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Zona rossa e contraddizioni, chi sì chi no: la rivolta di estetisti e parrucchieri

Zona rossa ma non per tutti: estetiste e parrucchieri non ci stanno. "Come dopo il sisma. Clienti a L'Aquila, mentre i nostri negozi sono chiusi".

SAN DEMETRIO – Capelli e manicure a L’Aquila sì, a San Demetrio no. Effetto zona rossa. “Il mio negozio è chiuso, le mie clienti sono costrette a spostarsi. Ma mio figlio può uscire dal paese, andare a scuola e stare, così, a contatto con chiunque. Qual è il senso di questa zona rossa?”.

Zona rossa e polemiche nell’aquilano a macchia d’olio. La chiusura di estetisti e parrucchieri non mette tutti d’accordo. Soprattutto i professionisti del settore, costretti alla quarta chiusura nel giro di un anno. “Adesso, dicono gli esperti, stiamo scontando l’effetto Pasqua. Eppure nei giorni di Pasqua siamo stati chiusi, gli ennesimi tre giorni rossi. Si fa presto a dire che bisogna chiudere, non si fa affatto presto, invece, a sostenere le attività colpite dalle chiusure con adeguati ristori. Non ce la facciamo più”.

Una categoria, quella degli estetisti che, ad oggi, si sente vittima non solo della crisi Covid ormai dilagante, ma anche e soprattutto delle nuove misure – in vigore da oggi per l’Abruzzo – che appaiono “assolutamente contraddittorie”.

Il Capoluogo raccoglie la denuncia di Roberta Anzaldi, estetista di professione, che oggi ha chiuso nuovamente la serranda della sua attività, a San Demetrio.

Perché San Demetrio e la media Valle dell’Aterno sono diventati zona rossa, per effetto della nuova ordinanza regionale firmata dal governatore Marsilio venerdì.

zona rossa

Un provvedimento ritenuto necessario vista “la situazione critica delle zone interessate dal provvedimento e in considerazione del fatto che si attendono ancora gli effetti delle festività pasquali. La pressione ospedaliera, inoltre, è sopra la soglia d’allarme”. Ha spiegato nella giornata di ieri Marsilio, in risposta alle polemiche di numerosi amministratori dell’aquilano.

le stanze di giunone

La reazione dei professionisti del settore Benessere e cura della persona questa volta non si è fatta attendere.

“Qualcuno mi spieghi perché, se per questioni di sicurezza devo chiudere la mia attività, non mettendo a rischio me e i miei clienti, poi dovrei mandare mio figlio a scuola? Facendogli correre il rischio di contagiarsi, trasportato da un bus sul quale i bambini sono ammassati?”. Continua Roberta Anzaldi, ascoltata dalla nostra redazione.

Covid 19, Avezzano e comuni dell’aquilano in zona rossa

Da quando è scoppiato il Covid, “sono stata costretta a chiudere 4 volte, per mesi interi. I ristori? Ho ricevuto in totale 1200 euro, l’equivalente del bonus alla Partite Iva, preso per soli due mesi. Sono bastati a malapena per l’affitto. Dov’è lo stato? Dove sono i sostegni? Dobbiamo limitarci a stare zitti? Perché alcuni possono stare aperti e altri no? Se devo stare chiusa voglio sapere qual è la differenza sulla pericolosità di contagio con le altre attività aperte”.

Misure, quelle adottate dalla regione, a carattere temporaneo. Territori in zona rossa almeno fino a domenica: solo venerdì 16 aprile si saprà per chi sarà possibile tornare a riaprire. Dopo, cioè, la consueta riunione settimanale dell’Unità di Crisi, il Monitoraggio dei Comuni e le valutazioni consequenziali. “Ciò vuol dire che non avremo neanche il tempo di programmare la nostra riapertura. Eventuali sanificazioni, igienizzazioni, ordini di materiali. E soprattutto c’è la parte relativa all’organizzazione degli appuntamenti. Dove sono le tutele per la categoria? Si chiude e basta. Siamo marionette di cui vengono tirati i fili: ma chi pensa alle difficoltà che incontriamo durante ogni chiusura? E prima di ogni riapertura? Stiamo parlando del sacrosanto diritto di lavorare, ma forse qualcuno lo ha dimenticato”.

“Noi, come estetiste, abbiamo perso anche tutti quei pacchetti che la nostra clientela sceglieva. Se non si sa quando si potranno spendere, perché farli? E siamo chiusi, di nuovo. Questa volta, però, non resteremo chiusi in silenzio”.