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Sabatino Trotta, le ultime ore del primario

Sabatino Trotta, morto suicida nel carcere di Vasto. Ricostruzione e domande, dal momento in cui il primario ha varcato la soglia del carcere

Sulla morte di Sabatino Trotta, noto psichiatra e primario della Asl di Pescara, sarà la Magistratura a far luce: così come sull’inchiesta che ha portato al suo arresto, avvenuto nella mattina di mercoledì 7 aprile. Restano, però, a pochi giorni dal tragico evento che ha sconvolto l’Abruzzo intero, i perché di un epilogo drammatico e inaspettato.

Sabatino Trotta, la Grande Sorveglianza e la “Prigionizzazione”

Sabatino Trotta è arrivato in carcere a Vasto nel pomeriggio, intorno alle 16, dopo essere stato trattenuto nella Caserma della Guardia di Finanza tutta la mattina, a Pescara.

Gli arrestati – ci spiega Miravalle, coordinatore nazionale dell’Osservatorio Antigone, ascoltato dalla redazione del Capoluogoin genere vengono trattenuti nelle Camere di Sicurezza delle Caserme, immediatamente dopo l’arresto. Poi la decisione passa al Giudice dell’Udienza di convalida, il quale stabilisce se ci siano, o meno, gli estremi per la custodia cautelare in carcere. Si tende, infatti, ad evitare l’ingresso diretto in carcere: la cosiddetta prigionizzazione, il momento più delicato per un detenuto“.

Nel caso specifico di Sabatino Trotta già nel pomeriggio di mercoledì è avvenuto l’ingresso in carcere, a Vasto. Inusuale ma ritenuto necessario. Un ingresso che viene preceduto – come stabilisce la legge per ogni Carcere in Italia – dal protocollo di Prevenzione del rischio suicidario.

Non è un caso se più del 50% dei suicidi avvenuti in carcere si registrino nelle prime 24 ore di detenzione. “Addirittura sette suicidi su dieci avvengono nella prima settimana di reclusione, poiché l’ingresso in carcere è il momento più delicato”.

Nonostante il suicidio resti uno dei gesti sicuramente più imponderabili, è certificato dalla letteratura esistente sul tema che: dal momento in cui il recluso varca la soglia della struttura penitenziaria parte il processo di prigionizzazione. Cioè l’autoidentificazione come detenuto. Un vero e proprio cambio di status che genera uno stato di turbamento. Uno shock“. Proprio per far sì che lo shock non sia eccessivo le direzioni delle carceri adottano strumenti e specifici protocolli da seguire.

Il primo in assoluto è il Protocollo di Prevenzione del Rischio Suicidario, finalizzato a far scattare l’allarme qualora emergessero dati sulla presenza di eventuali rischi di suicidio per il soggetto detenuto. Perché nel caso di Sabatino Trotta non si è acceso alcun campanello d’allarme?

Questo protocollo stabilisce che, al momento del primo ingresso del detenuto, vada svolta una visita medica che permetta di capire lo stato psicologico del soggetto. Durante la visita si valuta se si è in presenza di ipotetici rischi di suicidio per il recluso. Il rischio suicidario viene quindi classificato secondo una scala di 3 livelli: basso, medio o alto. Inoltre – continua Miravalle – c’è la visita con l’area educativa, che contribuisce a fornire il quadro sullo stato del detenuto e sulla presenza, eventuale, di rischio suicidario. Questo, se riscontrato, viene gestito in primis attraverso il provvedimento denominato Grande Sorveglianza: cioè la disposizione, agli Agenti di Polizia Penitenziaria della Sezione, di sorvegliare la persona in maniera continuativa“.

Un provvedimento giudicato non necessario nel caso del Primario Trotta, come riferito alla stampa anche dalla Direttrice del Carcere di Vasto, Giuseppina Ruggero.

Il soggetto – ha riferito la Direttrice – ha effettuato il triage e ha spiegato di essere stato vaccinato. Aver ricevuto il vaccino, però, non garantisce la sicurezza degli altri detenuti: per questo il medico ha disposto l’isolamento Covid. Io personalmente ho incontrato Trotta all’ingresso del carcere e il soggetto è apparso tranquillo. C’è stata, subito dopo, la visita di primo ingresso, finalizzata ad accertarne le condizioni psicologiche dell’uomo. L’esito della visita ha permesso di stabilire un rischio suicidario minimo. L’intera fase preliminare all’ingresso in carcere ha dato i medesimi segnali: un soggetto tranquillo“.

Ora la Procura indaga su istigazione al suicidio: aperto un fascicolo contro ignoti.

Si tenterà di far luce su un caso che, all’improvviso, si è evoluto in maniera tragica. Trotta non è stato sottoposto ad alcuna misura di sorveglianza straordinaria, proprio perché dopo le visite e l’iter procedimentale effettuato nel Carcere di Vasto non se n’era ravvisata necessità alcuna.

