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Colazione di Pasqua: al mio 3 scatenate l’inferno

Colazione di Pasqua: una tradizione e un rito che in Abruzzo nemmeno la pandemia ha potuto cancellare. E su questo "non si tosce". #pasqua2021 #colazionedipasqua #tradizioniabruzzesi

Colazione di Pasqua: “Caffè e cornetto?” Giammai?, “English breakfast?”, Ma non ti permettere… Almeno a L’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo questo momento ha un rituale importante, a prova di colesterolo e grassi saturi.

La colazione di Pasqua in Abruzzo è qualcosa di impegnativo e molto serio che nemmeno la pandemia può “permettersi” di toccare.

Durante la colazione di Pasqua scordiamoci quindi l’hashtag #healthyfood e #veganstyle e prepariamoci a essere frustati dal nutrizionista appena finite le feste.

La colazione di Pasqua non è un brunch: a ora di pranzo ci si siede a tavola e si ricomincia di nuovo e chi dice il contrario mente. Da sola basterebbe a sfamare un’intera popolazione, invece è solo un fermino per lo stomaco in attesa del luculliano pranzo.

La preparazione di questo momento vuole i suoi tempi: se ne comincia a parlare da giorni, si vanno a comprare gli ingredienti che, gelosamente custoditi, serviranno a preparare una serie di leccornie che hanno il sapore della tradizione.

tavola pasqua

La colazione di Pasqua in dialetto viene chiamata lo sdiuno, termine derivante dalla lingua spagnola e che indica la fine di 2 giorni di digiuno (Venerdì e Sabato Santo).

Colazione di Pasqua: cosa si mangia

Si fa al mattino presto, intorno alle otto. Sulla tavola pasquale, imbandita e colorata a tema, con le uova sode e colorate al centro (che si mangiano ovviamente), non può mancare la coratella.

In ogni famiglia ognuno ha la sua ricetta, tramandata da generazioni: chi la fa in agrodolce, chi con gli odori, chi ancora la usa per farcire una torta rustica, è uno di qui piatti connotativi dell’”abruzzesità”.

Oltre alla coratella sulla tavola della colazione di Pasqua ci sono anche la cicolana di fegato, i soffioni di ricotta, le animelle fritte.

A contendersi lo scettro da punta di diamante anche le mazzarelle: involtini di coratella, avvolti con foglie di indivia e legati con del budellino, cotti al forno o col pomodoro.

I soffioni, o fiadoni sono dei ravioloni ripieni di formaggio. Anche qui ogni famiglia ha la sua variante e la sua ricetta tramandata dalla prozia Dina o dalla nonna, ma di base l’impasto viene preparato con uova, vino, farina e olio. Il ripieno è a base di uova e formaggi a pasta dura. Nell’aquilano si aggiunge volendo anche l’oro rosso, lo zafferano, mentre altre varianti prevedono anche salsiccia o salame nel ripieno.

Ovviamente il tutto è accompagnato dalla pizza di Pasqua preparata in qualità industriali nei giorni precedenti, ci sono nonne che vantano la preparazione di 24 pizze dolci, profumate di anice e cannella a seconda dei gusti e coperte di palline dolci colorate.

In un contesto del genere è abbastanza scontato che non ci sarà tè verde o cappuccino ad accompagnare il pasto, ma del buon vino rosso locale per rendere il momento più lieto soprattutto in questo periodo storico

Colazione di Pasqua: la storia della pizza dolce

La ricetta della pizza di Pasqua è quasi sempre la stessa, legata a rituali, a storie di cui si perde la memoria con il passare del tempo.

Tra le tante storie legate alla pizza di Pasqua, il Capoluogo ne ha scelta una molto antica, che ha più di 100 anni e legata a una nonna aquilana, Ines, che di pizze ne ha preparate a tonnellate nella sua vita fin da quando era bambina.

La pizza di Pasqua aquilana di nonna Maddalena: la storia in cucina

Colazione di Pasqua: la pupa e ru cavagliucc’ di Alfedena

In alcuni paesi dell’Abruzzo interno aquilano, come ad esempio ad Alfedena, sulla tavola della colazione di pasqua non può mancare una specialità della tradizione locale contadina: la pupa e “ru cavagliucc”.

Si tratta di due dolci a forma di bambola e cavallino che affondano le loro radici nei ricordi nelle immagini di quelle nonne che abitavano ad Alfedena la via Casili e che oggi non ci sono più, con la “crocchia” in testa profumata di brillantina Linetti, lo “zinalino” regolarmente infarinato, le mani e le braccia robuste affondate sempre nella farina per preparare qualcosa di buono.

La pupa ricorda un periodo lontano, quando non c’erano le uova di Pasqua, se non ad appannaggio delle famiglie ricche e allora venivano pregate per donarle ai bambini.

Impreziosite al centro con un uovo sodo intero, venivano donate alle giovani spose o fidanzate come buon auspicio per una maternità.

Da tradizione, le nonne, la sera del giovedì santo, preparano questi dolci; la pupa ha la forma di una conca che richiama il vaso di rame con cui le donne di Alfedena e in generale in tutto l’Abruzzo andavano alla fonte a prendere l’acqua con le braccia appoggiate alla vita, i fianchi larghi e un seno generoso sottolineato da una striscia di pasta.

Le decorazioni, i tratti sono molto semplici, ricordano quasi il disegno fatto da un bambino, ricche sono invece le decorazioni, fatte con le codette colorate o argentate a riprodurre il drappeggio dei vestiti, gli occhi, la bocca.

La pupa e “ru cavagliucc” si ritrovano anche nella tradizione cristiana della Pasqua quali simboli di resurrezione; una tradizione che rimanda all’ultima cena quando Gesù spezzò il pane e lo distribuì agli apostoli, e quindi consumare la pupa tutti insieme richiama proprio a questo gesto di amore e solidarietà fatto da Cristo.

La foto allegata all’articolo è stata concessa da Taste Abruzzo (ph Francesco Colantoni)