Quantcast

#ilgiornodopo: l’iniziativa social che risponde al video di Beppe Grillo

È diventato in poche ore virale l'hashtag #ilgiornodopo, lanciato da alcune donne vittime di violenze sessuali e che risponde al video di Beppe Grillo registrato in difesa del figlio.

#ilgiornodopo è l’hashtag lanciato da alcune donne vittime di violenze sessuali, ideato per rispondere al video di Beppe Grillo, registrato in difesa del figlio.

“Perché una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kite surf e dopo 8 giorni fa la denuncia vi è sembrato strano? E’ strano!” Così ha commentato il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo , entrando nel merito delle accuse mosse al figlio Ciro Grillo di aver violentato e stuprato una ragazza, mentre tornava con alcuni amici da una festa in discoteca durante una vacanza in Sardegna.

Ovviamente, ciò che ha fatto discutere sono stati i suoi pensieri che riflettono quella che viene chiamata cultura dello stupro: per quanto riguarda l’accusa, tutti sappiamo che l’ultima parola spetta alla Magistratura.

Dopo queste parole, tante sono le persone che hanno voluto esprimere la propria opinione: tra queste, anche molte donne vittime di violenza sessuale, che hanno spiegato come, spesso, le denunce non partano subito.

A farsi portavoce del movimento #ilgiornodopo è stata Eva Del Canto, ragazza toscana di 29 anni, vittima di stupro quando ne aveva 17.

“Io non ho denunciato perché non pensavo di doverlo fare, non pensavo di essere una vittima. Ritenevo di essere ugualmente responsabile”. Ha poi continuato “Dopo l’atto sono rimasta come “ghiacciata” sul divano. Adesso so che non ho più niente di cui vergognarmi” .

Dopo il suo racconto, molte donne vittime di violenze hanno preso coraggio e hanno scattato delle foto mostrando un foglio con questo hashtag e scrivendo quali semplici attività hanno compiuto il giorno dopo aver subito abusi.

#ilgiornodopo sono andata a lavorare

Pubblicato da Tania Scarpa su Mercoledì 21 aprile 2021

Ma perché succede questo?
E’ evidente che è la stessa società, basata su quello che in sociologia si chiama sistema patriarcale o patriarcato (fondato sul potere maschile) che porta le vittime, soprattutto donne, a considerare come giustificati gli atti che vengono compiuti sui loro corpi contro la loro volontà .

Fanno parte, di questa cultura maschilista, le frasi “Sarà la gonna troppo corta” , oppure “ Te la sei cercata perché al buio non si esce da sola”, come se fosse in primis dovere delle donne stesse proteggersi, piuttosto che educare al rispetto gli uomini. Ma non è solo questo: l’oggettificazione del corpo femminile – lo vediamo spesso ancora oggi in tv, di meno rispetto al passato – e il catcalling sono fra i tanti risvolti di una cultura sessista che in Italia, rispetto ad altri paesi, è ancora molto presente.

Catcalling e donne: anche un fischio e un colpo di clacson in strada sono molesti

Ed è per questo che chi subisce tutto ciò spesso non viene ascoltato e rinuncia a parlarne subito o a parlarne del tutto. Dopo il video, sono tante le ragazze che hanno raccontato come il giorno possa essere essenzialmente un momento “normale” e non di denuncia : chi è andata a scuola come la stessa Eva, chi all’università, chi è andata al cinema con le amiche. Tante non hanno avuto subito il coraggio di reagire per via dei pregiudizi alimentati dalla società.