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Aborto farmacologico, una conquista da difendere: la campagna a L’Aquila

Aborto farmacologico, una conquista da difendere: al via anche in Provincia dell’Aquila la nuova campagna dell’Uaar.

Aborto farmacologico, una conquista da difendere: al via anche in Provincia dell’Aquila la nuova campagna dell’Uaar.

Da oggi al via anche in Provincia dell’Aquila, dopo Pescara e Teramo, la nuova campagna dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) “Aborto farmacologico: una conquista da difendere”, che vede come testimonial Alice Merlo, una giovane donna che nei mesi scorsi ha raccontato la propria esperienza in un post su Facebook denunciando i «maggiori problemi legati all’ivg sono le dinamiche colpevolizzanti, la riprovazione sociale per aver fatto quella scelta, l’imposizione del senso di colpa e del dolore».

aborto farmacologico

Dopo il Lazio e altre regioni, la campagna prende il via oggi anche in Provincia dell’Aquila: i manifesti 6×3 su cui campeggia l’immagine della campagna che saranno esposti in punti strategici del Capoluogo, quali la zona Ospedale e quella della Regione per sensibilizzare l’opinione pubblica in materia di aborto farmacologico.

“A febbraio 2021 l’assessora alla Sanità Nicoletta Verì e il Direttore generale della Sanità della Regione Abruzzo Claudio D’Amario, hanno inviato una circolare con la “forte raccomandazione alle Asl regionali […], affinché l’interruzione farmacologica di gravidanza con utilizzo di mefipristone e prostaglandine sia effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non presso i consultori familiari”

“L’intento dell’assessora e del direttore sarebbe quello di garantire sicurezza, ma vorremmo chiedere loro se conoscono la situazione dell’obiezione di coscienza che colpisce la nostra Regione, dove più dell’80% dei medici ospedalieri non è disponibile a fornire il servizio per l’aborto. La situazione è aggravata anche da parte del personale infermieristico che si dichiara obiettore. Un’ipocrisia che toglie ancora una volta diritti alle donne. L’uso della RU486 è utilizzabile in completa sicurezza a casa, senza lo stress del ricovero e senza dover essere sottoposte a contatto con personale ospedaliero ‘giudicante’. Chiediamo all’assessora Verì e al Direttore D’Amario di potenziare i servizi per la salute della donna, a 360°, garantendo l’autodeterminazione delle donne sotto tutti i punti di vista, anche in quello di abortire nella maniera più tranquilla e sicura. È quanto dichiara la coordinatrice Liana Moca.