogo per dimostrare, in suo nome e in suo ricordo, quanto sia bello vivere”.

Ferdinando Di Orio è l’ex rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila, sua moglie Anna Maggi è stata una docente al Liceo Classico e Scientifico: entrambi sono soprattutto i genitori di Veronica Gaia Di Orio, scomparsa prematuramente nel 2017 e alla cui memoria è stata intitolata una Onlus che si occupa di depressioni giovanili.

punto di ascolto veronica gaia
punto di ascolto veronica gaia

Questa mattina è stato aperto un punto d’ascolto a L’Aquila, su via Duca degli Abruzzi 15, lì dove Veronica ha vissuto gli anni della sua adolescenza. Si tratta del secondo nella provincia, dopo quello aperto qualche anno fa ad Avezzano.

La Onlus a lei dedicata, nel nome e nel ricordo di Veronica Gaia Di Orio intende proporsi come strumento efficace per la promozione del benessere psichico dei giovani.

“La depressione si può curare, per questo siamo qui nel nome e nel sorriso della nostra Veronica”.

Con queste parole il professore Ferdinando Di Orio insieme alla moglie Anna Maggi hanno aperto le porte del centro di ascolto.

“In questa casa siamo stati molto felici: ancora sento le risate di mia figlia e dei suoi tanti amici che venivano a casa per studiare o alle feste di compleanno”, ha detto Anna Maggi.

“Speriamo che i giovani possano trovare in questo luogo un abbraccio, una parola di conforto, la strada per ritrovare la gioia, la serenità, la voglia di vivere”.

Per il professor Di Orio un sostegno psicologico per i giovani non è mai stato così importante come in questo periodo storico in cui la pandemia ha portato come conseguenza naturale tanto isolamento.

Un argomento, quella depressione come conseguenza “dell’isolamento da Covid”, già trattato dalla redazione insieme all’ex rettore, in questa intervista rilasciata in esclusiva per il Capoluogo.

Depressione, stress e ansia: gli effetti della pandemia sui giovani

Da oltre un anno i nostri ragazzi sono chiusi nelle loro stanze e nel loro guscio. La depressione si nasconde in questi angoli bui e spesso le famiglie non hanno gli strumenti giusti per affrontare per tempo le problematiche”.

“Oggi siamo qui per porci come struttura di supporto, aiutati da un team di psicologi e figure professionali di spessore, che gratuitamente prestano ogni giorno un servizio encomiabile. Ad Avezzano seguiamo già molti casi e questi servizi sono necessari in ogni città”.

“Con mia moglie, che in questi anni è stata la colonna cui mi sono appoggiato per affrontare una serie di situazioni difficili anche da raccontare, da quando abbiamo perso la nostra Veronica sentiamo forte la necessità di poter aiutare gli altri”.

“Ringrazio l’amministrazione comunale, che ha capito l’importanza del nostro lavoro. Speriamo di poter portare il sole, aiutare i nostri ragazzi a capire che la vita è bella e va vissuta”.

“Purtroppo spesso i giovani ricorrono a scorciatoie che indicano strade perverse e quando ce ne accorgiamo magari è troppo tardi. La pandemia ha e avrà dei risvolti negativi anche sulla psiche di tutti: danni incalcolabili dei quali adesso ancora non ci rendiamo conto”.

“Gli ospedali psichiatrici delle grandi città sono saturi: a Roma, il Bambin Gesù, ha dovuto allargare l’area psichiatrica. In questo momento ci sono ricoverati più di 20 ragazzi che hanno tentato il suicidio. Alla fine, in mancanza di aiuto, senza accorgersi, si scivola in questo pendio”.

In rappresentanza del sindaco Pierluigi Biondi, all’inaugurazione era presente il vice sindaco, Raffaele Daniele.

“Sono emozionato, come cittadino e come membro di questa amministrazione. Il mestiere del genitore è il più difficile del mondo. Tante volte non riusciamo a capire i nostri figli, probabilmente anche per troppo amore. A volte vediamo nel loro momento di isolamento qualcosa di transitorio, senza sapere che hanno dentro un tarlo che li martella e li corrode.”.

“Non posso che togliermi il cappello davanti a questa iniziativa e ringraziare per tanta sensibilità verso un problema grande, che va affrontato per tempo, soprattutto in un momento storico come questo”.

“Queste strutture sono preziose, specie in uno stato di diritto come il nostro che li sancisce, con il principio di sussidiarietà, per colmare le lacune delle istituzioni”.