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Dantedì, 700 anni dopo è ancora il poeta dell’oggi: non scordiamoci di leggere

Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri. Il suo messaggio è sempre attuale: "Avvicinò la poesia al popolo, nella lingua del popolo. Oggi la nostra sfida è riavvicinare i giovani ai libri".

Dantedì, a 700 anni dalla morte del sommo poeta, Dante Alighieri, è ancora vivo il suo messaggio universale. Vivo e forte di un’attualità che non si spegne. Oggi, 25 marzo, tutta Italia celebrerà il Dantedì: L’Aquila compresa.

Nonostante la dad, tutta Italia sceglierà dei brani da leggere insieme, in classe, per celebrare il Dantedì: quest’anno particolarmente sentito in virtù del 700entenario della morte del Sommo Poeta“, spiega la docente di Lettere Sonia Ciuffetelli e presidente dell’associazione culturale Le Muse Ritrovate, ascoltata dalla nostra redazione. “Questo sarà anche un modo per approcciarsi alla poesia di Dante in maniera diversa rispetto agli standard scolastici“.

Dantedì

Dantedì, Corrado Oddi e il Comune di Avezzano insieme per una Lectura Dantis

Dantedì, gli studiosi riconducono proprio a questa data, il 25 marzo, l’inizio del suo viaggio nell’aldilà, raccontato nei Canti eleganti della Divina Commedia.

Scuole, studenti, insegnanti e istituzioni culturali tutte non mancheranno di celebrare la figura di Dante Alighieri, nel Dantedì, la giornata a lui dedicata. Perché Dante è molto più di un autore previsto dal programma scolastico ministeriale. “Tutti abbiamo studiato e studiamo Dante a scuola. Possiamo considerarlo un argomento quasi quotidiano. Queste iniziative, però, sono interessanti in quanto escono dal tracciato tradizionale dell’insegnamento in aula e ci permettono di cogliere anche altri aspetti e significati di quel messaggio, lasciato ai posteri dal poeta“.

Dantedì, l’intervista a Sonia Ciuffetelli

Il Dantedì come occasione per riflettere. Dopo settecento anni dalla sua morte, il messaggio di Dante continua ad essere attuale. Perché?

I concetti alla base del messaggio dantesco sono ancora oggi attualissimi, innanzitutto per la genialità di Dante Alighieri. L’originalità di un viaggio ideale, la risalita dal regno degli Inferi, la forza delle immagini da lui costruite, le anime in pena, la punizione del contrappasso. La Divina Commedia – l’opera indissolubilmente legata alla fama del poeta – è, oserei dire, quasi cinematografica. Nonostante l’opera sia piena di significati allegorici, la potenza delle immagini supera l’astrazione alla base della struttura poetica, aprendo l’immaginazione di tutti. Tutto questo, sicuramente, rende il messaggio assolutamente moderno, anche secoli dopo“.

Un messaggio moderno che porta con sé un insegnamento particolare o tanti insegnamenti?

Tanti, anzi tantissimi insegnamenti, che sono rivolti non solo agli studenti che si accingono a studiare il testo di Dante, ma anche al lettore adulto, profondo, che coglie l’efficacia dietro ad ogni invettiva, soprattutto quelle celeberrime contenute nei canti politici della Divina Commedia. Il messaggio dantesco ha il potere di far sembrare che il tempo non sia mai passato. I grandi temi della corruzione, dell’ingiustizia, di un’Italia ‘senza nocchiero’ danno al lettore il senso di una storia che si ripete, con i problemi che tornano e con un profondo bisogno di giustizia“.

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Dante è stato in grado di avvicinare la poesia alla gente comune. Qual è stato il suo segreto?

È stato geniale nel creare un suo proprio linguaggio comunicativo che fosse vicino alla gente. Ad incominciare dalla scelta del volgare, a quei tempi assolutamente rivoluzionaria. Non solo: perché Dante ha avvicinato una poesia particolarmente erudita alla gente comune. Nella sua opera c’è tutto. Ci sono filosofia, storia, astronomia…quante volte Dante descrive il sole e gli astri? Lo fa, inoltre, dimostrando un’incredibile cultura e sapienza nell’affiancamento di poesia e tematiche scientifiche. Impossibile, poi, non rimarcare la scelta della lingua: a noi oggi può sembrare lontana ed effettivamente lo è, ma era la prima volta che si scriveva un’opera di tale importanza nella lingua del popolo. Lingua del popolo, tuttavia – e qui la sottolineatura è d’obbligo – raffinata e ripulita dai popolarisimi più bassi e dal dialetto. Quella di Dante fu una sfida: basti pensare a cosa potesse voler dire, a quel tempo, incaricarsi del compito di cambiare una lingua, dimostrando di essere in grado di farlo. Non è un caso che scrisse il De Vulgari Eloquentia interamente in latino, per rivolgersi ai dotti e lanciare un messaggio chiaro: c’è bisogno di scrivere in volgare, per far arrivare la letteratura sempre a più persone“.

