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Le nuove stanze della poesia: il Primo maggio

Una riflessione sul Primo maggio e il simbolismo di questa giornata, per l'appuntamento con la rubrica a cura di Valter Marcone.

Una riflessione sul Primo maggio per l’appuntamento con la rubrica Le nuove stanze della poesia a cura di Valter Marcone.

Di fronte alla canzone “Bella ciao” che in assoluto ricorda e narra le vicende partigiane durante l’occupazione nazifascismo a seguito dell’armistizio stipulato dal governo Badoglio con gli Alleati, viene da domandarsi qual è la canzone che racconta il mondo del lavoro e quindi simbolo di questa festa del primo maggio.

Ricordo che proprio in questo giorno, da anni, si tiene a Roma, a Piazza S. Giovanni, un maxi concerto nel pomeriggio del giorno di festa.

E mi viene in mente come per ciascuno di noi ci sia una colonna sonora che lo accompagna nei giorni belli e brutti della vita; Un filo conduttore di note, di armonie di versi suonati e cantati appena appena nel cuore e sulle labbra. E allora faccio una ricerca e la fonte wilkipedia mi dice che che la canzone più rappresentativa di questa festa del lavoro èl’Inno del Primo Maggio, chiamato anche Vieni o maggio o Canzone del maggio, è un canto anarchico e socialista, scritto da Pietro Gori sulla melodia del Va pensiero, il coro del Nabucco di Giuseppe Verdi.

E’ un testo che dice : Vieni o Maggio t’aspettan le genti /ti salutano i liberi cuori /dolce Pasqua dei lavoratori/vieni e splendi alla gloria del sol /Squilli un inno di alate speranze /al gran verde che il frutto matura / a la vasta ideal fioritura /in cui freme il lucente avvenir /Disertate o falangi di schiavi /dai cantieri da l’arse officine /via dai campi su da le marine /tregua tregua all’eterno sudor! /Innalziamo le mani incallite /e sian fascio di forze fecondo /noi vogliamo redimere il mondo/dai tiranni de l’ozio e de l’or /Giovinezze dolori ideali /primavere dal fascino arcano /verde maggio del genere umano /date ai petti il coraggio e la fè /Date fiori ai ribelli caduti /collo sguardo rivolto all’aurora /al gagliardo che lotta e lavora /al veggente poeta che muor!

“Dai cantieri da l’arse officine /via dai campi su da le marine / tregua tregua all’eterno sudor “ dunque ,lotta per la tutela del lavoro e per la conquista dei diritti dei lavoratori. Una lotta che si esprime anche in altri canti come “Se otto ore” ,un grande classico del repertorio delle mondine, riportato in auge da Giovanna Daffini e dal Nuovo Canzoniere Italiano con una versione cantata anche da Anna Identici («Se otto ore vi sembran poche /provate voi a lavorar /e proverete la differenza /di lavorare e di comandar».)

Per continuare con “La lega” un termine che indicava le associazioni dei lavoratori nelle campagne. Uno dei canti più belli che racconta quell’esperienza è proprio “La lega”.

Dentro un il folk revival degli anni Sessanta, e in particolare grazie alla sua inclusione nello spettacolo-scandalo del Nuovo Canzoniere Italiano, Bella ciao (la voce allora era quella di Sandra Mantovani). «Sebben che siamo donne, /paura non abbiamo
abbiamo delle belle buone lingue /e ben ci difendiamo».

E tante altre ancora senza dimenticare “Contessa “Scritta in occasione della prima occupazione studentesca dell’università a Roma, in seguito all’assassinio da parte fascista di Paolo Rossi. la canzone divenne tra le più eseguite durante il Maggio del ’68. (Fonte Pietrangeli Paolo, Mio caro padrone domani ti sparo, Edizioni del gallo, Milano, 1969) che dice tra l’altro : “Compagni, dai campi e dalle officine /Prendete la falce, portate il martello/Scendete giù in piazza, picchiate con quello/Scendete giù in piazza, affossate il sistema /Voi gente per bene che pace cercate/La pace per far quello che voi volete /Ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra /Vogliamo vedervi finir sotto terra /Ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato Nessuno piu al mondo dev’essere sfruttato “

Fino a “Su fratelli e su compagni “scritto da Filippo Turati, la cui musica fu composta dal maestro Amintore Galli e la prima esecuzione pubblica avvenne a Milano il 27 marzo 1886 nel salone del Consolato operaio in via Campo Lodigiano ad opera della Corale Donizetti.

L’inno ebbe subito una grandissima diffusione e fu tra i più amati dai lavoratori italiani.(Riccardo Venturi) Nuovo Canzoniere Milanese, 2LP Il bosco degli alberi, Dischi del Sole DS 307/09 – 310/12 che dice : “Su fratelli, su compagne, su, venite in fitta schiera: sulla libera bandiera splende il sol dell’avvenir. Nelle pene e nell’insulto ci stringemmo in mutuo patto, la gran causa del riscatto niun di noi vorrà tradir. Il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà: o vivremo del lavoro o pugnando si morrà. o vivremo del lavoro o pugnando si morrà. o vivremo del lavoro o pugnando si morrà.”

Un viaggio quello che abbiamo fatto che narra vicende storiche, lotte per la tutela del lavoro a cominciare proprio dall’episodio che sta all’origine della istituzione di questa festa .Il 1 Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.

“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento.

La festa del 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l’idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese . Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue e dunque per ricordare quella giornata fu istituita la festa del lavoro giunta fino a noi.

E concludiamo questo ricordo con due poesie di un maestro nella formazione dei giovani e nella vita , Gianni Rodari che ci insegna con questi versi che il lavoro è una realtà significativa, una esperienza vitale per ognuno di noi, il banco di prova della propria realtà esistenziale ,lo strumento per realizzare non solo se stessi ma una intera società .

L’omino della gru
Filastrocca di sotto in su
per l’omino della gru.
Sotto terra va il minatore
dov’è buio a tutte l’ore;
lo spazzino va nel tombino,
sulla terra sta il contadino,
in cima ai pali l’elettricista
gode già una bella vista,
il muratore va sui tetti
e vede tutti piccoletti…
ma più in alto, lassù lassù,
c’è l’omino della gru:
cielo a sinistra e cielo a destra
e non gli gira mai la testa.

Gli odori dei mestieri
lo so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d’olio la tuta dell’operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c’è un buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano