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L’Aquila e la sua ricostruzione, 12 anni dopo: il viaggio

6 aprile 2021, L'Aquila e la sua ricostruzione. Viaggio nei cantieri trasformati dal tempo. Una rinascita che conta oggi 600 cantieri in città e 10mila operai impiegati dal 2009.

Dodici anni di ricostruzione a L’Aquila e cratere, migliaia di imprese arrivate da ogni parte d’Italia e 10mila operai impiegati dal 2009 ad oggi. Il cammino della città che rinasce, in questo 6 aprile segnato ancora da un’altra emergenza, quella del Covid 19.

Sono tante le domande sullo stato effettivo della ricostruzione. Un processo così complesso e cambiato nel corso degli anni che sembra complicato ricostruire nel dettaglio. Abbiamo ripercorso i passi compiuti a L’Aquila e Cratere con il Presidente Ance L’Aquila, Adolfo Cicchetti.

ricostruzione

6 aprile 2021, L’Aquila e la sua ricostruzione

6 aprile 2021, dodici anni dal terremoto dell’Aquila. Quanti anni dal vero inizio della ricostruzione a L’Aquila e Cratere? 

La storia della ricostruzione materiale, ossia da quando i cantieri sono stati effettivamente aperti e la responsabilità è passata sotto l’influenza delle imprese e della loro capacità realizzativa, comincia dopo che il sistema della Governance ha cominciato a configurarsi negli uffici speciali della ricostruzione. Ma, come sappiamo, la ricostruzione materiale non può essere scissa da quella prima parte organizzativa e burocratica che sovrintende all’esecuzione del progetto generale di rinascita. Tutto fa parte di quello che chiamiamo ricostruzione e questo lo abbiamo imparato negli anni. Non si torna alla normalità se non tornano a posto tutti i tasselli delle nostre vite, singole e collettive, compresi gli spazi pubblici e l’organizzazione della socialità. Quindi, possiamo dire che la ricostruzione in senso lato è cominciata da subito, nonostante una prima fase di comprensibile impasse, dovuta più che altro all’impreparazione del Paese a catastrofi di tali dimensioni. Ricordiamo che nella storia recente nessun capoluogo era stato mai distrutto da un sisma. E questo ha richiesto protocolli da ripensare di sana pianta. Oggi si comincia a ragionare di modelli universali, proprio grazie all’esperienza derivata dal nostro sisma“.

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Dall’impreparazione a un modello di ricostruzione divenuto internazionale. Ma questo triste anniversario arriva a quale punto esatto della ricostruzione?

L’anniversario di quest’anno ci coglie di nuovo in una situazione alterata e lontana dalla normalità. Stavolta non attribuibile alla ricostruzione che può dirsi a buon punto, fatta eccezione per quella pubblica. L’Aquila stava riprendendo confidenza con il centro storico prima dell’arrivo del Covid 19, che ci ha di nuovo reso difficile la socializzazione e la frequentazione della città e dei suoi servizi appena rinati“.

Il Covid si è abbattuto, nel 2020, sul più grande cantiere d’Europa. Com’è stata affrontata l’emergenza, a livello pratico e organizzativo, nei cantieri, fin dai primi momenti in cui risultava difficile procurarsi anche gli ormai noti DPI?

Sulla pandemia il settore delle imprese è stato precursore nell’adozione di tutte le misure di sicurezza che via via si sono rese necessarie, grazie anche all’assistenza operata da ANCE L’Aquila. I primi a reperire le mascherine, grazie ad ordinativi massivi in favore di tutti gli iscritti, i primi a sperimentare il servizio tamponi, ricordiamo il presidio di Collemaggio riservato alle nostre maestranze, che ci ha permesso di continuare a tenere i cantieri aperti in assoluta sicurezza, senza suscitare apprensione nelle nostre comunità dell’aquilano, della valle Peligna e della Marsica. Abbiamo effettuato per primi la convenzione con Dante Labs. Gli associati si sono tutti sottoposti responsabilmente ai test ed hanno adottato tutte le misure di sicurezza in cantiere, con la rilevazione delle temperature agli addetti dell’edilizia, agli ospiti esterni con percorsi differenziati; persino le modalità di trasporto nelle trasferte sono state modificate a favore di una assoluta incolumità da virus, anche quando i ristori per i presidi di sicurezza non erano ancora inclusi nei ragionamenti del Governo”. 

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Nelle primissime fasi continua il Presidente Ance Cicchetti quando tutti i presidi di sicurezza erano ancora irreperibili, non abbiamo esitato a fermare i cantieri. Una decisione presa indipendentemente dall’ordinanza sindacale che poneva l’obbligo di chiusura. Abbiamo sempre valutato con responsabilità i rischi di possibili contagi e focolai tra i nostri lavoratori e nella cittadinanza”.

Parliamo dei numeri di questa ricostruzione. Quanti cantieri contano L’Aquila e l’intero Cratere? Quante maestranze, provenienti da ogni parte d’Europa, sono state, negli anni, protagoniste della ricostruzione?

È difficile fare un conto esatto delle migliaia di imprese passate nel Cratere da ogni parte d’Italia. Sappiamo che approssimativamente i cantieri attualmente attivi sono all’incirca 600 nel capoluogo e si arriva a quasi 1000 sull’intero cratere, ma che – nel complesso – la ricostruzione ha visto la partecipazione di circa 4000 imprese tra appaltatori, sub appaltatori e autonomi e un esercito di 10.000 operai, per lo più italiani misti a tutte le nazionalità europee ed extra europee di tutti i continenti. Un poutpourri di culture che nel cantiere non hanno alcun problema di integrazione ed esprimono al meglio le loro singolarità. Anche loro, molto spesso, si sono immedesimati nel sogno di noi aquilani nel vedere tornare a splendere il capoluogo – ed il suo corollario di borghi – e sono stati motivati dal ruolo in questa missione”.

In 12 anni com’è cambiato un cantiere tipo della ricostruzione, sia a livello organizzativo che di strumentazioni tecnologiche o modalità operative utilizzate?

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A livello burocratico oggi si va molto spediti, anche perché c’è stato un rodaggio di 12 anni delle prassi, ma qualcosa potrebbe essere ancora affinato. A livello organizzativo ed esecutivo è aumentata la nostra confidenza nei processi digitali, lo si rileva anche nei rapporti telematizzati con la pubblica amministrazione e con gli uffici della ricostruzione, che con il post Covid e lo smart working hanno subìto un’accelerazione supplementare. La digitalizzazione si è affermata sempre di più anche nell’organizzazione delle singole imprese, sia per la parte amministrativa che di cantiere. Altra rivoluzione che ha incrociato sia la ricostruzione che la pandemia è stata la svolta green che ci porta a stare continuamente al passo con le nuove richieste della committenza. Materiali e prodotti per le costruzioni eco-compatibili e ad alta efficienza energetica, la costruzione delle case e delle città ad uso degli abitanti, soluzioni per il riciclo e la riduzione dei rifiuti anche nell’edilizia, sono solo alcune innovazioni che stanno affiancando il già noto salto tecnologico avvenuto nel Cratere, sulle tecniche e soluzioni riguardanti l’antisismica. Continuiamo ad essere un cantiere sperimentale dove le innovazioni si innestano in un processo che, seppur cominci ad intravedere la fine, è ancora in corso ed è ancora molto vivace“.