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Sassa nel cuore, le “memorie di paese” di Giorgio Spacca

Sassa nel cuore, il libro di Giorgio Spacca.

Sassa nel cuore, il libro di Giorgio Spacca.

Che bella sorpresa osservare una piccola locandina, esposta all’esterno dell’edicola, dove mi reco quotidianamente a ritirare vari quotidiani. “Sassa nel cuore” e la fotografia di Giorgio Spacca. In un primo momento ho pensato ad una possibile intervista in ordine al COVID, sapendolo impegnato come Primario nell’ambiente sanitario. Poi, uscendo, preso dalla curiosità, ho riguardato la locandina e ho letto ancora “Memorie di paese”. Allora sono tornato dentro e ho chiesto una copia del libro. Appena fuori ho chiamato Giorgio, che mi ha risposto con il solito entusiasmo amichevole. Tanto per scherzare, gli ho detto: “Ho visto la locandina, ma ho rilevato un piccolo errore!”. “Di che si tratta. Lo faccio correggere immediatamente”. Con calma, ma aveva intuito tutto e stava già ridendo, gli ho detto che era stato scritto male, forse si tratta di un semplice refuso. Avrebbero dovuto scrivere “Sassi nel cuore e non Sassa nel cuore”. Ha precisato immediatamente, meglio Sassa che Sassi. I sassi fanno male se arrivano a segno. E così, tra una risata e una battuta abbiamo scambiato saluti e complimenti.

Veniamo a noi, meglio ancora al libro. L’ho letto in due riprese, solo perché i nipoti mi hanno impegnato in una ricerca, altrimenti l’avrei letto tutto d’un fiato. Normalmente, quando si esprime un giudizio critico del lavoro di qualche persona, si inizia col dare qualche notizia dell’autore. Mi risparmio la fatica, perché vorrei sapere chi a L’Aquila non conosce Giorgio Spacca. Forse soltanto qualche ragazzo ancora troppo giovane. Questo, comunque, è “l’amarcord” di Sassa. Stempiato, viso aperto, sorriso sempre pronto, eloquio forbito, grande ascoltatore, affabulatore, sensibile al recepimento di qualsiasi evento bello o brutto che sia, grande amico degli amici veri, sinceri e trasparenti, con un cuore talmente grande da contenere tutti gli affetti che ha maturato nel corso della vita. Il piccolo volume si presenta bene, opportunamente curato dalla Edizioni One Group di Duilio Chilante, apprezzatissimo grafico, e Francesca Pompa, anima dell’edizione. Riesce con la sua professionalità a rendere gradevoli anche pagine piuttosto ruvide. Inizio a leggere la prefazione della mia compaesana Gianna Colagrande, sottile e delicata nel cogliere delicate sfumature del racconto, e inizio a farmi un’idea dei contenuti. Giorgio Spacca gode di un grande pregio. Ha una memoria ferrea. In tal senso ha preceduto di anni l’avvento del RAM dei PC. Immagazzina tutto, archivia, cataloga e applica l’asterisco agli eventi più salienti. Ha organizzato l’archivio mentale per autore, per data e per argomento. Non ha bisogno di schiacciare pulsanti per richiamare alla memoria i fatti che in quel momento lo interessano. Basta un piccolo accenno, una foto e, addirittura, un solo termine per ricollegarsi al passato. In un piccolo angolo cerebrale, nel quale albergano cellule di elevata potenzialità, nasconde ricordi e immagini di personaggi che hanno caratterizzato la sua vita nel corso degli anni.

sassa nel cuore giorgio spacca

Il libro appare come un coacervo di ricordi pieni di frammenti di momenti di vita indelebili. Ricordi che non sono altro che piccoli pezzi di vita vissuta. Sì imprimono nel nostro intimo e trovano collocazione nel nostro cuore. Ecco perché “Sassa nel cuore”. Giorgio, in un ideale volo di farfalla, volteggia delicatamente nei vari territori dove ha potuto fermarsi per assaporare il nettare dei fiori della gioventù che ha incontrato nel suo lungo viaggio. Parte da Arischia, dove è nato. Si trasferisce a Gioia dei Marsi, sede lavorativa del padre. In un anno matura esperienze da ragazzino che gli resteranno impresse nella mente. Ritorna alle origini, ma non ad Arischia, bensì a Sassa, dove metterà le radici il suo cuore, aiutato dall’affabilità dei coetanei che lo hanno saputo accogliere ed integrare nel gruppo. Qui apprezza gli aspetti di vita più importanti, fatti di forme e colori dovuti a brutti e bellissimi momenti. Piccole tesserine che si compongono fino a determinare quello che poi è diventato nel corso degli anni. Per Giorgio, per quello che è oggi, i ricordi più importanti della vita  sono stati sempre custoditi nel suo intimo. Tutti i ricordi, tutti i momenti importanti, vivono  all’interno del suo cuore. Questo enorme bagaglio contenuto nell’intimità, forse, è stato l’elemento determinante che lo ha spinto a scrivere, a raccontare i suoi ricordi che, sicuramente, sono stati la fonte di ispirazione per le sue storie, come se volesse far rivivere a tutti i costi personaggi e momenti a cui si sente profondamente legato. Il libro si legge come se si assistesse alla proiezione di un film, composto da mille fotogrammi con altrettanti attori, molti dei quali anch’io ho conosciuto e conosco. Ma l’attore principale, la colonna portante del film, è uno soltanto: Giggio’. Un ragazzo semplice, ma pulito, arguto, lapidario nel giudizio e nell’attribuzione del soprannome in base al modo di vivere, all’aspetto fisico e, in particolare, al comportamento dei soggetti in esame. Giggio’, grande atleta, fortissimo portiere, ha dedicato l’intera vita al calcio giocato, fin quando ha potuto, e poi come allenatore, tecnico, scopritore di talenti calcistici. Ha vissuto sempre in mezzo ai ragazzi, educandoli al rispetto delle regole dello sport applicabili anche nella vita civile. Non era soltanto il calcio il centro dei suoi interessi, infatti, Giorgio lo ricorda bene collocandolo sul trono del suo regno, pochi scalini in pietra posti all’ingresso della piccola Chiesa di Sassa. Giorgio Spacca, in omaggio alla breve presenza di Giggio’ in questa vita, lo ha polarizzato nell’Agorà di Sassa, pur non avendo una piazza, mentre impartiva, dall’alto dei gradini della Chiesa, lezioni di calcio o dispensava taglienti giudizi e ironiche espressioni nei confronti di tutte le persone, che ogni sera passavano al vaglio del Maestro e della sua nutrita scolaresca.

Caro Giorgio, vorrei continuare ancora per citare quei personaggi che hai doverosamente richiamato alla mente, ma il tempo e lo spazio sono sempre tiranni. Il libro merita di essere letto con attenzione e con la predisposizione d’animo volta al vero spirito dei ricordi per poterne cogliere aspetti, significati, sfumature e, soprattutto, attaccamento ai valori della vera amicizia che, nata nella trasparenza della gioventù, non si cancellerà mai, pur vivendo in continenti diversi. Vorrei chiudere questi miei modesti pensieri con un fraterno invito. Vai ancora avanti. Non ti fermare, perché le belle cose hanno bisogno di tempo. E tu, di cose belle ne hai ancora tante da raccontare.