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Inchiesta Celano, Lucio Zazzara scagionato: le motivazioni

Celano, rese note le motivazioni sullla revoca dell'interdizione a Lucio Zazzara, presidente del Parco Nazionale della Maiella. Il Riesame: "Clima omertoso, amministrazione accentratrice".

Inchiesta sugli appalti al Comune di Celano, i motivi della revoca dell’interdizione a Lucio Zazzara: l’ordinanza non specifica alcun fatto significativo legato alla sua persona.

La misura interdittiva per l’architetto Lucio Zazzara, attuale Presidente del Parco Nazionale della Maiella, è stata revocata dal Riesame lo scorso 18 marzo. Accolto il ricorso del professionista e annullato il divieto di esercitare attività professionali o imprenditoriali per un anno.

Ora sono state rese note le motivazioni della decisione adottata dal Tribunale del Riesame dell’Aquila, l’ordinanza non cita fatti significativi legati alla figura di Zazzara. Al contrario – riporta Il Centro – emerge «l’interruzione dei rapporti fra Zazzara e Piccone nella primavera del 2018, tanto che sia Piccone che il sindaco Santilli si son detti profondamente delusi dall’operato di Zazzara, che per tale ragione è stato estromesso da altre gare».

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Quello instaurato a Celano, infatti, scrive Il Centro, era un clima omertoso teso ad assecondare i desideri dell’ex parlamentare Filippo Piccone. È quanto emerge dalle motivazioni pubblicate dal Riesame, che riguardano anche la posizione dell’ex segretario comunale Giampiero Attili. Attili resta sottoposto alla misura dell’interdizione per sei mesi per “gravi indizi di colpevolezza”. Si atteneva, suo malgrado, alle indicazioni dell’amministrazione, ma ciò non basta – secondo i giudici – a giustificare l’arresto. Ricordiamo che Attili era finito ai domiciliari. Tuttavia la posizione di Attili  «occorre valutarla in termini meno severi rispetto ad altri dipendenti pubblici, perché non si è reso protagonista di turbative in incanti pubblici e, dunque, di reati idonei a mettere in pericolo concorrenza e patrimonio pubblico».

«Pur se nel Comune di Celano era diffusa la prassi di falsificare le delibere e le determinazioni, i ripetuti accessi dei Carabinieri nel 2018 sembrano aver assicurato le fonti di prova necessarie, insieme alle intercettazioni, a sostenere le accuse».

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Sempre nelle motivazioni del Riesame si legge, «Quello tenuto a Celano, è un modello che si è perpetuato nel tempo, ben oltre lo spettro temporale fotografato dalle indagini, frutto di una gestione dell’amministrazione personalistica e accentratrice, facente capo direttamente a Filippo Piccone».