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L’Aquila, movida come se non ci fosse Covid: pugno duro di Biondi

L'AQUILA - Aperitivi e assembramenti in centro, il sindaco Biondi annuncia il pugno duro: "Inaccettabile, se continua così sarò costretto a misure più restrittive".

L’AQUILA – Aperitivi e assembramenti in centro, il sindaco Biondi annuncia il pugno duro: “Inaccettabile, se continua così sarò costretto a misure più restrittive”.

Un altro sabato di ordinaria follia in centro storico a L’Aquila. Numerose le segnalazioni di assembramenti e aperitivi in centro, in un momento particolare in cui la città rischia la zona rossa. Comprensibile la “voglia di normalità”, ma certi comportamenti determinano un elevato rischio di contagio Covid 19, senza contare la “beffa” per quegli operatori economici che devono rimanere chiusi, mentre c’è chi si comporta come se il coronavirus non ci fosse.

Sollecitato a riguardo, al microfono del Capoluogo.it il sindaco Biondi ha sottolineato: “Sono comportamenti inaccettabili, oltre che irresponsabili. Se le persone non sono in grado di godersi, in maniera ordinata e composta, quel minimo di libertà che è ancora possibile nonostante le limitazioni che sono imposte dalla necessità di contrastare la pandemia non potrò far altro che adottare misure drastiche, più stringenti. Ho già parlato con il Prefetto dell’Aquila: ci siamo confrontati su ciò che è accaduto e domani ne parleremo nuovamente nel corso di una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica“.

Qualcuno chiede che a L’Aquila siano aumentati i controlli.
“I controlli delle Forze dell’ordine e della Polizia municipale ci sono già e sono capillari, prova ne sono le numerose sanzioni elevate nei confronti di esercenti e cittadini. Di contro la situazione attuale è diversa da quello dello scorso anno, non c’è un lockdown totale né è in vigore una legge marziale per cui sia vietato uscire o prendere prodotti da asporto. È necessario trovare un equilibrio. Qual è, altrimenti, il senso dei sacrifici che stiamo chiedendo alle attività commerciali, ai nostri figli chiusi in casa davanti a un computer per seguire le lezioni a distanza, ma anche – per esempio – alle oltre 800 persone che in questi giorni si sono sottoposte allo screening, se poi tutto rischia di essere vanificato da atteggiamenti poco consapevoli del momento storico che viviamo? L’attività di monitoraggio è costante, alcuni rappresentanti in divisa sono stati persino insultati e aggrediti verbalmente per il lavoro che stavano facendo: militarizzare le città non è la risposta per arginare il fenomeno, soprattutto per le ripercussioni sociali, ma se non si prende consapevolezza della gravità del momento rischia di essere l’unica via percorribile”.

Episodi simili sono stati registrati anche in altre città.
“Se fenomeni come quelli registrati all’Aquila si sono verificati anche in altri luoghi ciò non autorizza a fare finta che la pandemia non esista e il coronavirus sia un ricordo perché è iniziata la campagna di vaccinazioni che durerà ancora molti mesi. Nella battaglia contro la malattia ognuno deve fare la sua parte: ciò che chiediamo alle nostre comunità è di seguire, oltre che le norme che ormai conoscono anche i muri – mascherine, distanziamento, igiene mani – comportamenti adeguati e rispettosi del pericolo di contagio che è reale. Comprendo che con l’arrivo delle temperature più miti le belle giornate vi sia una gran voglia, soprattutto dei più giovani, di vivere la città,  i suoi spazi e momenti di socialità ma dobbiamo mantenere ancora molto alta l’attenzione ed evitare situazioni a rischio”.