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Massimo Cinque, 12 anni dopo: Daniela, Davide e Matteo non se ne sono andati via del tutto

Il dottor Massimo Cinque 12 anni fa ha perso tutta la famiglia a causa del sisma. Il ricordo dei suoi adorati bambini Davide e Matteo e dell'amata moglie Daniela.

Massimo Cinque da 12 anni vive coltivando con amore e affetto il ricordo dei figli Davide e Matteo che insieme alla mamma Daniela Visione quella sera non sono riusciti a scappare.

Massimo Cinque e Daniela erano sposati dal 1996. Davide e Matteo erano il frutto di un grandissimo amore. Tutti e 3 sono morti nel crollo di un’abitazione in via Campo di Fossa, lì dove c’è adesso il Parco della Memoria. In quel palazzo hanno perso la vita 27 persone.

Lui era ed è un pediatra affermato e stimato: primario all’ospedale di Sulmona da 7 anni, quella notte si è salvato perché era in servizio, dopo una domenica passata in famiglia, l’ultima “normale”.

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Massimo Cinque ha continuato a coltivare la memoria dei suoi affetti più cari, strappati alla vita in modo così brutale. Oggi è presidente della Fondazione “Sei aprile per la vita“, costituita dai parenti delle vittime del terremoto. Alla moglie Daniela inoltre, è stata intitolata una via a Canistro.

Il dottor Cinque, tornato al lavoro subito dopo la tragedia che lo ha colpito, prestando la sua opera in favore delle popolazioni terremotate, ha ricevuto anche una medaglia d’oro dall’allora ministro della Salute, Ferruccio Fazio.

La professione, per il dottore Massimo Cinque, è stata una terapia, lo ha aiutato in questi anni bui, quando la solitudine e il dolore non hanno lasciato spazio alla speranza.

Il dottor Cinque convive con un dolore che lo accomuna ai tanti parenti delle vittime: una ferita mai richiusa lasciata dal terremoto che ha cambiato per sempre, e profondamente, tutti coloro che portano dentro di sè questo segno indelebile.

“Oggi vedo i miei ragazzi nello sguardo dei bambini che accolgo in studio. E nella premurosa tenerezza delle madri, l’affetto e il sostegno dell’amore della mia vita, Daniela. Sono stato un uomo molto fortunato, perchè ho avuto e dato tanto amore, un sentimento che oggi mi consente di andare avanti con fierezza anche per loro”, spiega il dottor Cinque al Capoluogo.

Davide aveva 12 anni e Matteo 10, “Erano due bambini meravigliosi e oggi sarebbero stati 2 ragazzi straordinari. Legatissimi, uniti, due fratelli, ma anche due grandi amici, seppur molto diversi caratterialmente. Sapevano farsi voler bene, a parte la bellezza esteriore, avevano un’aura speciale”, ricorda.

Dalle parole di questo affettuoso papà, sembra quasi di vederli oggi, come se non fossero passati 12 anni. “Erano curiosi e vivaci come tutti i loro coetanei, ma mai fuori dalle righe. Davide era molto più delicato, timido e riflessivo. Matteo invece era più estroverso, si avventurava anche in giochi pericolosi, arrampicandosi dappertutto. E’ come se li stessi vedendo adesso. Per me loro sono sempre qui, i contorni non sono sfocati, non mi hanno mai abbandonato”.

Davide, da bravo fratello maggiore aiutava Matteo a fare i compiti e Matteo invece lo trascinava in qualche avventura.

Da aquilani doc erano ovviamente molto sportivi. “Hanno fatto tutti gli sport possibili e immaginabili: sciavano con la scuola, erano appassionati di calcio, hanno giocato a rugby e a basket per tanti anni insieme ai fratelli Nardecchia”.

Oggi Davide e Matteo avrebbero avuto 24 e 22 anni: in questo periodo avrebbero portato avanti le loro “battaglie” per le prime uscite, il motorino, magari avevano già portato a casa la prima fidanzatina.

Davide avrebbe intrapreso sicuramente la professione medica. Lo diceva a tutti che  si sarebbe iscritto alla facoltà di Medicina per seguire le mie orme e ne ero molto fiero. Matteo all’epoca era indeciso, ancora troppo bambino, ma sicuramente anche lui avrebbe fatto qualcosa di straordinario”.

In questo mondo d’amore, c’era l’affettuosa mamma Daniela Visione, che Massimo Cinque ricorda con commozione e affetto. “Non era solo una donna meravigliosa, ma una mamma molto presente. I nostri ragazzi erano il frutto di un grandissimo amore, nato quasi sui banchi di scuola e coronato nel matrimonio nel 1996”.

“A lei devo tutto: mi ha spronato sia durante gli studi che dopo, senza mai farmi mancare affetto, stima, consigli e una valanga di buoni sentimenti. Dopo la laurea in legge aveva scelto di diventare segretario comunale e per anni ha girato tutto l’hinterland aquilano. Scrupolosa sul lavoro, sempre attenta, solo poco prima della tragedia era diventata direttore dell’ispettorato del lavoro”.

“Non so come facesse a trovare il tempo per tutto: per noi, per la casa, per la famiglia di entrambi e per coltivare tanti suoi hobby come lo yoga. Era una donna dinamica, dalla vita impegnativa, ma realizzata. Un vero vulcano, aveva una voglia di fare quasi travolgente, prendeva tutto con impegno e dedizione”.

Tanti ricordi di una vita insieme, tra cui l’ultimo spensierato, la settimana bianca a Canazei a metà marzo 2009.

“Andammo da soli con Matteo, perchè Davide non voleva perdere la scuola. Frequentava le medie alla Dante Alighieri ed era legatissimo a un professore che seguiva con passione e non voleva mancare alle sue lezioni. Dopo la vacanza eravamo tornati alla quotidianità: mi piaceva tanto seguirli nei loro impegni, tenendoli per mano, senza essere troppo presente o pesante“.

Massimo Cinque: 12 anni dopo il ricordo dell’ultima carezza.

“Quella domenica eravamo usciti presto tutti e 3: volevamo riportare dei dolci alla mamma per fare colazione. Siamo andati al bar a Cristo Re e abbiamo fatto colazione. Ero di corsa perchè dovevo andare a Sulmona per lavorare, li ho visti salire le scale dalla macchina. In mano avevano le pastarelle per la mamma: ci siamo salutati così, con un bacio e una carezza, come sempre, in quella che sembrava una domenica delle Palme normalissima”.

“Oggi gioco a tennis con i loro amici dell’epoca, seguo i ragazzi del calcio di San Gregorio loro coetanei. Per me è un grande conforto. Un modo come un altro per sentirli ancora qui”.

Massimo Cinque

“Se penso a Daniela non posso che immaginare una donna meravigliosa di 55 anni, bellissima come era da giovane. Avrebbe seguito i figli e la famiglia con tutto quell’amore che aveva da dare, avremmo fatto una bella festa per i loro 18 anni e magari avremmo potuto viaggiare un po’ di più come due giovani sposini”.

“Come ho fatto ad andare avanti? Me lo hanno chiesto in tantissimi in questi anni. Posso dire di non essere mai rimasto solo. Daniela, Davide e Matteo non se ne sono andati via del tutto. La loro presenza è costante e quotidiana, mi danno la forza per andare avanti”.

“Io sento molto la loro presenza, con dei segnali a volte appena percettibili. La mia famiglia continua a vivere in un’altra dimensione, si sono solo trasferiti al piano superiore e seppur distanti, mi guidano e mi sono vicini“.

Daniela era ed è linfa vitale, questo è il termine più giusto. Grazie alla sua vicinanza mi sento sereno. E i miei figli, sono due angeli che mi guardano da lassù”.