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Domenica delle Palme 2009, l’ultimo giorno di normalità prima del terremoto

L'AQUILA - Nel 2009 la Domenica delle Palme fu l'ultimo giorno di festa prima del terribile terremoto. Oggi la città affronta la pandemia Covid 19.

L’AQUILA – Nel 2009 la Domenica delle Palme fu l’ultimo giorno di festa prima del terribile terremoto. Oggi la città affronta la pandemia Covid 19.

Come oggi, la Domenica delle Palme del 2009 iniziava con una bella giornata di sole. Tanta la gente in centro storico che passeggiava tra le vetrine e i palazzi storici. Lo sciame sismico, in giornate come quella, preoccupava meno: era come se in una città così bella, con un sole così bello, non potesse accadere nulla di brutto. E infatti il terremoto dovette attendere il buio, la fine di quella giornata meravigliosa, nella sua normalità, per scatenare la sua furia distruttiva e mortale. Sarebbe accaduto alle 3.32 della notte successiva, provocando 309 vittime, danni incalcolabili e un esodo di circa 70mila persone.

Ma nella giornata della Domenica delle Palme, quel 5 aprile 2009, c’era il sole e tutto sembrava svolgersi normalmente. Fu quello “l’ultimo giorno di normalità” per L’Aquila, che di lì a poco sarebbe stata sconvolta per sempre dal terremoto. La città però non si arrese, un passo alla volta provò a riconquistarsi una parvenza di normalità. La lenta ricostruzione, l’emozione delle riaperture in centro, la discussa movida che tornava.

Nell’anno del decennale era legittimo ormai pensare alla “svolta”, a una “narrazione diversa”, come disse il sindaco Pierluigi Biondi, nel ricordo e nel rispetto delle vittime, ma con lo sguardo al futuro, per una città che voleva rinascere in tutto il suo splendore.

Dopo le celebrazioni del decennale, però, l’arrivo la pandemia Covid 19. Un fulmine a ciel sereno, un altro colpo mortale alle ambizioni di normalità dell’Aquila, come di tutto il mondo.

Come nel 2009, la Domenica delle Palme iniziava con una bella giornata di sole. Oggi ci sono meno persone tra vetrine e palazzi storici, quelli ricostruiti. Hanno mascherine e se incontrano un amico non possono abbracciarlo, una consolazione che nemmeno il terremoto aveva tolto agli aquilani.

Ma è una giornata di sole, un sole che – nonostante tutto – torna sempre a splendere sull’Aquila, anche dopo un terremoto, anche in mezzo a una pandemia, per quella sorta di testardo ottimismo che accomuna anche gli aquilani.