Il Dantedì può essere anche l’occasione, per i giovani, di tornare a prendere un libro in mano, in un periodo delicato, segnato da angosce, stress e da troppe ore passate davanti alla Play o sui social. È possibile partire da Dante e affidarsi a una lettura salvifica?

Deve essere possibile. La lettura andrebbe rivalutata, se ne parla tanto, ma purtroppo la si pratica poco. Sono moltissime le campagne che cercano di promuovere la lettura, non tutte però raggiungono lo scopo prefissato. Se c’è una cosa che oggi possiamo considerare salvifica quella è proprio la lettura. Soprattutto per i ragazzi. La play station e tutto ciò che costituisce il mondo digitale fanno parte, ormai, del mondo dei ragazzi ed è anche giusto che sia così. Ma i giovani devono capire che non c’è solo questo. Leggere aiuterebbe anche a vedere le cose da un altro punto di vista e ad analizzarle sotto altri aspetti. Perché io sono convinta che il digitale abbia radicalmente cambiato l’immaginario giovanile, incluso il loro metodo d’apprendimento: qui deve inserirsi il recupero della lettura, andando a completare la loro visione e arricchendo la loro formazione. La lettura, del resto, apre strade che il digitale non può aprire. Quindi leggere, oggi, varrebbe sia come distrazione ed incentivo all’immaginario, sia come rinata modalità d’apprendimento. Un apprendimento tradizionale che non possiamo cancellare, soffocato dalla realtà digitale. Partiamo e ripartiamo dalla tradizione, prima di arrivare alla modernità“.

L’Istituto Amedeo d’Aosta, dove Sonia Ciuffetelli insegna, è una delle scuole più attive nel promuovere iniziative ed attività legate alla promozione della lettura.

Anche quest’anno – ci spiega l’insegnante – abbiamo investito tanto su ‘Libriamoci’ e abbiamo avuto l’onore di avere ospiti due autrici finaliste – con i loro lavori – al Premio Strega 2021, cioè Donatella Di Pietrantonio e Maria Grazia Calandrone. Oltre a loro abbiamo invitato molti altri autori davvero capaci. Il nostro è un impegno costante verso i ragazzi, perché se non vengono stimolati rischiano addirittura di dimenticare che i libri esistono“.

Cosa può fare la scuola per riavvicinare i ragazzi alla lettura e ai libri?

Bisognerebbe andare oltre i classici libri di testo previsti dal piano di studio. Dante, Manzoni, Boccaccio e gli autori noti previsti dal programma scolastico verranno studiati a prescindere. A questi, tuttavia, vanno affiancati quegli autori che possono richiamare l’interesse di ogni singolo studente, ad incominciare da quelli più vicini ad essi da un punto di vista storico. Quindi, si dovrebbe far riavvicinare i giovani alla lettura permettendo loro di scegliere cosa leggere. Dire: ‘Scegli un libro che ti piace’ aiuterebbe. Sarebbe una soluzione efficace rispetto ai titoli imposti da noi insegnanti“.

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Intanto le scuole proseguono la dad, almeno fino a Pasqua. Le difficoltà per genitori e ragazzi sono state dette e ridette, mentre hanno trovato meno spazio quelle riscontrate dalla categoria dei docenti, costretti – almeno in parte – a reinventarsi. Cosa significa insegnare a distanza? 

Sicuramente non si poteva semplicemente trasferire le modalità della didattica in presenza alla dad. Perché il mezzo internet cambia la stessa natura alla base della didattica e di ogni singola lezione. Ci siamo dovuti aggiornare nell’utilizzo dei sistemi tecnologici e abbiamo dovuto soprattutto rivedere le strategie di insegnamento. La difficoltà più grande, nella didattica a distanza, è non avere feedback immediati. Si parla, si spiega la lezione del giorno e non si riesce a percepire l’attenzione dei ragazzi, almeno non sempre. La comunicazione è filtrata dal monitor ed è impossibile controllare come arriva il tuo messaggio. A questa carenza, poi, sono collegate tutte le altre problematiche legate alla dad, compresi eventuali problemi di connessione che rischiano di interrompere più volte una lezione. La nostra grande sfida è cercare di coinvolgere il più possibile gli studenti, per far sì che un probabile atteggiamento passivo dei ragazzi, dettato dalla modalità a distanza e da tutte le sue difficoltà, non prenda il sopravvento. Affasciniamo i nostri ragazzi, chiediamo riscontri immediati con esercizi da valutare subito insieme e rendendo le lezioni multimediali, magari trasmettendo dei video. Pensare di svolgere la dad ricalcando le modalità tradizionali non servirebbe, sarebbe fallimentare. Il mezzo è diverso e deve esserlo anche il nostro linguaggio“.

C’è bisogno, quindi, di fare come Dante per portare a commento la missione quotidiana dell’insegnamento, anche in dad, perché come ha insegnato il Sommo Poeta

“Fatti non foste a vivere come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza”