Quantcast

Festa della mamma, storie da Cabbia di Montereale: nel ricordo di Serena Durastante

Si celebra oggi la festa della mamma. Da Cabbia di Montereale memorie di antichi mestieri e fatiche, nel ricordo di chi non c'è più.

Oggi si celebra la ricorrenza della Festa della Mamma. Dal cassetto della memoria, spuntano ricordi di un tempo che fu: tempo di fatiche, di terre coltivate, focolai tenuti sempre accoglienti e famiglie accudite con amore. Storie che arrivano da Cabbia di Montereale: il contributo di Nando Giammarini.

Il 9 maggio si celebra la festa della mamma. È opinione comune e diffusa che l’origine di questa festa sia solo a fine commerciale, ma non è così. La celebrazione ha origini molto antiche e un valore profondo. Come molti elementi della cultura occidentale, la speciale ricorrenza risale all’antica Grecia, in cui era legata al culto delle divinità femminili, alla fertilità e al passaggio dalle temperature fredde invernali a quelle più miti della primavera e poi dell’estate.

Si tratta di celebrare quindi la donna nella più grande espressione della sua femminilità: la maternità. Parliamo di una persona forte e coraggiosa, che si disbriga in una vasta problematica quotidiana fatta di difficoltà di diversa natura. Non ultima quella della messa al mondo di un figlio che sebbene riconosciuta come importante funzione sociale è un ulteriore carico di lavoro e di attenzione verso un evento bellissimo della vita. Il tutto reso vivo e partecipe dalla concretezza e dalla voglia di fare di questa donna straordinaria  che da sempre rivolge lo sguardo al futuro con ottimismo, speranza  e spirito di sacrificio.

La vita e la storia hanno sempre assorto la mamma a struttura portante della famiglia e della società, in altre parole l’Angelo del focolare domestico. In questo contesto assumono un valore di primaria importanza, le mamme di Cabbia che, temprate da sempre ad una situazione di sacrifici e di lavoro, vivevano una condizione d’ingiustizia e di ristrettezze economica e sociali dei tempi di allora. Tempi bui in cui venivano bistrattate, offese, talvolta umiliate, dai loro mariti: padroni indiscussi, specialmente quando eccedevano con qualche bicchiere di vino, del cielo e della terra. Per altri versi erano periodi neri in cui tante mamme e tante spose Cabbiesi videro partire per la guerra i loro figli ed i loro mariti alcuni dei quali, purtroppo, non tornarono mai più. In un paese di montagna come il nostro, le donne erano abituate a fare di tutto, la loro giornata iniziata all’alba terminava a notte fonda.

Si occupavano della famiglia, quindi di accudire i figli nelle povere case in cui entravano spifferi da tutte le parti e l’unica fonte di riscaldamento era il camino, ubicato in cucina, ove si trascorreva gran parte della giornata e della vita. Quelli della mia generazione ricordano bene che ci facevano il bagno in dei recipienti pieni di acqua calda accanto al fuoco per non farci prendere freddo. Soprattutto nella stagione invernale. Le donne Cabbiesi, in particolar modo le nostre nonne, le nostre madri si sono sacrificate al limite della loro possibilità e dell’umana sopportazione, collaborando con i mariti nella gestione della famiglia a tutti i livelli. La loro opera era di primaria importanza. Consisteva nell’accudire e pascolare gli animali domestici presenti in tutte le famiglie, essendo una forma di sostentamento. Durante l’estate nel periodo della fienagione partivano notte tempo per recarsi nel Piano di Montereale a prendere il fieno con gli asini.

Altro lavoro, quasi tipicamente femminile, era quello di procurare la legna talvolta con i figli piccoli al seguito, io stesso e mio fratello gemello ci andammo più volte. Partivano alle 03.00 di notte con l’asino e tornavano con una “soma”* intorno alle 10.00, dopo aver fatto svariati chilometri in montagna. Altro duro lavoro era la coltivazione delle pietrose terre da cui a fronte di un grande lavoro si ricavava ben poco. Intere giornate trascorse a spezzarsi la schiena a zappare, seminare e “rammucchiare”* le patate, il grano turco, i fagioli. Sebbene fosse un vero spettacolo della natura vedere tutti i campi in attività di coltivazione che sembravano pettinati. Tempi e mestieri desueti.

Era un incanto in primavera quando si tornava al lavoro in campagna, dopo i lunghi inverni freddi ed innevati. Non essendoci gli anticrittogamici né i concimi chimici, il grano quando iniziava ad essere di un’altezza accettabile si “capava”. Questa lavorazione consisteva nell’estirpare le erbacce che assorbivano dal terreno le energie necessarie, sottraendole alle piantine di frumento e veniva effettuata solitamente dalle donne che andavano a giornata, come le famose mondine. Richiedeva tempo ed era una vera armonia in tutta la vallata poiché riunite in gruppi, intente al lavoro, cantavano.

Oggi i tempi sono cambiati, c’è un’altra situazione. Scorrendo la storia ed i suoi eventi osserviamo il campo di riflessione e delle necessità della gente legato ai tanti fattori sociali di questa epoca. In un mondo in rapida trasformazione, agli inizi del terzo millennio, assume un carattere di grande attualità, con il suo carico d’amore e di bontà, la festa della mamma di tutte le mamme Caiane che nei tempi passati non l’hanno mai conosciuta né festeggiata. Una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo, che nel nostro Paese viene celebrata la seconda domenica di maggio.

Io ricordo di averla fatta conoscere a mia nonna e mia madre casualmente, in quanto l’insegnate della IV elementare, la sig.na Carmela Properzi – un’insegnante di grande bontà, comprensione ed umanità, che veniva dall’Aquila, si era presa in affitto una casetta al Paese e tornava il sabato in città con la sua cinquecento verdina – ci aveva spiegato il valore ed il significato di questa festa e ci aveva dato un tema da fare a casa. Tempi che furono, mestieri desueti, madri che, tra sacrifici e difficoltà, hanno scritto pagine indelebili della storia di Cabbia, impresse nella mente e nel cuore di tutti noi ed a cui va eterna gratitudine e rispetto anche attraverso questa speciale e particolare ricorrenza.

festa della mamma

Essa viene celebrata in maggio poiché è anche legata alle rose, fiori dell’amore, e tale mese tradizionalmente è considerato il mese della Madonna: la madre di tutti. Desidero ricordare in questa festosa circostanza dedicata all’amata genitrice, due persone care recentemente scomparse. Una, la giovane mamma di due bambini in tenera età, – Serena Durastante – mia conterranea di Cesaproba di Montereale, perita in un incidente stradale alle 05.30 del mattino di domenica delle Palme di due anni fa, sulla SS 260 Picente tra Pizzoli e Cagnano Amiterno, mentre si recava al lavoro. L’ altra, cugina di mia madre, una donna di indole buona e di spiccate qualità umane, altruista, rispettosa e generosa, scomparsa a causa della maledetta pandemia. R.I.P.

 

*carico di legna.
*stringere la terra intorno alle piantine

 

 

 

Foto di repertorio