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Lagobruno, un’opportunità dal Recovery Fund

Nel Recovery Fund investimenti per gli invasi di montagna, un'opportunità per il Lagobruno.

Nel Recovery Fund investimenti per gli invasi di montagna, un’opportunità per il Lagobruno.

Torna d’attualità il progetto di realizzazione di bacini montani tra Stiffe e Fagnano Alto, a seguito dell’individuazione di fondi specifici nel Recovery Fund, che ha già finanziato i progetti esecutivi di 850 nuovi bacini di piccola e media capacità, con un investimento di circa 4,5 miliardi di euro che secondo le stime di Coldiretti potrebbero avere un effetto moltiplicatore fino a 40 miliardi, con circa 40mila nuovi posti di lavoro. Come spiega a IlCapoluogo.it Giorgio Carosone, questi investimenti rappresentano un’occasione da non perdere per la realizzazione di due bacini sul territorio. Quella del Lagobruno, nello specifico, è un’idea nata da Bruno Marcotullio, circa 40 anni fa, e perseguita dall’amico Giorgio Carosone, a seguito della scomparsa dello stesso Marcotullio nel terremoto 2009.

Lagobruno e Lago Velino, i progetti

Il progetto, spiega Carosone, punta alla realizzazione di un bacino lacustre in prossimità Stiffe, in località Cese, e anche Sotto la foce, a ridosso del versante nord della dorsale montuosa del Sirente e delimitato dal fiume Aterno, dal torrente Rio della Foce, dalla strada comunale e dall’abitato di Campana, avrebbe una lunghezza di 1500m, una larghezza massima di 250 e una minima di 100.

lagobruno

Per quanto riguarda invece il Lago Velino (o Campanella o Lagogiò) l’area che si presta ad ospitare un eventuale bacino, come per il Lagobruno, si presenta come una leggera depressione naturale, delimitata sui lati sud e nord dalla linea ferroviaria e da una collina, mentre sui lati est ed ovest dal paese di Campana e dalla strada provinciale che dalla statale 17 porta a Stiffe. Il suo riempimento verrebbe realizzato convogliando una piccolissima parte dell’acqua della Peschiera, posta alla base della cascata delle Grotte a una quota di 575sm, e trasportata per mezzo di una condotta di lunghezza 900m e del diametro di 40-50cm nell’alveo del lago, la cui altitudine è di 555sm. La sua capacità sarebbe di 16 milioni e 500mila ettolitri. Con i 12 milioni e 500mila ettolitri di Lagobruno si arriverebbe a un totale di 30 milioni di ettolitri.

“Considerata la distanza del nostro territorio dagli altri bacini – spiega Carosone – il progetto sarebbe utilissimo per affrontare gli incendi e dare un supporto determinante ai mezzi aerei della Protezione civile”. Senza contare l’indotto: “Il lago sarebbe una manna dal cielo, anche se non venisse utilizzato per gli incendi, perché avrebbe una valenza turistica. Si fermeranno uccelli migratori, ci sarà possibilità di fare pesca, canottaggio, col gelo può diventare una pista di ghiaccio; intorno potrebbero nascere ristoranti, maneggi, campi sportivi, location per spettacoli… insomma avrebbe un grandissimo potenziale”. L’idea è anche finita in una tesi di laurea, come bacino d’espansione, con relativo studio di fattibilità. “Abbiamo valutato tutti i paramentri, compresi quelli economici, e il progetto si può realizzare”.