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Sospensione tasse sisma, riammessa un’impresa

Restituzione tasse sisma: da un ricorso al Consiglio di Stato uno spiraglio per le imprese rimaste fuori dalla sanatoria.

Sospensione tasse sisma: a 13 anni dal terremoto si apre uno spriaglio per quelle imprese che erano state escluse dalla sanatoria.

Dopo il sisma del 6 aprile 2009 centinaia di imprese aquilane o con sede in città erano stato sollevate dalla restituzione delle tasse non pagate successive al terremoto.

Quella della restituzione delle tasse dopo il sisma – 130 milioni di euro che L’Unione Europea riteneva aiuti di stato – è stata una vera e propria battaglia durata anni e portata avanti non solo dagli imprenditori, ma anche dai dipendenti.

Adesso, come riporta Il Centro, dopo una decisione del Consiglio di Stato, c’è uno spiraglio per diverse imprese che erano rimaste fuori, semplicemente perché non avevano certificato nei tempi previsti dalle norme il legame fra terremoto e danni avuti nell’attività.

Le imprese escluse hanno fatto ricorso al Tar che ha dato ragione al commissario di governo: quei soldi andavano restituiti.

Il Consiglio di Stato con due sentenze, una di marzo e una pubblicata ieri, ha preso due decisioni apparentemente in contrasto.

La sentenza di marzo aveva confermato la sentenza del Tar obbligando il ricorrente  a pagare circa  o300mila euro.

L’ultima sentenza invece ha accolto il il ricorso presentato da una ditta e ha annullato l’ingiunzione a pagare.

Il ricorso è stato accolto per una “proroga”, le imprese che non erano rientrate nella “sanatoria” avrebbero dovuto presentare la documentazione, che provava il nesso fra danni patiti e terremoto del 2009, entro il 30 giugno del 2020.

Le ditte coinvolte non avevano rispettato la scadenza e avevano chiesto una proroga, per le problematiche legate alle chiusure causate dalla pandemia, per fornire quanto richiesto, al 21 settembre 2020.

Il commissario ha però ritenuto che che la proroga non potesse essere concessa e a luglio scorso ha inviato le ingiunzioni di pagamento.

Il Consiglio di Stato a marzo 2021 aveva respinto il ricorso di altra impresa perché quest’ultima fra i motivi a sostegno non aveva indicato la questione “proroga” che invece è stata inserita dalla società che ieri ha ottenuto l’annullamento del provvedimento del commissario.

Secondo i giudici del Consiglio di Stato, “il termine entro il quale originariamente l’impresa avrebbe dovuto consegnare la documentazione, ovvero il 30 giugno 2020, è stato sospeso dalle disposizioni legislative emanate in ragione dell’emergenza sanitaria. Si ritiene che una ulteriore proroga si debba considerare senz’altro rilevante e che, pertanto, l’impresa appellante avrebbe potuto produrre la documentazione richiesta dalla legislazione di settore sino al 21 settembre 2020 (tenendo conto del periodo di chiusura totale per Covid fra marzo e maggio 2020). Il provvedimento del commissario (l’ingiunzione a pagare, ndr) ha concluso il procedimento prima della data del 21 settembre 2020 (esattamente il 23 luglio 2020, ndr) e ha precluso la tempestiva produzione della documentazione quando ancora il termine non era scaduto. Va disposto dunque l’annullamento del provvedimento impugnato, sicché – in sede di rinnovazione del procedimento – si dovrà valutare la documentazione prodotta dall’impresa (al fine di verificare se vi sia una correlazione tra il verificarsi del sisma e i benefici conseguiti dall’appellante), entro il termine congruo che sarà di conseguenza fissato in sede amministrativa, ferma restando, se del caso, la rilevanza degli atti già prodotti”.

Quindi adesso il commissario dovrà verificare i documenti presentati dall’impresa e poi si prenderà una decisione sul merito.