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Le nuove stanze della poesia, Ernesto Giammarco

"Una vita in dialetto": Valter Marcone ricorda il linguista e accademico abruzzese Ernesto Giammarco per l'appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia.

Il ritratto di Ernesto Giammarco per l’appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia, a cura di Valter Marcone.

Ernesto Giammarco (20 gennaio 1916- 29 novembre 1987) una vita per il dialetto. A lui è intitolata la Fondazione Ernesto Giammarco, istituita nel 2003 che ha sede a Pescara, in P.zza I° Maggio n° 4.

È una Fondazione senza scopi di lucro e con la finalità di favorire ed incrementare la cultura e le attività di studio e ricerca scientifica con particolare riguardo ai settori linguistico-dialettologico, letterario, storico, geografico, artistico, folclorico, alle indagini sul territorio delle regioni abruzzese e molisana e ai rapporti tra l’area adriatica e le culture straniere.

Molte volte in questa rubrica abbiamo presentato il profilo di poeti che scrivono componimenti usando il dialetto e altrettante volte abbiamo parlato proprio della poesia dialettale. Un modo di esprimere sentimenti ed emozioni che prende proprio dalla lingua viva di ogni giorno quelle parole che costruiscono appunto la geografia di quei sentimenti.

Ogni parola ha un suo contenuto ed esprime un suo nesso con il mondo. E se dico montagna vedo fisicamente una montagna, la riconosco e la colloco nel paesaggio.

Così le parole interpretano il mondo. Ii vocaboli in dialetto dunque descrivono il mondo per così dire “più da vicino” perché siamo abituati a pensare in dialetto e poi a tradurre in italiano.

Anche se imparare l’italiano a scuola, per esempio, sicuramente è stato lo strumento di unificazione di un paese che veniva da una divisione in stati e staterelli , le attuali regioni o gruppi di regioni che conservano la loro lingua appunto il dialetto.

Una lunga premessa per introdurre questa settimana il profilo di uno studioso, Ernesto Giammarco, la cui biografia occuperebbe molto spazio, ma che in questa sede ci permette con i suoi studi di dare un pieno riconoscimento al tema che abbiamo appena sottolineato: “la vita in dialetto”.

E con Ernesto Giammarco qui vogliamo ricordare “una vita per il dialetto”.

Ernesto Giammarco nasce a Introdacqua il 20 gennaio 1916,il paese in cui aveva visto la luce in una frazione del circondario Pasquale (Pascal) D’Angelo, emigrato nel 1910 negli Stati Uniti, poeta e scrittore di cui ricordiamo il libro autobiografico Son of Italy, New York, The Macmillan Company, (1924).

E dal quale era emigrato anche nel 1891, Francesco Ventresca, anch’egli autore di un’autobiografia scritta in lingua inglese, Personal Reminiscences,Chicago, Empire-Stone Press, ( 1951).

Sarà proprio Ernesto Giammarco a riscoprire nei suoi studi le opere di questi due letterati che considererà come un percorso di vita e di testimonianza sempre presente nella sua stessa vita

Compie studi severi, si dedica al lavoro ma allo stesso tempo comincia ad occuparsi di dialettologia con la ricerca sul campo.

Munito di registratore e accompagnato da pochi collaboratori, nel tempo libero dal lavoro e nei fine settimana, percorre la provincia abruzzese raccogliendo dal vivo le espressioni dialettali.

Intorno alla metà degli anni ’50, Giammarco entra in contatto con la scuola glottologica e dialettologica fondata a Pisa da Clemente Merlo e proseguita da Tristano Bolelli. Il metodo della scuola e la lezione dei maestri gli permette di sistematizzare il materiale raccolto .Molta parte nei suoi studi hanno anche gli insegnamenti di autori come D’Ovidio, Finamore, Savini, De lollis, Anelloi e Merlo che vissero tra ‘800 e ‘900.

Nel 1950 e nel 1952 l’editore Gastaldi pubblica nella collana “Poeti d’oggi” le sue raccolte di liriche Primizie e Canti nuovi. Conosce numerosi poeti dialettali e con loro instaura rapporti di amicizia; in particolare con i poeti Guido Giuliante medico di Pennapiedimonte e Camillo Carlomagno di Agnone.

Le sue ricerche di dialettologia confluiscono in un dizionario di cui i primi due volumi sono pubblicati nel 1968 e 1969 dalle Edizioni dell’Ateneo di Roma. Il primo (A-E) e il secondo (F-M) volume del Dizionario Abruzzese e Molisano (DAM) a cui seguiranno altri volumi, opera completata solo nel 1979.

Il dizionario raccoglie non solo le ricerche effettuate sul territorio per circa un ventennio ma anche lo spoglio sistematico, condotto sui documenti dialettali a partire dall’XI secolo, gerghi di mestiere, proverbi inediti, modi di dire. Indagini fonetiche, morfologiche, lessicali, ma sono anche un’imprescindibile base di partenza per gli studi successivi. L’opera di Giammarco è considerata dagli specialisti “una pietra miliare della dialettologia italiana” (V. Pisani) e “il più insigne monumento dato all’Abruzzo” (T. Bolelli).

Abbiamo ricordato in questa rubrica Ernesto Giammarco perché la sua opera sui dialetti abruzzese e molisano sono un percorso a tutto tondo.Oltre il dizionario Giammarco ci ha lasciato anche “Dialetti d’Abruzzo” presentato al VII Congresso Nazionale delle Tradizioni popolari ed accolto negli Atti pubblicati nel 1958 dalla prestigiosa casa editrice fiorentina di Leo Olschki.

A cui sono seguite due edizioni del Manuale ortografico dei dialetti abruzzesi, rispettivamente con prefazioni di Gino Bottiglioni e Luigi Illuminati in cui si codificata sul piano scientifico la corretta grafia dei dialetti abruzzesi-molisani.

Completano questo elenco un’Antologia dei poeti dialettali abruzzesi dal ‘300 ai nostri giorni e una raccolta di Novelle sacre.