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Bruno Vespa contro Marsilio sulle vaccinazioni ai magistrati

Bruno Vespa contro Marco Marsilio sulla questione dei magistrati vaccinati in Abruzzo. "Una responsabilità etica gravissima".

Bruno Vespa ce l’ha con il presidente Marco Marsilio per la questione dei magistrati abruzzesi vaccinati e non le manda certo a dire.

“Caro presidente dell’Abruzzo non si fa così, capisco ingraziarsi i magistrati, ma in questo modo non funziona e non ne usciamo”, ha detto Bruno Vespa durante la puntata di Porta a Porta del 6 aprile.

Nel salotto di Bruno Vespa a parlare di vaccini come presupposto per la ripartenza economica del Paese, c’erano il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, la giornalista Lina Palmerini, l’immunologo Francesco Le Foche e il giornalista Antonio Polito.

“Il nodo da risolvere è la vaccinazione di massa di tutte le categorie fragili. Se anche i governatori regionali invece di vaccinare ‘l’universo mondo’ pensassero a questo, potremmo cominciare a parlare seriamente di aperture“, ha detto il ministro.

A questo punto si è parlato della questione dei magistrati vaccinati in Abruzzo definita un’iniziativa “che antepone la tutela di pochi a quella dei più fragili, quali gli anziani ed i portatori di gravi patologie, le vittime vere della pandemia”.

“È una responsabilità enorme – ha ribadito Vespa – non so come alcuni amministratori regionali dormano tranquilli e con la coscienza serena, sapendo di aver vaccinato avvocati e magistrati. È una responsabilità etica e civile gravissima e il governo centrale dovrebbe intervenire”.

I magistrati abruzzesi sono stati vaccinati perchè inseriti dalla Regione Abruzzo nel “Programma regionale per la campagna di vaccinazione anti Sars-Cov-2 – Fase II“, approvato dalla Giunta con la delibera 173 del 22 marzo, che inserisce tra la “popolazione target” per il vaccino anche il “personale operante presso le Procure della Repubblica ed i Tribunali”.

Un episodio simile si è verificato anche in Toscana dove avvocati, magistrati e cancellieri di tribunale indipendentemente dall’età, sono stati inclusi in una categoria di “servizio essenziale per il Paese”, e per questo stanno ricevendo il vaccino prima degli altri.