Sabatino Trotta, a Vasto nessun sovraffollamento

Mentre le associazioni sindacali puntano il dito contro il sovraffollamento carcerario e contro la carenza del personale di polizia penitenziaria negli istituti abruzzesi e italiani in genere, Il Capoluogo ha provato a ricostruire il quadro attuale della situazione delle Carceri in Abruzzo, rispetto alla situazione generale degli istituti penitenziari italiani. Con un focus specifico, logicamente, sul Carcere di Vasto, anche noto come Casa Lavoro.

“L’Abruzzo può ospitare circa 1650 detenuti in totale, considerando quindi l’insieme degli Istituti penitenziari presenti sul suo territorio”, ci spiega il coordinatore Michele Miravalle. 

“Nel febbraio 2020, in quanto a presenza di detenuti, la regione ospitava 2014 persone: una situazione che si definisce di sovraffollamento. Con 373 stranieri e 83 donne tra i detenuti ospitati”. Questi i dati ufficiali pre-pandemia, raccolti dall’Osservatorio. Dati cambiati proprio nel corso dell’emergenza Covid 19. “Parallelamente al trend nazionale i numeri sono scesi in maniera rilevante” – ci spiega ancora Miravalle – Alla data del 31 marzo 2021, appena dieci giorni fa, l’Abruzzo presentava una situazione di non sovraffollamento. A fronte di 1658 posti a disposizione in regione, infatti, se ne registrano occupati 1638. Numeri che fanno parlare di una regione virtuosa, in fatto di presenza di detenuti nelle carceri”. 

sabatino trotta

Gennarino De Fazio – segretario nazionale della Uil Pa Polizia Penitenziaria – ha sostenuto come “quello che è accaduto doveva e poteva essere evitato. Sono eventi tragici che accadono per una serie di concause. Proprio oggi (giovedì 8 aprile ndr) il Consiglio d’Europa con un report certifica che le nostre carceri sono le più sovraffollate d’Europa“; è pur da sottolineare, allora, che non lo è il Carcere di Vasto. Che, anzi, risulta l’Istituto penitenziario meno affollato di tutta la regione.

Clicca qui per leggere nel dettaglio i dati raccolti dall’Osservatorio nazionale Antigone. 

Da Sabatino Trotta, la finestra sulle carceri d’Abruzzo: l’effetto Covid si è abbattuto anche sulle Case circondariali

Nel corso dell’anno – precisamente da marzo 2020 a marzo 2021 – si stima un calo delle presenze dei detenuti nelle carceri abruzzesi dell’11%, in linea con il trend nazionale. Un calo evidente anche sulla presenza degli stranieri, -22% rispetto al 2019. -18% invece la presenza femminile tra i detenuti nelle carceri d’Abruzzo. Attualmente, in regione, sono recluse 50 donne“.

Numeri alla mano, quindi, risulta poco veritiero concentrarsi solo sul problema – comunque di assoluta importanza – del sovraffollamento carcerario. Nel caso specifico del carcere di Vasto, tuttavia, in questo determinato accadimento tragico avvenuto, sembrerebbe inesatto parlare di sovraffollamento. Assume più senso, al contrario, il dibattito che si è innescato relativamente alla carenza del personale di Polizia Penitenziaria nelle carceri. Anch’esso sollevato dalla UIL. 

“Il maggior numero di detenuti, dati alla mano, nel corso del 2020, c’è stato a giugno: con 134 persone. Attualmente i reclusi sono 109”. Dati che il Capoluogo vi può mostrare direttamente dalla fonte del Ministero degli Interni, nella sezione specifica dedicata alla Casa lavoro di Vasto (clicca qui)“Non si può parlare di sovraffollamento, dal momento che la capienza della struttura si attesta intorno ai 200 posti, 197 per la precisione”.

dati carcere vasto

Dal punto di vista, però, della carenza di personale di polizia penitenziaria i dati confermano quanto proprio la UIL sostiene con forza da tempo. Un problema non nuovo, quindi, che l’associazione sindacale è tornata a sottolineare dopo il tragico evento del suicidio di Sabatino Trotta, in una cella a Vasto, mentre era in isolamento per le disposizioni Covid.

Appalti Asl Pescara, Sabatino Trotta si suicida in carcere

Sono 100 le unità di Polizia penitenziaria previste nel Carcere di Vasto e ne sono presenti attualmente 78, stando ai dati del Ministero. Alla nostra visita come Osservatorio Antigone, avvenuta nel settembre 2019, le unità erano 70. Giusto che se ne parli, ma bisogna analizzare nel complesso il sistema di una struttura penitenziaria. Andando a vedere, ad esempio, anche il ruolo e l’efficenza del settore educativo di un carcere. Inoltre, inutile sottolineare che la Polizia Penitenziaria, anche se in numero non inferiore rispetto a quello previsto, non può riuscire a tenere sotto controllo i singoli detenuti in ogni momento“.

 

 

 

Foto Rete8